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I tre paletti dell'esistenza

Categorie carcere: 

di Giorgio/ Fiducia, debito, responsabilità: tre concetti forti che mi vengono proposti in un momento molto particolare dell'esistenza e che pertanto penserei di sviluppare concentrandomi su gli ambiti che più ne faccia emergere i rapporti di connessione logica attinenti alla realtà penitenziaria.
Spero di riuscirci e di farlo senza troppo scivolare su riflessioni un tantino più ampie e, diciamo così, costituenti terreno molto sdrucciolevole. Riflessioni che quindi ho deciso di parcheggiare nelle righe conclusive lasciandole come problema aperto.

La banca della fiducia

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di Juan/ Dopo il mio solito risveglio, verso le sette e trenta, mi faccio la mia consueta macchinetta di caffè, guardo la tv e la mia mente continua a rimanere in stand-by.
È una giornata come un’altra: faccio una doccia, leggo qualcosa, parlo con i miei compagni di sezione fino a quando mi viene in mente che è mercoledì e che c’è il corso di fotografia.

La prima mossa

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di Loris Castelli/ La fiducia è come un salto nel buio, si ha paura di farsi male, perche' non si vede l'ostacolo, e il controllo può evitare di soffrire ma non escluderlo. Quindi bisogna chiedersi: si ha paura di soffrire o di sbagliare? La sofferenza è tra le esperienze che spinge la persona a migliorarsi per superare il dolore. Anche sbagliare aiuta a crescere, imparando dai propri errori. Ma allora cosa è che ci impedisce di dare fiducia? I motivi possono essere tanti: la famiglia in cui si è cresciuti, le esperienze vissute, l'istinto di sopravvivenza.

Un impegno Comune. Incontro con Nadia Monti, assessore alla Sicurezza e alla Legalità a Bologna

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A cura della redazione/ I giornali si rincorrono a trascrivere le notizie che trattano del tema della sicurezza, contribuendo ad aumentare il divario tra la sicurezza reale e quella percepita tra i cittadini. Anche la nostra redazione si è confrontata su questa tema. Il 24 febbraio abbiamo incontrato l’Assessore alla Sicurezza e Legalità del Comune di Bologna Nadia Monti e Stefano Bortolami, collaboratore.

L'incontro con gli studenti del Minghetti

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di Juan Ramon Perez Silva/ E’ buffo pensare a quanto ti sorprende ogni momento la vita. Ogni stato emotivo dà frutti inaspettati: in questo caso è successo all’incontro che abbiamo avuto giovedì 12 febbraio con alcuni studenti del liceo classico Minghetti.

La mia cella, in stile basso impero romano

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di Michele D'Ambrosio/ Durante un incontro della redazione di “Nevalelapena” che approfondiva gli aspetti concreti della vita in carcere, mi è stato chiesto di scrivere, o meglio di descrivere con le parole la mia cella, di cui avevo disegnato la piantina sulla carta millimetrata; in questa cella vivo da parecchio tempo presso il reparto penale della casa circondariale Dozza di Bologna. Cercando di fornire una visione d’insieme, parto dalle misure dell’ambiente.

Evadere o non evadere ... questo è il problema

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di Addis/ [...] dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, poesia o di virtù : come vi pare. Ma ubriacatevi” così Charles Baudelaire, sublime poeta parigino dell’Ottocento.
È sempre esistito il problema se l’evasione dalla realtà dipenda dal limpido desiderio dell’uomo di distrarsi piacevolmente oppure

"Rivedere la luce"

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di Michele D'Ambrosio/Ieri sera, mentre cercavo di prendere sonno, riflettevo con me stesso sul mio vissuto, e ragionavo sulle cause alle quali ora, mi trovo a dormire dentro ad una stanza interamente di cemento armato con sbarre alla finestra e una porta in acciaio chiusa dall’esterno, con doppie mandate. Questa porta verrà aperta solo a orari strettamente stabiliti dai funzionari preposti alla vigilanza dei reclusi. Ovvero lo stato “da fuori” impartisce regole da fare osservare in questo mondo “interno”,  il carcere.

"Rivedere la luce"

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di Michele D'Ambrosio/Ieri sera, mentre cercavo di prendere sonno, riflettevo con me stesso sul mio vissuto, e ragionavo sulle cause alle quali ora, mi trovo a dormire dentro ad una stanza interamente di cemento armato con sbarre alla finestra e una porta in acciaio chiusa dall’esterno, con doppie mandate. Questa porta verrà aperta solo a orari strettamente stabiliti dai funzionari preposti alla vigilanza dei reclusi. Ovvero lo stato “da fuori” impartisce regole da fare osservare in questo mondo “interno”,  il carcere.

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