Dopo due anni di pandemia è ritornata nel Carcere Rocco D’Amato di Bologna la festa famiglia organizzata dall’AVoC unitamente con la Direzione della Casa Circondariale di Bologna nel periodo che va dal 22 novembre al 30 novembre 2022.
Un impegno importante quello che ha visto coinvolti i volontari dell’Associazione Volontari Carcere di Bologna e che è stato sostenuto economicamente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, con la collaborazione del Garante per i diritti delle persone private della libertà personale Dott. Antonio Ianniello e con il contributo offerto nel rinfresco da Coop Alleanza 3.0.

È un’occasione che viene offerta ai detenuti e alle loro famiglie in due diversi periodi dell’anno e che contribuisce almeno in quei giorni a costruire, coltivare e rinsaldare il rapporto affettivo che lega le famiglie con i congiunti.
Il distacco, il contatto gelido e artificiale dei tradizionali colloqui visivi privano il detenuto di quella risorsa minima di affetto che contribuisce decisamente a orientare le sue scelte future verso opzioni non devianti. Le leggi sull’esecuzione penale dispongono che i colloqui siano temporalmente circoscritti, e tale contingentamento, freddo e brutale, è avvertito soprattutto dai familiari e in maniera particolare dai bambini, spesso causando un ovvio raffreddamento e prosciugamento, tendenzialmente crescente, dei rapporti affettivi tra famiglia e detenuto.
Inoltre lo scambio affettivo subisce in carcere una deformazione. Esso può esprimersi solo in maniera innaturale, artificiosa. Non ammette in alcun modo gli scambi di effusioni amorose, i baci e gli abbracci. I familiari subiscono pertanto la frustrazione e l’umiliazione di non poter vivere, in quel lasso di tempo cronometrato, neppure la parvenza di un rapporto affettivo autentico, con inevitabili conseguenze sul mantenimento del rapporto.

La festa della famiglia invece cancella almeno per qualche ora tutte queste negatività e regala alle persone private della libertà personale e ai loro famigliari uno spazio di vera festa. La location è quella della sala cinema, con tutti i tavoli apparecchiati con tovaglioli che richiamano nei colori e nei disegni l’imminente festività del Santo Natale e ciò è già sufficiente a scaldare l’ambiente. Poi la possibilità di potersi muovere tra i vari tavoli fa si che si possa sviluppare un clima di festa anche con gli altri detenuti e i loro familiari, quasi si fosse tutti insieme ad un veglione.
In questo contesto i fantastici volontari hanno un ruolo fondamentale; sottraendo tempo al lavoro, allo studio o alle loro famiglie, si prodigano a servire in tavola stuzzichini dolci e salati accompagnati da bevande e, come nei migliori ristoranti, si preoccupano che i bicchieri non restino mai vuoti.

Paradossale ma vero. Per tre ore siamo coccolati e serviti e forse, perché disabituati a questa condizione, ci sentiamo importanti, noi insieme ai nostri cari.
Il momento dell’animazione e della distribuzione dei regali ai bambini intervenuti sarebbe da solo sufficiente a sottolineare il valore di questa preziosa occasione. Volti visibilmente soddisfatti del regalo ricevuto, altri che non riescono a trattenere le lacrime e poi tutti al tavolo per riuscire a ritagliarsi qualche minuto per condividere il nuovo giocattolo con i genitori. In questa atmosfera festosa i volontari, come gli sposi in un matrimonio, sono attenti ad ogni particolare, a far conoscenza con le famiglie, e a scambiare quattro chiacchiere che finalmente esulano dal vissuto carcerario. Si assapora concretamente il fatto che i detenuti sono cittadini ristretti nelle libertà ma non nei diritti. E forse, con un po’ di fantasia, ci immaginiamo già proiettati fuori dalle mura di nuova partecipi al contesto sociale.

Il male supremo per noi persone private della libertà è la condanna alla sorte della solitudine involontaria, perché questa implica la massima sconnessione fra noi e gli altri, e quindi fra noi e noi stessi nel tempo. E i volontari con spirito di abnegazione si preoccupano di rendere meno afflittiva la detenzione e lo fanno senza mai preoccuparsi di conoscere i reati commessi, in quanto per loro non siamo la colpa di quello che abbiamo fatto ma la consapevolezza di quello che siamo e che potremmo diventare. Anche gli agenti presenti appaiono diversi, più rilassati, più defilati e attenti a non intaccare il clima festoso che si respira.

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