Anche in carcere c’è il mare
di Igli Meta e Valerio Quagliariello / Sono le 8 di mattina, le celle sono ancora chiuse, ma vengo svegliato dall’infermiera che lascia la terapia del mio concellino sul tavolo. Fuori dalla cella cominciano a sentirsi e a vedersi i primi detenuti che escono per andare a lavorare. Sento il fischiettio peculiare della moka che fa uscire le ultime gocce di caffè e dopo un po’ l’odore del caffè arriva fino alla mia cella.
Questo profumo mi spinge ad alzarmi e, dopo essere andato in bagno, faccio subito il caffè come i vecchi galeotti mi hanno insegnato. Verso due tazze, una per me e una per il mio concellino, che si è appena svegliato. Tazze per modo di dire, perché in carcere non si possono tenere oggetti di ceramica. Il caffè si versa nei piccoli bicchierini di plastica usa e getta. Il mio compagno mi dice: “Aveva proprio ragione Fabrizio De André quando nella sua canzone, Don Raffaè, cantava: ‘Ah, che bell’ ‘o cafè, pure in carcere ‘o sanno fa’, ovviamente con un accento napoletano!
Oggi è domenica. I raggi del sole entrano nella cella e, nonostante sia ancora mattino, il caldo si sente. Meglio così perché oggi è giornata di riposo e ho in mente di andare in spiaggia insieme ai miei amici.
Dopo aver bevuto il caffè mi sdraio di nuovo nella mia branda, vedo le notizie del giorno e poi metto in televisione un po’ di musica.
In attesa che l’assistente apra la cella sento le varie canzoni estive ad alto volume.
Sono le 08:30, orario di apertura, infatti molti sono davanti alla porta blindata ad aspettare l’agente, che sta facendo il giro per aprire le celle.
Una volta aperta la sezione, alcuni amici vengono nella mia cella, si siedono ed ecco che beviamo un altro caffè. Quando non si sa cosa fare e ci si trova insieme, dietro queste mura il caffè non manca mai. Dopo esserci persi in chiacchiere decidiamo, dal momento che siamo liberi da impegni lavorativi, di andare in “spiaggia”.
Sono le 9 e l’assistente urla: “Campo, campo”. Tante persone con le loro borse e sacchi di vario genere si incamminano verso le scale per andare all’ora d’aria. Quelle scale accusate tante volte di essere la causa degli incidenti dei detenuti che si fanno male.
Per me e i miei amici non è la solita ora d’aria, dove si va a camminare oppure ad allenarsi, per noi è una giornata di mare. Abbiamo tutto il necessario: telo, bevande congelate, infradito, cappellini.
Usciamo al campo, che per noi è la nostra spiaggia. Invece di sabbia c’è l’erba verde/giallastra, che è quasi secca a causa delle elevate temperature. Siamo felici perché la possibilità di accedere al campo non è roba da tutti i giorni. Addirittura, in alcuni istituti penitenziari ci si va soltanto una volta alla settimana.
Il campo viene chiamato così perché, pur essendo molto irregolare nella forma, ha due porte e in qualche modo si avvicina a un campo da calcio.
lo e i miei amici ci mettiamo nella “zona spiaggia” dietro a una delle due porte. Tutti tolgono le loro magliette e stanno a torso nudo. Qualcuno si mette pure la crema protettiva, che non è nient’altro che l’olio Johnson’s Baby.
Una volta stesi gli asciugamani e i tappeti da ginnastica, ci sdraiamo. Il sole picchia forte. L’abbronzatura è assicurata. Sdraiato con la testa in su vedo il cielo limpido di color azzurro. Ogni cinque minuti vediamo qualche aereo che ci sorvola, Qualcuno dice: “Vorrei essere in quell’aero e andarmene in qualsiasi posto verso il quale si sta dirigendo, perché sicuramente sarà meglio di qui”.
Non ha tutti i torti, però qualcuno gli risponde: “Viviamoci il momento, accettiamo quello che di bello abbiamo; non ci manca niente”. Aggiungo: “Non importa dove si è, perché la felicità si può trovare anche in un posto come questo. Basta cogliere il bello di quello che si fa e di quello che ci circonda!”
All’improvviso un pallone tirato da chi sta giocando mi arriva addosso. Il caldo si sente troppo ed ecco che qualcuno tira fuori dalla borsa alcune bibite, ovviamente ghiacciate. C’è l’imbarazzo della scelta: estathé al limone e alla pesca, granita al caffè e alla menta, made in carcere. Qualcuno esclama: “Ah che goduria, ci voleva proprio qualcosa di fresco!”
Da lontano sentiamo l’agente che urla: “Prima ora, per chi vuole salire”. Sono le 10:00 ed è finita la prima ora d’aria e chi vuole può salire in sezione. Qualcuno sale, ma qualcun altro come me e il mio gruppo di amici decide di rimanere.
Dopo aver preso ancora un po’ di sole decidiamo di fare il “bagno”. Riempiamo bottiglie e sacchetti con l’acqua del rubinetto e cominciamo a bagnarci a vicenda. Sembra proprio di stare al mare.
Decidiamo di sgranchire le gambe e cominciamo a camminare su e giù lungo la nostra spiaggia. Tra una chiacchierata e l’altra qualcuno mostra la fatica di mesi di palestra e dieta controllata esibendo i risultati ottenuti: addominali e pettorali da fare invidia ai modelli.
Da lontano l’appuntato urla di nuovo: “Seconda ora, bisogna salire su”.
Tra scherzi e risate la giornata di mare finisce qui. Saliamo tutti quanti in sezione con il sorriso in volto.