Dal 7 aprile piazza Liber Paradisus si è popolata di tende da campeggio in cui vivono decine di famiglie italiane e straniere che hanno subito lo sfratto e che con il sostegno di Asia-Rdb chiedono che venga effettivamente tutelato l’universale diritto alla casa.
di Nadia Luppi e Flavio Scollo
Sinora il numero delle famiglie che vivono nell'accampamento è raddoppiato, le richieste di aiuto si moltiplicano e la rete di solidarietà cresce, nonostante la scarsa eco che questa iniziativa ha avuto nei media locali. BandieraGialla ha visitato la tendopoli nel tredicesimo giorno di permanenza per ascoltare le voci di chi vive qui.
Le conseguenze di un terremoto sono quasi sempre disastrose, anche quando a sconvolgere le vite delle persone non è un evento naturale, ma una crisi occupazionale, sociale ed economica. Dal 7 aprile nel piazzale antistante l’imponente struttura di acciaio e vetro che ospita la nuova sede del Comune di Bologna campeggiano oltre 20 tende che ospitano altrettanti nuclei famigliari giunti qui a seguito di uno sfratto o dell’impossibilità di pagare le utenze. Intorno a noi vediamo per lo più bambini e adulti stranieri poiché oggi gli italiani che vivono nella tendopoli sono impegnati in un’iniziativa al Pilastro.
Di fronte a una casa che non c’è o potrebbe non esserci più italiani e stranieri sono uguali, e “se la maggior parte di chi vive qui è di origine straniera è perché gli italiani possono contare anche se solo nell’immediato, su soluzioni di emergenza date dalle reti parentali e di amicizia facendo comunque i conti col dramma del sovraffollamento delle abitazioni, mentre gli stranieri si ritrovano senza alternativa privi di un luogo dove abitare” spiegano gli attivisti. E a dimostrazione di un comune sentire c’è la rete di solidarietà su cui la tendopoli di Piazza Liber Paradisus può contare. “Il centro sociale Fioravanti ci dà a disposizione la propria cucina, le famiglie della zona preparano i pasti per noi e ce li portano, molti impiegati del Comune si fermano per sottoscrivere le nostre azioni collettive e firmare il nostro appello per sostenere l’edilizia popolare e il bar qui dietro ha testimoniato come la nostra presenza non sia di disturbo” proseguono gli attivisti presenti qui 24 ore su 24 per dare assistenza e rispondere alle continue richieste di aiuto che pervengono allo sportello Asia-Rdb per il diritto alla casa: “Inoltriamo di continuo pratiche e richieste di aiuto alle istituzioni, abbiamo chiesto la costruzione di ostelli per chi subisce lo sfratto, ma ancora non ci sono risposte concrete e con le poche case popolari oggi a disposizione è impossibile prevedere una soluzione a breve termine delle tante emergenze”.
Una bambina di un anno o poco più corre un po’ impacciata intorno alla mamma che indossa un abito dalle tinte brillanti. E’ la figlia di Alì, giunto in Italia dal Bangladesh nel 2001 che da allora ha sempre lavorato fino a quando il suo impiego da metalmeccanico non ha lasciato posto alla cassa integrazione. Mentre ci racconta degli altri due figli che vanno a scuola e di come sia impossibile pagare l’affitto Alì guarda la sua bambina e sussurra “E’ bellissima…” ma aggiunge con tono preoccupato “Mi riesce difficile anche giocare con lei a volte, perché ho troppi pensieri…”
Hassan vive nella tendopoli fin dal 7 aprile con la moglie e i figli di 3 e 5 anni, dopo un anno e mezzo passato senza una casa, in furgone e in alloggi di fortuna dislocati in vari punti della città. Anche lui come Alì e tanti altri ha perso il lavoro e di conseguenza la casa, dopo quasi 10 anni trascorsi in Italia a lavorare. “Io e mia moglie siamo molto preoccupati e non abbiamo alternative alla nostra tenda qui. Se non altro nella tendopoli siamo insieme ad altri che condividono con noi le stesse preoccupazioni e speranze, ci aiutiamo e ci sosteniamo a vicenda. I miei bambini non fanno che giocare coi coetanei, senza rendersi conto di quel che accade. Resteremo qui fino alla fine, finchè non avremo una risposta” afferma con tono deciso.
Benacchur è marocchino, ha 34 anni e una moglie ventottenne che proprio pochi giorni fa ha dato alla luce la sua prima figlia. Da giorni il neo papà va avanti e indietro da piazza Liber Paradisus all’ospedale dove è ricoverata la moglie, mentre nel tempo libero si spende come gli altri per gestire la tendopoli. Quando gli chiediamo se sia felice per l’arrivo della piccola Sabrina sussurra sorridendo “Felice… un pochino … Non so cosa faremo. Una bimba così piccola non può stare in una casa senza acqua e luce, e io non riesco a pagare le utenze. Non so nemmeno dove la crescerò, se qui in Italia o altrove. Quello che so è che le cose devono migliorare prima o poi, e dobbiamo avere fiducia. Sabrina in arabo significa pazienza”.
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Per informazioni:
Asia-Rdb
http://asia.rdbcub.it
Rete Bologna Prende Casa
http://bolognaprendecasa.noblogs.org/