Anche l’area metropolitana di Bologna accoglierà una parte dei profughi afgani evacuati dopo l’arrivo al potere dei talebani; abbiamo intervistato Luigi Pasquali, portavoce del Forum Terzo Settore di Bologna, per conoscere come il nostro territorio si sta preparando a questa emergenza umanitaria.

Quante sono le persone destinate a Bologna e quando arriveranno?
Come da accordi nazionali arriveranno nell’area metropolitana una quota di profughi provenienti dalle operazioni di evacuazione dall’Afghanistan. L’Italia fino ad oggi ne ha accolti 5.000 e di questi ne giungeranno nelle prossime settimane 140 a Bologna e 550 nel resto dell’Emilia Romagna. Come vedete non si tratta di grandi numeri, non si tratta certo di un’invasione.

Dove saranno accolti?
Dovrebbe essere un compito del SAI, il Sistema Accoglienza Integrazione, erede dello SPRAR, individuare i luoghi di accoglienza. Il SAI si occupa dell’inserimento del profugo nella comunità ospitante e quindi affronta vari aspetti come la casa, la scuola, il lavoro…
Il problema è che sappiamo che il SAI locale non ha questa disponibilità attualmente e bisogna trovare nuove soluzioni. C’è anche una particolarità in questa emergenza: non si tratta di singole persone ma di intere famiglie che sono scappate assieme. L’accoglienza è rivolta quindi a nuclei famigliari e, dato che non si possono separare delle famiglie, la ricerca di abitazioni diventa più difficile.

Come si pone il Terzo Settore di fronte a questa situazione?
Gli enti del Terzo Settore sono gestori in gran parte dell’accoglienza e proprio da loro viene questa constatazione: ovvero la mancanza di posti e l’esigenza di attrezzarsi per accogliere delle famiglie di profughi; tutto questo in tempi stretti.
Come Forum Terzo Settore ci stiamo confrontando con l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) per trovare delle soluzioni ma è difficile trovare delle strutture di quel tipo libere: occorre del tempo per organizzarci.

Si può ancora parlare di emergenza di fronte al tema dei profughi?
Oggi questa è un’emergenza ma è un tema, quello delle migrazioni, di più lunga durata. Poi saranno solo 5 mila le persone che arriveranno dall’Afghanistan? Forse la necessità è ben oltre. Occorre prepararsi all’accoglienza, il sistema va potenziato.
Noi poniamo queste domande: il sistema di accoglienza italiano è in grado di reggere in futuro l’arrivo di altre persone? Con quali risorse? E la comunità cosa è in grado di offrire in termini di case, possibilità lavorative… ecco anche quello dell’accoglienza da parte delle singole famiglie è un elemento delicato. Sarebbe importante trovare delle famiglie disponibili all’accoglienza, famiglie che dopo però non possono essere lasciate sole di fronte a questo compito.
Infine voglio fare un’ultima considerazione; la vicenda dei profughi afgani ci colpisce particolarmente, perché siamo sensibili alla loro situazione, ma passata l’onda emotiva cosa succederà? Se non siamo pronti ci troveremo di fronte a fenomeni di rifiuto come è capitato anche nel nostro territorio.

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