Lettera aperta a Marco Travaglio: Un pensiero infame da una “garantista alle vongole” 

di Ornella Favero*

Quando è scoppiato il caso della nave Aquarius e dei naufraghi respinti dall’Italia, lo scrittore Edoardo Albinati ha scioccato l’opinione pubblica affermando di aver “desiderato” che su quella nave morisse qualcuno, morisse un bambino, così sarebbe cessato il gioco cinico di scommettere sulla vita degli altri per propaganda elettorale.

Un pensiero infame, lo ha definito lo scrittore stesso, uno di quei pensieri che ognuno di noi ha, ma di solito non dice. Ha scritto Marco Travaglio in questi giorni, a proposito di carceri e coronavirus, che già sente “gli strilli dei “garantisti” alle vongole, dei penalisti organizzati e dei radicali liberi” che chiedono di svuotare le carceri”.

Io, da volontaria in carcere, immagino di appartenere alla categoria dei “garantisti alle vongole”, anche se francamente mi sembra da miserabili tentare di ridicolizzare le persone che hanno un’opinione diversa dalla propria. Travaglio, a proposito di un possibile ritorno a casa di un qualsiasi detenuto in detenzione domiciliare, parla tra l’altro di “effetto collaterale di far scontare la pena a moglie e figli che si erano finalmente liberati di lui”.

C’è in queste parole disprezzo per i detenuti, e pazienza, ma anche per i famigliari, immaginando che il loro unico pensiero sia di liberarsi del loro caro recluso. Ecco allora il mio “pensiero infame”: Travaglio ha due figli, e se uno di loro finisse in carcere come il figlio di una madre che mi ha scritto in questi giorni?: “Mio figlio, 19 anni, è affetto da Disturbo Borderline di Personalità, è stato condannato per reati connessi al suo disturbo, è stato oltre un anno in carcere, all’Istituto Penale Minorile, in questi giorni mi ha fatto un quadro impressionante di come si sentono i detenuti ribelli: è gente che si è forzatamente abituata a pensare solo al momento presente (ADESSO mi tolgono il colloquio, non DOMANI posso ammalarmi), perché credono di non avere un futuro, alcuni per un fine pena lontanissimo, altri per non aver nulla di buono ad aspettarli fuori”.

Che cosa gli direbbe, Travaglio, a un figlio in galera, gli racconterebbe la gioia di essersi finalmente liberato di lui e l’auspicio che se ne stesse in galera il più a lungo possibile? Ecco, io posso capire tutto, anche la tesi “In galera, in galera!” o l’illusione che in galera ci stiano solo i delinquenti per vocazione, ma l’irridere alle persone che hanno vissuto o stanno vivendo l’esperienza della detenzione, no. Persone, tra l’altro, che forniscono un’analisi dei disperati che hanno partecipato alle rivolte in carcere infinitamente più lucida e intelligente, a mio parere, della sua, che si limita a dire: “Chi le ha promosse ha preso a pretesto proprio una misura sanitario-profilattica del Guardasigilli e del Dap: la sospensione dei colloqui de visu per evitare che parenti infetti portino il virus fra le mura del carcere”.

Per finire, non credo che chiunque conosca la realtà del carcere, rispetto alle misure prese in questi giorni nei confronti di chi viola le regole di “distanziamento sociale”, pensi che, come insinua Travaglio, l’ideona sia “mettere fuori mafiosi, assassini, stupratori, pedofili, trafficanti di droga e terroristi per metter dentro i passeggiatori abusivi”.

No, non è questa l’ideona, ma per chi non rispetta le regole, e mette a rischio anche la nostra salute, forse sarebbe il caso di ricordare a tutti che non esiste solo la pena del carcere, e che prevedere e applicare pene alternative per reati meno gravi, invece di invocare sempre la galera, oltre a essere una politica più efficace, ci avrebbe quanto meno evitato il sovraffollamento attuale. Ma non siamo certo noi “garantisti alle vongole” a invocare sempre tanta galera, forse i “manettari” Travaglio li può più agevolmente trovare tra i suoi amici. Io personalmente per chi scherza con la salute degli altri proporrei di fare un giro nei Pronto Soccorso, o magari anche solo di parlare con qualcuno come quel ragazzo, Mattia, che di sé ha detto: “Giovane e sano, mi sentivo invincibile. Invece sto male”.

*Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e direttrice di Ristretti Orizzonti

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