di Piombo / La depressione in carcere è subdola: non ti accorgi subito della sua presenza, eppure ti dà tanti segnali.
All’inizio comincia con la rabbia verso i ritardi delle risposte dei magistrati e dei giudici, poi si trasforma in noia e solitudine. Non vivi più la sezione: te ne stai rintanato per ore nella tua cella a rimuginare su ciò che hai fatto o su ciò che potresti fare per accelerare la tua situazione e questo ti pesa dentro come un macigno.
Alla fine una sorta di apatia ti raggiunge e fa sì che non ti interessi più a nulla: né al passare dei giorni, né alla vita della sezione, né ai colloqui o alle telefonate dell’avvocato e alle sue visite.
Ti rintani nella tua cella e vivi costantemente nello sconforto, senza speranza di ricevere notizie, pronto a scontare tutta la tua pena. Te ne freghi di appelli, Cassazione, continuati e giorni maturati.
Ti lasci andare a un oblio fatto di nulla, che prende il sopravvento sulle tue giornate.
Non gioisci neanche più all’arrivo di un’ email o alla notizia che un amico viene a colloquio a trovarti.
I tuoi unici pensieri sono rivolti a ciò che aspetti. Così, ti ritrovi risucchiato in un limbo senza fine, che si traduce in ore passate a dormire il più possibile, in attesa di una risposta che non arriva mai.
Fai brutti pensieri: vuoi lasciarti andare, fare la corda e tanti altri che si possono immaginare.
Ma poi lasci stare, sai che non servirebbe a nulla, e allora riparti con i cattivi pensieri e ti culli immaginando il peggio che può succedere. Ma il peggio sta già accadendo e senza che tu te ne renda conto è già dentro di te, puoi fare ben poco dal carcere per combattere la depressione. Conti le ore, i giorni, ma ormai sono tutti un susseguirsi senza capo né coda.
E allora ti abbandoni a lei: accada ciò che deve, senza farti più domande, senza pensare progetti, e – soprattutto – senza speranze.
La depressione sta vincendo e tu sei troppo stanco o troppo abbattuto da questo immobilismo per combatterla.
Non vuoi, ma ti abbandoni a essa senza deciderlo: è lei che si impossessa di te e tu, seppur riconoscendolo, puoi fare ben poco per affrontarla qui dentro.





