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"Ne vale la pena" periodico dal carcere della Dozza

Un laboratorio di giornalismo dentro al carcere bolognese. Ogni martedì dal marzo del 2012 una redazione composta da detenuti e volontari s'incontra per parlare della condizione carceraria vista questa volta dall'interno

  • La forza delle donne

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    Il prossimo 8 marzo si celebra in quasi tutto il mondo, come consuetudine, la giornata Internazionale della Donna. Questo mi fa riflettere sulle tante donne che nelle nostre case si mettono al servizio della famiglia con quella dolcezza e sensibilità che le rende uniche, che sanno fare di ogni piccolo gesto un atto d’amore. Penso alle tante donne che con pazienza attendono il loro turno per fare il colloquio di un’ora con noi che siamo in carcere, costrette ad alzarsi molto presto, alle volte chiedendo un permesso sul posto di lavoro perché spesso per un colloquio si perde una giornata.

  • Tutti al “nido”

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    Non tutti i detenuti della Dozza hanno la vocazione o l’interesse per l’area pedagogica, per la scuola o per l’università. Quindi passare le giornate, le ore e a volte i secondi può essere un problema. E allora che si fa? Si gioca! Si gioca a carte, a dama, a scacchi… in pochi, oppure a calcio, a monopoli, a schiaffo del soldato; si gioca con tutto e di più: gavettoni in doccia e all’aria, con il mangiare e bere. I più creativi giocano al lancio dei ceci con fionda, lancio di frutta o patate da cella a cella. 24 ore non stop di asilo nido!

  • Morte di pena

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    di Federica Lombardi/Nel giro di pochi giorni, due detenuti nel carcere bolognese della Dozza hanno tentato il suicidio, ma sono stati salvati in extremis dagli agenti penitenziari. In Italia, la pena di morte è stata parzialmente abolita nel 1948, rimanendo in vigore nel Codice Penale Militare di Guerra, dove è stata abolita nel 1994. Ma è nel 2007 che la nostra Corte Costituzionale ha modificato la Costituzione (art.

  • Nessuno conosce nessuno

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    di S.G.C./Nessuno conosce nessuno, e nonostante molte volte le persone abbiano la presunzione di conoscerci, basandosi esclusivamente sui nostri comportamenti, non è così. Ciascuno di noi ha il proprio trascorso, fatto di più o meno disavventure, e per questo solo noi stessi possiamo conoscerci, nessuno può entrare nella nostra testa, che siano psicologi, agenti, assistenti o educatori. Molti di noi vengono giudicati solo per il reato commesso, oppure sulla base degli articoli di cronaca che ci riguardano, dove veniamo descritti come mostri, come persone senza scrupoli; ma questo è sbagliat

  • Esco o non esco? Questo è il mio dilemma

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    di Daniele Lago/Non voglio più commettere reati per cui… meglio restare in carcere. Dentro ho degli amici con cui parlare e condividere qualcosa. Fuori sarei solo, e con chi potrei condividere le mie difficoltà?
    Qui posso giocare a pallone in undici; sento che qualcuno urla il mio nome, per la posta, una visita, una notifica. Posso lavorare e guadagnare qualche soldo e magari aiutare un familiare che ne ha bisogno. Non ho il problema dell’affitto, ho un tetto sicuro, e quando non posso cucinare, posso mangiare quello che “passa il convento”.

  • FID – Fare Impresa in Dozza

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    di Daniele Villa Ruscelloni/Come ogni anno, si è tenuto il «Pranzo amico» - svoltosi presso l’azienda metalmeccanica presente all’interno della Casa Circondariale di Bologna: una vera e propria officina meccanica in cui lavorano circa 15 detenuti, fortunati più del resto della popolazione presente nel carcere bolognese, assunti alle dipendenze della F.I.D. (Fare Impresa Dozza).

  • Le nuove frontiere della follia

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    di Il Betto/Se ricordo bene, moltissime persone nell'Italia settentrionale si annoiano, sbuffano, sono alla ricerca di emozioni, dimostrazioni e, perché no, trasgressioni. L’idea brillante per accontentarle sarebbe un week-end alla Dozza (per i più volenterosi si potrebbe introdurre anche l’opzione settimanale). Propongo l’entrata il venerdì pomeriggio, con svestizione e perquisizione in accettazione, consegna piatti in acciaio, posate in alluminio, bicchiere di plastica cinese e coperta e lenzuola militari. Per i pasti principali, colazione, pranzo e cena, il carrello guidato da un “vero”

  • Una lezione di Susanna Vezzadini sulla giustizia riparativa

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    di Sergio Ucciero/Il laboratorio di giornalismo «Ne vale la pena», a partire dalla discussione dei Tavoli degli Stati Generali avviatasi intorno alla seconda metà del 2016 e promossi dal ministro Orlando, ha iniziato con l’esaminare alcuni fra i punti ritenuti più interessanti sulla proposta di riforma della modalità di espiazione della pena. Uno dei temi esaminati all’interno del laboratorio, più discussi e allo stesso tempo controversi, è quello in merito alla giustizia riparativa.

  • Ogni città ha il suo recinto?

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    di Daniele Villa Ruscelloni/Alle porte di Bologna, in un quadrilatero periferico, sorge un recinto, chiamato castigo, un luogo nel quale vengono confinate le persone colpevoli di aver sbagliato. In questo ampio recinto c’è tuttavia tanto movimento di persone esterne, che in questo castigo lavorano quotidianamente o semplicemente portano conforto ai loro abitanti temporanei, mettendo a disposizione degli “ultimi” che ne sono interessati il loro tempo e le loro conoscenze. Seppur l’apparenza tetra del luogo non stimola a dovere coloro che vi entrano e ci vivono, c’è da riconoscere che il reci

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