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Tre partite, tre sconfitte. Tre sabati (29 novembre, 6 dicembre e 13 dicembre) dove i vostri super inviati Piombo, Carmine e Christopher hanno combattuto anche loro contro il più grande nemico: il freddo glaciale. Tre giornate accomunate, quindi, da un bel sole tiepido iniziale che pian piano ha lasciato spazio al gelido freddo dicembrino, che gli sforzi dei nostri del Giallo Dozza non sono riusciti a riscaldare.
I copioni delle partite sembrano già scritti, così come anche i risultati: sia il Faenza che il Modena ci danno più di 80 punti, mentre con i Saviors di Cesena il risultato è di “solo” 60-0. In tre partite una sola meta: quella del capitano Dochita, il numero 10, il nostro mediano d’apertura e cervello pensante della squadra. Anche se, in realtà, più che pensare, pare che i nostri siano sempre impensieriti dagli avversari: belli grossi, tozzi e quadrati, stile frigoriferi Smeg che si vedono nelle serie TV americane o, per rimanere in descrizioni carcerarie, come gli armadietti che abbiamo nelle celle per riporre i vestiti.

Arbitri e differenze con gli avversari
Spesso, invece, anche gli arbitri ci fanno pensare: quello della partita contro i Saviors, probabilmente un ex pilone data la stazza, forse ci ha sentito dagli spalti ed ecco perché ci ha fischiato così tante punizioni contro.
Le differenze tra le squadre si vedono in campo e si sentono: molte pecche per i nostri, dalle salite difensive che non riescono bene in linea, lasciando così enormi buchi per gli avversari, alla grande inesperienza in mischia chiusa e touche (sei su otto della mischia sono al loro primo campionato federale).
E poi la fretta in attacco, che pare riproporre la frenesia che si ha in carcere per ottenere qualcosa: uno spazio-non spazio dove, quando non si ha niente e ci sono degli spiragli per ottenere qualche miglioria o presentare una giusta richiesta, ci si lancia a capofitto, molte volte senza pensare, volendo a tutti costi realizzare la richiesta nel minor tempo possibile; quando abbiamo la palla, tutti vogliono assolutamente averla per impattare, per dimostrare che gli allenamenti servono a qualcosa o per dire agli altri della squadra che si può far affidamento sul ball-carrier. Ma in realtà il rugby è, oltre che uno sport di combattimento, anche uno sport di strategia e la fretta senza organizzazione serve a poco. La stessa situazione si ripresenta in difesa: i placcaggi sono, partita dopo partita, sempre migliori. Iniziamo, finalmente, a stenderne svariati, ma l’attenzione è sempre rivolta alla palla e al recupero della stessa, e non ci si distribuisce omogeneamente per coprire tutta la larghezza del campo, lasciando i nostri avversari liberi di giocare senza ostacoli e le nostre povere ali quasi sempre si trovano a dover impedire una meta su un indifendibile 2 Vs 1.

Un lento miglioramento continuo
Però non è tutto da buttare. Come detto, inizia a incrementare il numero di placcaggi partita dopo partita; la voglia di combattere è tanta. Di sicuro il gladiatore per eccellenza è il nostro super flanker Donea, che in tre partite ha già ricevuto in “premio” i punti al sopracciglio (per una gomitata involontaria durante un placcaggio fatto) e al ginocchio (per una tacchettata, sempre involontaria, al termine di un’azione convulsa). Da notare anche il nostro Capitone per eccellenza, il super pilone Lanzetta che, nonostante la sua immane stazza di 150 kg, si muove benissimo con la sua maglia Off-Size senza numero, color ape Maia, e con quello scatto stile ape-car che lo rende sempre presente in mezzo al gioco. Da notare anche il nostro centro Zbairi, per gli svariati placcaggi e con notevoli margini di miglioramento sulla ricezione e sul passaggio del pallone. Tra i tanti, si distingue l’ottima prestazione di Camporesi – schierato come trequarti nell’ultima partita – con una rivoluzione tattica in mischia e con due azioni e trenta metri guadagnati per la propria squadra, azioni che purtroppo non hanno portato alla meta. C’è poi da menzionare il super cuoco del carcere, nonché ala del Giallo Dozza, Rusu, che alterna bei placcaggi a placcaggi mancati: da gennaio 2026 la redazione sportiva si riserva di premiare a ogni fine partita il miglior “placcaggio alle farfalle” di un giocatore del Giallo. E poi opinioni discordanti sul redattore-giocatore Fallanca: c’è chi dice che placca, chi dice che si accorda con gli altri redattori per far scrivere bene di sé sull’articolo. Noi ovviamente propendiamo per la seconda opzione; scherzi a parte, pian piano sta crescendo in campo acquisendo il ritmo partita.

Il tifo
Infine, gli aficionados del Giallo che vengono a seguire le partite nonostante il gelo: le volontarie dell’Associazione Poggeschi, tra cui le volontarie della redazione di “Ne Vale La Pena”, gli educatori, i criminologi e gli sventolabandiere e i lanciacori, tra cui noi della redazione sportiva e altri giocatori del Giallo, che provano a creare un clima da stadio, ma alla fine fa sempre troppo freddo.

Terzo tempo
La cosa più bella rimane che ogni volta che finisce la partita, nonostante le pesanti sconfitte, i nostri riescono a sorridere e a sfoderare un fantastico spirito di squadra durante il terzo tempo in palestra.
Il terzo tempo è sicuramente un elemento caratterizzante di questo sport, il quale vede i giocatori – dopo essersele date di santa ragione in campo – abbracciarsi, chiacchierare, mangiare insieme un pezzo di pizza e riempirsi a vicenda i bicchieri di bevande per dissetarsi. La rivalità viene meno ed esce fuori il rispetto e l’unione che solo il rugby riesce a dare a fine partita. In carcere tutto questo è amplificato al massimo: il terzo tempo durerà, se tutto va bene, un’ora, ma è un momento incredibile da sfruttare al massimo. Puoi chiacchierare con persone che vengono dal mondo fuori delle quattro mura, dal mondo della libertà, e per un’oretta c’è un’atmosfera di svago reale, libero per tutti noi, redattori inclusi.
Degno di nota è stato il terzo tempo con i Saviors di Cesena, dove il cuoco-blogger Giovanni Davighi, in arte “Soccia che buono!”, ha sfoderato un appetitoso pollo alla cacciatora con crema di broccoli. E’ lì che tutti i dolori passano e si condividono gioie e delusioni, mischiandosi con gli avversari.
Vi lasciamo con la speranza che i nostri giocatori del Giallo Dozza, con divise simili ad api, possano iniziare a pungere gli avversari nelle prossime partite. Dal “Dozza-Stadium” è tutto, linea allo studio.

A cura della redazione sportiva: Piombo, Carmine Autiero, Christopher Giorgio e Pierloreto Fallanca