Di Filippo Milazzo / Negli ultimi anni ho percepito profondi cambiamenti nel carcere e nella sua popolazione.
Oggi mi sembra che ci sia una mentalità diversa rispetto al passato: tra le persone recluse sembra esserci una maggiore attenzione alle esigenze individuali e una minore sensibilità a considerare quelle degli altri.
Posso dire che un tempo il carcere era più duro, ma bisogna anche tener presente che erano altri tempi e che, di conseguenza, erano diversi anche i modi di vivere la detenzione.
Nel corso della mia esperienza, sono passato attraverso diversi istituti prima di trovare una certa tranquillità. Questa condizione l’ho sperimentata, ad esempio, quando mi trovavo nel carcere di Gorgona.
Lì lavoravo e anche gli altri detenuti erano impegnati in attività lavorative: questo contribuiva a creare un clima più sereno. La mia seconda carcerazione, invece, è stata diversa.
Mi sono ritrovato in un ambiente privo della tranquillità che speravo di trovare.
A mio avviso, una delle difficoltà era legata al fatto che non sempre si rispettavano le regole necessarie alla convivenza forzata che il carcere inevitabilmente comporta.
Mi riferisco anche a quelle regole non scritte, fatte di usi, consuetudini e forme di rispetto reciproco che, nel tempo, contribuiscono a rendere più equilibrata la vita all’interno dei diversi reparti.
Si tratta di comportamenti che permettono di rendere più sopportabile la socialità imposta dalla detenzione e che favoriscono la convivenza. Molte situazioni potrebbero essere gestite direttamente tra i detenuti, senza dover ricorrere continuamente all’intervento della polizia penitenziaria. Oggi, invece, ho l’impressione che gli agenti siano spesso chiamati a intervenire proprio per situazioni legate alla difficoltà di mantenere un clima sereno e rispettoso delle regole. La mia esperienza, insieme alle testimonianze di chi ha trascorso molti anni di carcere, mi porta a credere che il rispetto delle regole e una maggiore attenzione alla convivenza siano fondamentali. In questo senso, viene spontaneo pensare che, almeno sotto alcuni aspetti, “si stava meglio quando si stava peggio”.
Attualmente, per ritrovare un po’ di tranquillità, trascorro gran parte delle giornate in biblioteca.
Un contributo importante arriva anche dai numerosi volontari che organizzano diverse attività e che dobbiamo ringraziare per l’impegno che ci dedicano.





