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di Pierloreto Fallanca/A inizio settembre sono stato invitato a tenere una lezione congiunta dal professor Sbraccia nel suo corso di laurea in Sociologia del Carcere con tematica il mio articolo scientifico, che è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista semestrale di critica del sistema penale e penitenziario “Antigone”. Il numero era incentrato sulla sostenibilità e le trasformazioni della pena nel sistema penitenziario e il mio articolo, intitolato «La vita nelle sezioni “trattamentali” per detenuti “comuni” di sesso maschile: un contributo interno sull’adattamento alla quotidianità nel contesto carcerario», è stato frutto di una ricerca basata sull’esperienza personale vissuta nell’arco di un anno nella sezione trattamentale 1° D, la sezione dedicata, all’epoca della redazione dell’articolo, a studenti universitari e rugbysti.

Il rigetto
Ho quindi prontamente inoltrato richiesta di permesso premio per motivi culturali, ovvero i permessi ex art. 30-ter dell’Ordinamento Penitenziario, tramite l’area educativa, ma quasi due mesi dopo è arrivato il rigetto dell’istanza da parte della magistratura di sorveglianza. Non entrerò qui nelle motivazioni specifiche del rigetto, però in sostanza è che ancora non sono pronto a oggi per l’esperienza extramuraria: mancano dei requisiti per la concessione, il permesso poteva avere secondi fini e un’altra modalità, come quella telematica, avrebbe comunque consentito lo svolgimento della lezione senza inficiare il mio percorso accademico.

Due vie
Quando ricevi un rigetto per un’istanza di accesso a benefici penitenziari, sono due le soluzioni: o non accetti il rigetto, e quindi ti lamenti sberciando mani in mano senza una prospettiva, oppure cerchi di comprenderlo, capire cosa nel percorso fino a oggi non è andato bene e cercare in prospettiva di migliorarlo, soprattutto per trovare una soluzione pratica per cercare, dove possibile, di realizzare quanto non è stato concesso se si tratta di un’occasione irripetibile per la tua vita, come quella propostami dal professore. La mia decisione è stata, innanzitutto, quella di accettare il rigetto, e dimostrare che il permesso premio non era stato chiesto con secondi fini. Per me, infatti, ciò che contava davvero era tenere la lezione congiunta con il professore e, dato che non sono ancora pronto per usufruire di un permesso premio, mi sono prontamente attivato per richiedere alla direzione e alla mia educatrice di poter svolgere ugualmente la lezione online. È stata una corsa contro il tempo, ma alla fine ce l’ho fatta: dopo essermi coordinato con il professore per organizzare la lezione nella data di giovedì 20 novembre, il giorno prima è arrivata l’autorizzazione della direzione per lo svolgimento online tramite connessione a distanza.

La lezione
Quindi arriviamo a giovedì mattina, il 20 novembre: dalle 11 alle 13 terrò la lezione. Sono emozionato, un po’ in ansia, non so se effettivamente riuscirò a tenere un discorso per tanto tempo, non so se riuscirò a farmi comprendere… Via internet, a distanza, con le cuffie e il microfonino del pc del polo universitario penitenziario. Chissà.. Ho degli appunti, non devo assolutamente dimenticarli. Ci siamo. Tutto all’ultimo, ovviamente. Dieci minuti prima dell’inizio l’agente di sezione mi chiama, “Fallanca, SMA!”, acronimo che sta per Sala Magistrati ed Avvocati, la parte di carcere dove solitamente teniamo i colloqui con avvocati, magistrati di sorveglianza e, per noi del polo universitario penitenziario, gli esami, o in presenza oppure online. Ma questa volta è diverso: non dovrò sostenere un esame, ma tenere una lezione! Aiuto!

Problemi tecnici
Eccoci qua. L’agente addetto digita il link per connettersi alla videochiamata organizzata e…  Niente, non ci si riesce a connettere. Non parte la videochiamata. Ridigitiamo il link, forse una i è una l, forse una b è un 8. Ma niente, non parte. Non mi scoraggio, mi ricordo che posso entrare anche dalla mail dell’università, di cui ho le credenziali; ovviamente, nella fretta, ho dimenticato il foglio. Panico! Vuoi vedere che perdo la lezione? No, non può accadere. Un agente mi fa: “Fallà, tranquillo, ti accompagno a prendere il foglio in sezione”. E parte una camminata scomposta, di corsa, a passo svelto, manco fossi un maratoneta. Mi va anche bene: becco l’onda verde dei cancelli, mentre arrivo si aprono o sono già aperti. Penso solo al foglio delle credenziali, entro in cella e… Non lo trovo. Disastro. Sono le 11:11, col quarto d’ora accademico posso farcela. Lo trovo, era lì, tra gli appunti di Diritto Civile, le mail ed i moduli della spesa, ovviamente sotto alla cartellina piena di documenti. 11:13, andiamo! L’agente di sezione mi dà l’in bocca al lupo, l’altro dello SMA mi dice “Dai che ce la fai!”. A me pare in quel momento più di essere Fantozzi contro tutti che uno che deve tenere una lezione online. Altra maratona dal 1° D alla stanza degli esami online, arrivo e… Dopo 2-3 tentativi apro la mail, ma non trovo quella del prof. Provo un altro link. Niente. Digitiamo cose a caso come k76ghY83.meet, ma niente, non va. E poi, finalmente: l’agente addetto trova la chat con il professore, lo videochiama e ci siamo. Oggi c’erano 4 gradi a Bologna, eppure ero già sudato, affannato, stanco e ancora più in ansia, ma pronto. Li sento, poi li vedo.: il prof, le studentesse e gli studenti. A distanza sì, però è come se io fossi lì, in quella stanza. Tiro fuori gli appunti scarabocchiati, sono già le 11:21, e dopo le varie problematiche informatiche, che hanno avuto anche in aula all’università….. Ah, la tecnologia!, il professore mi introduce rapidamente e mi lascia la parola.

