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Il mio “mondo” libero

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di Pasquale Acconciaioco/L’unica cosa che in carcere può tormentarmi è la mancanza di libertà. Il pensiero di quell’ultimo giorno, che non arriva mai, può diventare una vera ossessione. Quindi è meglio non pensarci, perché anche se siamo “dentro” non possiamo morire dentro noi stessi, e dobbiamo cercare a tutti i costi di sopravvivere.

Natale: la luce dell’amore

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di Gabriele Baraldi/Le buone tradizioni vanno riproposte e anche quest’anno nel carcere di Bologna è venuto in visita il vescovo Matteo Zuppi, che ancora una volta sceglie la parte più emarginata della città per celebrare la Messa di Natale.
Il vescovo ha voluto accendere una luce in questo “mondo a parte”, che tanti non ricordano e tanti altri vogliono dimenticare. Specialmente in un giorno di festa.
Una scintilla d’amore che ogni anno si fa sempre più forte ed è molto gradita agli “ospiti” del carcere, come agli agenti e al personale, poiché dà speranza.

Sei americana? Sei antipatica? Sei giovane e bella?Allora in prigione!

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di Roberto Cavalli/Recentemente la risposta di una giornalista della carta stampata a un proprio lettore ha attirato la mia attenzione sull’incapacità tutta italica di riflettere, in maniera equilibrata, su alcuni temi fondamentali della giustizia quali la colpevolezza e l’esecuzione penale o quali le giuste pretese riparatorie, sul piano della reputazione sociale, di chi sia stato costretto ad affrontare, da innocente, un processo penale, con tutto il corollario di pesanti implicazioni, anche di carattere psicologico, che inevitabilmente ne sono scaturite. 

Per essere persona...

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di Filippo Milazzo/Un premessa necessaria per affrontare l’argomento: prima di tutto devi essere considerato persona e uomo. In certi casi, come in carcere, non è per nulla scontato. Anzi. Quando devi affrontare il giudizio di un giudice e tu vuoi dirgli come sono andate davvero le cose e non vieni creduto, anche se si parla del reato del quale sei protagonista. Sono in carcere per un reato grave. L’ho commesso perché in ultimo non ho avuto la forza di volontà per dire no alle altre persone che erano con me. Non ho avuto il polso fermo per imporre la mia volontà.

Le avventure di Fagiolo

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Il Betto/Fagiolo, così l’ho “battezzato”, è un simpatico fagiano maschio, concepito, nato e cresciuto alla Dozza. Scorrazza dentro e fuori le mura liberamente. All’interno vi sono aree verdi inutilizzate, noi detenuti non le possiamo calpestare, che sono una sorta di giardino privato per Fagiolo! Quando piove i giardini brulicano di vermetti e lombrichi, e vai con il banchetto!!

Sarò libero

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Dal primo giorno di detenzione è stata la promessa che ho fatto a me stesso, pensando a mia moglie. Il 12 settembre 2016 sono entrato in un incubo che mai, nella mia esistenza, avrei pensato di vivere; ho sofferto tanto anche dal punto di vista fisico, perdendo 8 kg in pochi giorni di carcerazione presso la casa circondariale di Bologna. Il fine pena al 2024 mi è sembrato fin da subito un traguardo lontano e quasi inarrivabile. Ho 47 anni e quando uscirò ne avrò 53. Spesso mi chiedo se il carcere mi cambierà, e se questo cambiamento sarà in meglio o in peggio.

Oltre le stanze chiuse

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di Pasquale Acconciaioco/Vorrei poter uscire di casa, prendere la macchina e farmi un bel viaggio, ma non posso. Magari fermarmi in un ristorante, sedermi e aspettare che arrivi un cameriere per ordinare qualcosa, e cogliere così l’occasione per fare due chiacchere. Sarebbe bello, ma attualmente impossibile. Mi piacerebbe fare cose strane, o cose banali, ad esempio entrare in un negozio di articoli sportivi e comprarmi un bel paio di scarpe da ginnastica, indossarle subito ed andare a correre sul lungomare della mia città, godendomi il panorama e osservando le spiagge affollate.

Tu chiamale se vuoi…Emozioni

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di Osvaldo/Ultimamente ho ottenuto il beneficio dei permessi premio e così ogni tanto metto i piedi fuori. Quando capita, sono giorni intensi ed è sempre una bellezza, un piacere. Che bellezza poter alzare lo sguardo e guardare verso un orizzonte infinito e non limitato dai muri di cemento e dalle inferriate, che, come si suole dire, ti fanno vedere il cielo a scacchi.

Esco o non esco? Questo è il mio dilemma

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di Daniele Lago/Non voglio più commettere reati per cui… meglio restare in carcere. Dentro ho degli amici con cui parlare e condividere qualcosa. Fuori sarei solo, e con chi potrei condividere le mie difficoltà?
Qui posso giocare a pallone in undici; sento che qualcuno urla il mio nome, per la posta, una visita, una notifica. Posso lavorare e guadagnare qualche soldo e magari aiutare un familiare che ne ha bisogno. Non ho il problema dell’affitto, ho un tetto sicuro, e quando non posso cucinare, posso mangiare quello che “passa il convento”.

Le nuove frontiere della follia

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di Il Betto/Se ricordo bene, moltissime persone nell'Italia settentrionale si annoiano, sbuffano, sono alla ricerca di emozioni, dimostrazioni e, perché no, trasgressioni. L’idea brillante per accontentarle sarebbe un week-end alla Dozza (per i più volenterosi si potrebbe introdurre anche l’opzione settimanale). Propongo l’entrata il venerdì pomeriggio, con svestizione e perquisizione in accettazione, consegna piatti in acciaio, posate in alluminio, bicchiere di plastica cinese e coperta e lenzuola militari. Per i pasti principali, colazione, pranzo e cena, il carrello guidato da un “vero”

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