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di Piombo/ La mia giornata tipo inizia a mezzanotte, quando mi sveglio e mi fumo una paglia. Poi mi rimetto sdraiato sul letto a guardare la tv e tra un sonnellino e un altro si fanno le tre. Da lì in poi solo tv, d’altronde siamo chiusi nel blindo fino alle otto e mezza circa. Alle sette si sveglia il mio concellino e prepariamo il primo caffè, mentre passa l’infermiera a distribuire – cella per cella – la terapia a noi detenuti. Lui esce alle sette e mezza perché è spesino ai piani, io vengo rinchiuso fino alle otto e un quarto, perché chiedo all’appuntato e mi faccio aprire un po’ prima, per andare in doccia ed evitare la fila. Il più delle volte riesco a convincerli. Dopo la trafila dedicata all’igiene personale, mi vesto e mi sparo subito un altro caffè in solitaria e sono pronto ad affrontare la giornata.

lo vado a scuola a giorni sfasati, nel senso che si inizia il lunedì pomeriggio dalle tredici alle diciassette, il martedì mattina dalle nove alle dodici e così via a giorni alterni. Quando non sono a scuola frequento dei corsi. Il lunedì vado in biblioteca e visita del Servizio Dipendenze (SerD) per alleggerire la terapia, giusto per fare impazzire un po’ il medico che c’è e che ogni settimana me la cambia. La terapia serve per essere seguito dal SerD e avere la possibilità di poter andare in comunità, nel caso arrivassero definitivi più lunghi. Alle undici e mezza circa arriva il rancio e decido se mangiare o meno, poi dipende: se sono a scuola salgo al volo, se ci devo andare dopo lo prendo prima e poi corro giù.

Ho un impegno per ogni giorno della mia settimana: Lunedì: biblioteca la mattina e scuola il pomeriggio. Martedì: scuola la mattina e giornalismo il pomeriggio. Mercoledì: corso sui valori della vita la mattina e scuola il pomeriggio. Giovedì: scuola la mattina e biblioteca il pomeriggio.
Venerdì: corso di evangelismo la mattina e scuola il pomeriggio. Sabato: scuola la mattina e inviato sportivo il pomeriggio, oltre a un’ora di evangelismo prima del match del nostro Giallo Dozza.
Domenica: messa alla mattina e buttare giù gli articoli per giornalismo il pomeriggio.

Come vedete mi tengo molto occupato. Di solito risalgo in sezione per le diciassette mentre passa il rancio, ma noi lo saltiamo e a quel punto apparecchio insieme al mio concellino e altri due ragazzi la tavolata per la cena. Poi si lavano a turno le stoviglie e si passeggia in sezione, anche se io prediligo sdraiarmi a guardare un po’ di tv. Alle diciotto e trenta ci viene consegnata la terapia al blindo e si aspetta la chiusura delle otto, otto e mezza circa. E così, via via passano e si susseguono i giorni, contando quanti ne mancano all’alba. Io oggi sono a novanta giorni all’alba. Sperem.

(Articolo pubblicato sulla rivista “Le voci di dentro”)