L’infra-ordinaria e quotidiana esistenza di un detenuto/1
di Carmine Autiero/
Alba
Tutte le mattine mi sveglio verso le ore 6:30 del mattino. Mi alzo, vado in bagno, poi prendo il pentolino per riscaldare l’acqua e mi preparo una tisana. Mentre l’acqua si scalda, guardo fuori dalla finestra e sento un usignolo cinguettare. Poi bevo la tisana vicino al blindo. C’è un silenzio tombale. Dopo un po’ comincio a sentire i primi passi e le voci degli appuntati che iniziano la loro giornata lavorativa. Dopo che finisco di sorseggiare la mia tisana passa l’infermiera per la terapia di tutti i detenuti. Io non prendo terapia, ma l’infermiera si ferma lo stesso davanti alla mia cella e ci salutiamo con voce e tono soffusi per non disturbare il silenzio. Poi iniziano ad aprire le prime celle per i detenuti che vanno a lavorare.
Arriva la colazione con latte, tè e caffè: è un ricco buffet. Poi si sveglia anche il mio
compagno di cella e fa il caffè. Per un attimo chiudo gli occhi e mi sento a casa:
quell’odore mi fa viaggiare come una rondine che vola lontano da questo posto di cemento e ferro e mi ritrovo a pensare ai miei cari, in particolare ai miei figli Aurora, Bruno, Adele, Manuela e alla mia nipotina Maria.
Mattina
Man mano che passa il tempo si avvicinano le 8:00 e iniziano ad aprire tutte le celle. Chi si incontra si dà il buongiorno dicendo “buongiorno” o “bona”. Poi mi preparo e vado a farmi la doccia. Lì sotto, mentre l’acqua mi cade in testa e in faccia, provo un grande sollievo.
Poi esco dalle docce, ritorno in cella, mi vesto e aspetto che si facciano le 10:00. Mentre aspetto guardo un po’ di telegiornale. Poi scendo giù e vado in biblioteca. Lì mi rilasso un po’: c’è una scrivania con il computer dove mi dedico a leggere e scrivere e passo un po’ di tempo fuori dalla sezione fino alle 11:30 o a mezzogiorno, dipende dall’appuntato che monta e fa servizio nell’area pedagogica.
Pomeriggio
Poi vado su a mangiare e sto un po’ con i miei paesani a prendere un caffè e a fumare una sigaretta. Verso le 13:30 si va all’aria, ma io non ci vado sempre. Ritorno in biblioteca alla mia postazione, incontrando tante persone: insegnanti, professori, educatori e anche i ragazzi del volontariato. Quando sono seduto alla scrivania alzo gli occhi e guardo fuori dalla finestra: vedo il cielo azzurro e lì mi sento libero con gli occhi e con la mente.
Sera
Poi l’appuntato mi viene a chiamare e allora capisco che sono le 17:00. Ritorno, chiudo il computer, spengo le luci, vado verso l’appuntato, lo saluto, gli do le chiavi e ritorno in sezione. Alle 17:30 circa arriva il carrello. Vediamo se c’è qualcosa di buono o decidiamo se cucinarci qualcosa. Dopo mangiato andiamo a giocare a carte o a biliardino fino alla chiusura che arriva alle 20:00. Passa l’appuntato e grida: “Chiusura, chiusura!”. Io mi faccio trovare già in cella. Poi io e il mio compagno facciamo il giro dei canali da guardare e ci mettiamo d’accordo per vedere un film o un programma.
Dopo aver visto il film, in seconda serata, mi metto sdraiato sul letto e il mio cervello comincia a pensare alla mia vita fuori.
(Articolo pubblicato sulla rivista “Le voci di dentro”)