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di Piombo/La speranza in carcere te la devi creare o cercare. Dal momento in cui entri, un turbine di emozioni si affolla nella tua mente; mai lasciarsi sopraffare da esse. Entri in infermeria, sei sempre chiuso e non sai con chi capiterai. Lì ti devi adattare. D’altronde, lo fai da sempre.

Poi vai in sezione e ricomincia da capo l’adattamento: dovrai conoscere gente di ogni tipo, etnia, con caratteri diversi e contrastanti. Imparerai chi è meglio frequentare e da chi stare alla larga. Devi trovare diversi impegni che rendano le tue giornate tutte differenti, ma dall’altra parte devi chiedere all’avvocato come procede la situazione, andare in biblioteca a consultare il Codice Penale e vivere la sezione con coloro che sono più vicini o affini al tuo modo d’essere.

Pensi a coloro che hai fuori, ai quali vuoi bene e ti fai forza per loro, sperando di poterli vedere il prima possibile. Fai corsi, qualunque essi siano, per distrarti e uscire dalla routine della sezione.
Pranzi o ceni con gli altri in cella per non farlo da solo.
A volte arriva la matricola con altri reati e con l’avvocato guardi cosa puoi fare per quella situazione.
Chiedi di parlare con il tuo magistrato di sorveglianza e il tempo passa più in fretta. Cerchi di non
fermarti, perché chi si ferma è perduto, e ti ripeti: “il tempo passa comunque, anche se non vuoi”. E quel tempo, che sia pure lentamente, ti avvicina sempre di più alla tua meta: la scarcerazione!

Ti aggrappi con tutto te stesso a tutto ciò, ti informi su eventuali indulti o sconti di pena e ti ritrovi a sembrare un mini avvocato. Questo ti dà la percezione, o a volte la sicurezza, che la conoscenza del tuo piano di prigionia faccia sì che le giornate siano più leggere.
Non molli mai, neanche quando la malinconia si impossessa di te, e la vivi in maniera costruttiva.
Parli con il compagno di cella e ogni tanto un pianto liberatorio alleggerisce il tutto. Perché, che sia prima o poi, uscirai. E ti concentri su come ricostruire la tua vita una volta fuori, su come ritroverai cambiati gli amici che hai lasciato o come loro ti troveranno. Hai molto tempo per fare introspezione e conoscerti meglio, e ti scopri più forte di come pensavi di essere.
Perché la speranza è l’ultima a morire, solo se lo vuoi.

(In collaborazione con la rivista del carcere di Chieti)