image_pdfimage_print

di Filippo Milazzo/Il mese di marzo, per me che ero abituato a lavorare come idraulico alla MOF (Manutenzione Ordinaria Fabbricati), segna un grande cambiamento: mi hanno comunicato che non lavorerò più. In pratica, avendo presentato la domanda per la pensione, che è stata accettata, la mia attività lavorativa è terminata. Inizierò a percepire l’assegno dal 1° agosto 2026 e l’importo sarà di circa 600,00 euro. Facendo due conti, con questa cifra qui dentro si può vivere senza fare sprechi, anche perché non c’è molta scelta su ciò che si può desiderare. Tuttavia, se mi trovassi fuori, non so proprio come farei a vivere con una pensione così bassa. Infatti, chi percepisce una somma simile non può permettersi quasi nulla: la prima difficoltà è l’alloggio. Bisogna considerare il costo dell’affitto, a cui si aggiungono luce, gas e tutto il resto; alla fine, quello che una persona riceve non basta per niente. Se si è in due e anche l’altra persona lavora, le difficoltà diminuiscono, ma per chi è solo come me è davvero dura vivere dignitosamente.

Qui in carcere, se non si spreca nulla, si riesce persino a mettere qualcosa da parte. Io, che bene o male ero abituato a lavorare, ora che non lo faccio più non saprei come passare il tempo. Mi dicono: “Vai al campo a farti una camminata” oppure “Fai un po’ di ginnastica”, ma queste sono attività per chi può farle; chi invece non sta tanto bene, come potrebbe occupare le proprie giornate? Per mia fortuna mi sono offerto come volontario per rimettere in ordine la biblioteca, che ormai non frequentava più nessuno.

Dopo essere stati trasferiti per sette mesi al terzo piano, a ottobre siamo ritornati al reparto penale; così, dopo aver fatto richiesta, mi è stato comunicato che potevo fare il volontario in biblioteca. Devo dire che i libri mi fanno molta compagnia. Stando lì posso godermi la tranquillità, lontano dalla confusione della sezione, e dedicarmi con calma a catalogare i volumi per argomento. In pratica, sono diventato un “topo di biblioteca”.