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Solitudine in carcere/Storia di una gabbia

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di Filippo Milazzo/La solitudine è una condizione a volte cercata, ma a volte è una gabbia che ci porta via la vita.  Sono stato quasi sempre solo, non per mia scelta, ma per varie cause che hanno segnato la mia esistenza.
Sin da ragazzo non ho avuto la famiglia che ognuno potrebbe desiderare. Dopo la morte di mia madre sono stato messo in istituto per decisione del tribunale, dal momento che mio padre non poteva tenermi con sé e che nessuno dei parenti da parte di madre era disposto ad occuparsi di me.

Il Vescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, ha visitato la redazione di “Ne vale la pena”

La redazione di “Ne Vale la pena”, giornale del carcere Dozza di Bologna, della quale fanno parte detenuti, volontari dell’Associazione “il Poggeschi per il carcere” e p. Marcello Matté, dehoniano, il 16 giugno ha avuto il piacere di intervistare il vescovo della città felsinea, mons. Matteo Maria Zuppi, il quale cordialmente ha accettato l’invito che il gruppo gli aveva rivolto qualche settimana prima, conoscendone l’attenzione e la sensibilità per le persone che vivono la condizione della carcerazione.

La dignità imprigionata

di Nicola Rabbi/Le carceri italiane anche se non sono più sovraffollate come qualche mese fa - e questo per evitare di incorrere nelle sanzioni dell’Unione Europea - rimangono comunque un luogo non pensato e organizzato per rieducare un detenuto, ma un luogo per tenerlo semplicemente separato dalla società civile, in una sorta di limbo dove il tempo non passa mai e dove si perde il senso delle cose.

La coscienza del rigetto: una ballata carceraria

di Pasquale Acconciaioco/La pena di un detenuto vissuta e descritta tutta d’un fiato, quando la delusione è troppa e il caos invade la mente

Si apre il cancello e la macchina entra, mi scarica. Mi guardo intorno e mi prendono le impronte: perquisizione, matricola… uno va e l’altro viene; c’è silenzio nella mia cella, c’è silenzio nel mio cuore. Mi spostano. Vado in sezione o in infermeria? Non si sa. Qualcuno grida, altri si tagliano, si sentono urla. Abbassa il volume che devo dormire; sento chiavi, sento passi, c’è silenzio.

Amore non fa rima con carcere

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di Maurizio Bianchi/La carcerazione spesso porta alla perdita degli affetti familiari; infatti la vergogna di avere un parente in carcere porta la famiglia ad allontanarsi in modo irreparabile. È pura utopia pensare che questi luoghi di pena abbiano una funzione redentrice. In realtà, nelle carceri vengono repressi i veri valori di vita; infatti nessun individuo è solo l’errore che ha commesso.

Dopo 14 anni il mio primo permesso

di Giuseppe Gemito /Ho sognato per 14 anni in carcere il giorno in cui avrei potuto assaporare l’esperienza di un uomo libero e, il 7 febbraio 2019, quel giorno è arrivato con un permesso premio di 6 ore. 
Non sono un sonnambulo, ma stavolta, la notte precedente ho “vagato” nell’attesa. Quando la sveglia ha iniziato a suonare inutilmente è stato liberante disattivarla. 

Eravamo tre gruppetti… di studenti e di ristretti

di Pasquale Acconciaioco/Il 14 febbraio alcuni detenuti della redazione di Ne Vale la Pena hanno incontrato un gruppo di studenti del Liceo Minghetti presso la “chiesetta” della casa circondariale. Io ero presente: è stata un’occasione per riflettere e condividere i pensieri che di seguito provo ad esprimere nel resoconto delle ore trascorse insieme.

“In carcere, come si pensa alle donne?”

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di Gennaro Paone/Ogni detenuto ha la propria storia sentimentale e un proprio pensiero sulle donne, che siano madri, sorelle, mogli, amanti o fidanzate. Qualunque detenuto cerca di mantenere vivi i rapporti con loro avvalendosi di quanti più mezzi riesce ad avere a disposizione, che siano colloqui, telefonate o lettere postali.

Ne è proprio sicuro?

di Gianluca Vallini/Cercherò, in quest'articolo, di rispondere brevemente ad almeno qualcuno dei punti toccati dall'intervista rilasciata da Francesco Basentini, nuovo capo del Dap, a Valentina Stella de “Il Dubbio” il 15 settembre scorso. Cercherò, soprattutto, di rispondere dal punto di vista di chi il mondo del carcere lo vive quotidianamente, anche se “dall'altra parte della barricata”. Se da un lato infatti

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