Si entra finalmente in scena
Come inizio? Tremo, mi concentro, e parto. Parlerò poco, penso tra me e me. Invece la prima parte va liscia, almeno così mi pare, e provo a ragionare sui massimi sistemi della filosofia della pena detentiva tra prevenzione, retribuzione, rieducazione e l’accezione pratica all’oggi all’interno del sistema penitenziario, con una riflessione riguardo all’accesso ai benefici penitenziari. Ho parlato poco? E no, ben 25 minuti! Wow, ce la posso fare. Il prof serra i tempi e mi indica la via per l’argomentazione principale, quella sulla quotidianità carceraria e nello specifico sulla vita nelle sezioni trattamentali. Quindi inizio citando la circolare del DAP del 21 Ottobre che prevede la centralizzazione del trattamento negli istituti dove sono presenti sezioni di 41-bis, Alta Sicurezza e collaboratori di Giustizia, sviscero un po’ le tematiche dell’articolo attualizzando il tutto, spiegando come dei principi quali l’ordine e la sicurezza, oppure il sovraffollamento possono rapidamente cambiare le dinamiche anche nelle sezioni trattamentali. E ci siamo! Arriva il momento delle domande… 1, 2, 3! Incredibile, chi se l’aspettava che ragazze e ragazzi universitari mi avrebbero ascoltato per così tanto tempo con interesse e anche con domande precise?

Un piccolo miracolo
La distanza sta creando connessione anche grazie a delle bellissime domande proposte su tematiche forti, che mi emozionano, come quella ad esempio dell’affettività in carcere. Un’altra sulle problematiche per i detenuti-ricercatori, che sarà oggetto del mio prossimo articolo scientifico, poi cosa farò dopo il carcere, se la pena che avevo già scontato fosse, a mio parere, già sufficiente. Domande forti, brividi sulla schiena, non digitali. E poi, chiusura in bellezza: gli ultimi 5 minuti si parla un po’ di individualismo penitenziario, ovvero si spiegava nella pratica il fatto che, come dice Pietro Buffa in “Prigioni= Amministrare la sofferenza”, ogni carcere è un mondo a sé. E ci siamo. Sono le 12:47. È già ora dei saluti. Parte un applauso… Per me? Che emozione, davvero!!! È forte, molto forte. Un’emozione grandissima. È vero, sono un detenuto, ma sono anche uno studente di giurisprudenza. Ed è questo oggi che mi sono sentito. Uno studente di giurisprudenza. Una lezione a distanza che crea connessione, interessamento, ascolto. La mia voce, anche se dentro le 4 mura, oggi è uscita fuori. Ne sono contento.

Conclusioni
Che dire… Di sicuro, sarebbe stata tutt’altra cosa viverla fuori, da libero, anche se solo per due ore, con gli altri studenti del corso di giurisprudenza. Ma non sono ancora pronto a quanto pare, e va bene così. Oggi mi prendo e porto a casa questo pezzetto di vita reale che ho vissuto. Anche se oggi la lezione è stata online dietro uno schermo.
Sperando che un domani potrò partecipare di persona. Augurandosi che un domani rieducazione e risocializzazione passino attraverso l’accesso ai benefici penitenziari, che per il nostro ordinamento penitenziario del 1975 sono appunto parte di quei processi e non solo l’arrivo ed il termine ultimo del percorso trattamentale. Auspicando che un domani la carriera accademica sia vista come un reale percorso di reinserimento e non solo come una recita trattamentale, che il detenuto pone in essere per chiedere dei permessi premio da utilizzare poi per secondi fini. Contando, soprattutto, che questo domani sia il più possibile vicino e che esperti del carcere, direzione e magistratura di sorveglianza valorizzino l’esperienza extramuraria per motivi di studi.