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Carmine Autiero/La settimana sulla Giustizia Riparativa si apre con l’intervento della dott.ssa Maria Pia Giuffrida, mediatrice penale e Presidente dell’associazione Spondé, spiegando le tre fasi cardine che compongono il cammino della giustizia riparativa, ovvero come questo percorso ha inizio, come prosegue attraverso il confronto e come giunge a compimento.

Secondo giorno
Il secondo giorno ha parlato Marco Bouchard, ex magistrato e Presidente di Rete Dafne Italia, associazione dedicata al supporto delle vittime di reato. Durante il suo intervento, Bouchard non si è limitato alla teoria giuridica, ma ha voluto portarci esempi concreti proiettando filmati di forte impatto emotivo relativi a reati di estrema gravità, come l’attentato di Parigi del 13 novembre 2015, che causò 130 morti, e la drammatica testimonianza di un giornalista sequestrato e brutalmente decapitato.
Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato scoprire come, anche a seguito di eventi così estremi, siano stati avviati percorsi di giustizia riparativa, capaci di creare spazi di confronto e di elaborazione del dolore tra le persone coinvolte. Quest’ultimo fatto mi ha lasciato a bocca aperta. Nel pomeriggio, invece, è intervenuto il Cardinale Zuppi, il quale ha trattato il tema della giustizia riparativa da una prospettiva spirituale e umana, citando il Vangelo e riflettendo sul valore profondo del perdono.

Il terzo giorno
Il terzo giorno si è collegato il professor Giovanni Angelo Lodigiani, docente di giustizia riparativa e mediazione penale presso l’Università degli Studi dell’Insubria, nonché membro fondatore del Centro Studi sulla Giustizia riparativa e la mediazione (CeSGReM) presso la medesima Università. Il professore ha parlato in termini tecnici, spiegando tuttavia che la giustizia riparativa è qualcosa che nasce nel profondo di ognuno di noi e ha origini antichissime. Ha citato come esempio emblematico di “giustizia riparativa” la figura di Gesù ai tempi dei Romani: egli è stato il primo a perdonare ciò che gli era stato fatto dai suoi persecutori. Per quanto ho avuto modo di apprendere, si tratta di un vero e proprio percorso interiore, che coinvolge sia la dimensione fisica che quella mentale. È un traguardo a cui ognuno arriva con il tempo, maturando la piena consapevolezza del dolore causato: un dolore che colpisce non solo la persona offesa, ma anche chi ha commesso il reato.

Quarto giorno
Il quarto giorno, le ospiti Antonella Cortese, coordinatrice del progetto e conduttrice di Liberi dentro Eduradio&TV, e Sonia Fusco hanno illustrato la visione riparativa nel rapporto tra il “dentro” e il “fuori”. All’incontro erano presenti anche gli studenti e le studentesse del liceo bolognese. Sonia Fusco, originaria di Positano, ha offerto la sua testimonianza sulla scomparsa della figlia Fernanda, tragicamente morta il 21 ottobre 2021 in un incidente stradale. Si è trattato di un dramma causato dalla cosiddetta “violenza stradale”: un ragazzo non si era fermato a un semaforo, travolgendo la giovane. Sonia ha raccontato che, in occasione della prima udienza, aveva chiesto di incontrare quel ragazzo, ma gli avvocati le risposero che lui non se la sentiva di presentarsi, poiché era letteralmente dilaniato dai sensi di colpa. Sonia sostiene che la giustizia riparativa faccia bene a tutti, perché è liberatoria e permette di ricominciare a vivere, giorno dopo giorno. Ci ha poi raccontato che, alla seconda udienza, il ragazzo ha finalmente trovato la forza di presentarsi. Questo è avvenuto dopo che Sonia gli aveva fatto recapitare un tema di italiano scritto da Fernanda proprio pochi giorni prima di morire. Sonia lo ha incontrato, lo ha guardato negli occhi e, in quel momento, lui le ha chiesto scusa per tutto il male arrecato alla sua famiglia. Questa testimonianza mi ha colpito nel profondo del cuore e dell’anima; è stato un momento estremamente toccante che mi ha commosso molto. Sonia ha dimostrato di avere un coraggio immenso.

Un ultimo intervento
Infine, abbiamo ascoltato la testimonianza di Elena Zaccherini, direttrice della “Fondazione per le vittime dei reati”, e Gabriele Bernabini. Il 2 settembre 2012 la vita di Gabriele è stata stravolta dall’uccisione di suo padre. L’uomo venne ucciso con un colpo di pistola alla testa per essersi rifiutato di accompagnare il suo carnefice in discoteca. Quest’ultimo, infatti, in seguito a una lite, intendeva tornarci armato di fucile per vendicarsi, e il rifiuto del tassista gli fu fatale. Al termine dell’incontro, uno alla volta, ci siamo avvicinati a Gabriele per salutarlo e stringerci a lui in segno di solidarietà. Concludo dicendo che è stata una settimana estremamente emozionante. Mi sono commosso profondamente e questa esperienza mi ha lasciato un segno dentro che non dimenticherò mai.