"Diversità = valore": un progetto per dire sì alle diversità, no alle discriminazioni

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Aprile 2010. La parola discriminazione non fa riferimento al passato ma ci parla, drammaticamente, della nostra società. Ci parla di un difficile confronto con l’Altro che non riesce a uscire dagli stereotipi  del “non senso comune”, di un quotidiano in cui la violenza delle parole sfocia di frequente in fatti di cronaca brutale. Episodi che cadono nel silenzio o meritano poche righe sui quotidiani locali o nazionali, per salire sulla ribalta mediatica solo quando si passa il segno - nel settembre del 2008 un giovane africano viene ucciso per aver rubato una scatola di biscotti  - o la vittima transessuale diviene fenomeno da baraccone, come nel caso Marrazzo.

Proprio nel tentativo di invertire questo clima di intolleranza crescente che investe, anche a Bologna, il corpo di chi porta il segno della differenza, perché immigrato, transessuale o disabile, l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) in collaborazione con il MIT (Movimento Identità Transessuale) ha organizzato due seminari di formazione. Gli incontri, nati nell’ambito del progetto “Diversità come valore”, si sono rivolti ai dirigenti e funzionari pubblici, alle associazioni territoriali impegnate contro le discriminazioni e alle istituzioni coinvolte nell’ambito delle politiche sociali e delle pari opportunità. Sono così stati coinvolti tutti quegli attori, istituzionali e non, che con il loro lavoro giocano un ruolo fondamentale nel costruire e decostruire i confini del pregiudizio e dell’esclusione.

Il progetto “Diversità come valore”, che ha preso ufficialmente il via 10 febbraio 2010, vuole favorire a livello locale, tra i decision makers, una maggiore conoscenza della legislazione europea ed italiana. È infatti a partire dalle realtà locali, a Bologna piuttosto che a Roma e Milano che l’attuazione della parità di trattamento diviene sostanziale, diretta e immediata. Oltre a seminari e corsi di formazione l’Emilia Romagna ha già firmato - come Piemonte, Liguria e Sicilia - un Protocollo d’Intesa per sviluppare un modello di governance contro tutte le discriminazioni, con linee guida per rafforzare le strutture e i servizi presenti sul territorio. A partire da maggio, terminato il periodo di assestamento post-elezioni, l’azione a livello istituzionale si farà più incisiva coinvolgendo i governatori regionali. Al lavoro di sensibilizzazione degli operatori si affiancherà, nei settori chiave del lavoro, dell’alloggio e della sanità, un’azione concreta di proposta presso l’Assessorato alle Politiche Sociali e alle Pari Opportunità.

Cofinanziato dalla comunità europea, il progetto promuove un sforzo unitario che vede confluire all’interno del Gruppo di Lavoro Nazionale le maggiori organizzazioni e reti di associazioni operanti nei cinque ambiti della discriminazione (orientamento sessuale, identità di genere, razziale, disabilità, religione ed opinioni personali). Proprio l’ottica globale e la volontà di coordinare le forze, tra locale e nazionale, costituiscono i punti di novità rispetto al passato. Il progetto nasce per supplire ad una carenza, per far sì che non vi siano più discriminati fra i discriminati.

Nel dicembre 2003, per adempire alla direttiva europea 2000/43/CE che protegge chiunque sia vittima di discriminazione su base etnica o razziale, in Italia si è costituito l’UNAR. A questo importante passo avanti, però, non hanno fatto seguito interventi analoghi negli altri ambiti di discriminazione, per cui si è creato una sorta di gap fra alcuni ambiti in cui le possibilità di intervento sono relativamente ampie e altri in cui siamo costretti a registrare una debolezza cronica. Di qui la necessità di rinnovarsi con un discorso unitario, che fa perno sul soggetto, oggetto potenziale di discriminazione multipla. Per utilizzare al meglio gli strumenti legislativi si dovranno mettere al centro le storie delle persone, in cui le molteplici dimensioni dell’identità si incrociano: Federica, ad esempio, che è stata vittima di tratta è doppiamente vulnerabile, perché transessuale e brasiliana.

Negli ultimi anni, quasi paradossalmente, sembrano aumentare le discriminazioni  a livello istituzionale. E’ quanto emerge dall’analisi delle denunce che giornalmente giungono al Contact Center dell’UNAR - servizio di sostegno ed indirizzo telefonico gratuito. I dati sono eloquenti, nel 2009 il settore che vede il maggior numero di denunce di discriminazione coinvolge attori istituzionali (compresi i media), con una percentuale che si attesta al 17%. Dallo studio dei dati che sono annualmente presentati in un rapporto alle Camere e al Presidente del Consiglio giungono, dunque, le proposte di modifica alla legge vigente.

Per saperne di più:
www.diversita.info
www.unar.it