Una foto di Sigmund Freud con due grosse cuffie. Oppure la celebre pipa di Magritte accompagnata dalla scritta “questa non è una radio”, per ricordare provocatoriamente che non tutto è come appare. Questi i loghi con cui si presenta Psicoradio, emittente fuori dagli schemi in onda nell'etere bolognese dallo scorso dicembre.
Un'iniziativa nata all'interno del progetto Arte e Salute, ideato nel 2000 dal Dipartimento di Salute Mentale dell'Azienda USL di Bologna con l'intento di creare delle possibilità di formazione in campo artistico per le persone con disagio psichiatrico. Non il classico stage lavorativo in azienda ma teatro, burattineria e adesso anche radio.
Un anno fa l'inizio di un corso di formazione per operatori radiofonici selezionati tra i pazienti dell'AUSL, finanziato dall'Assessorato alla Sanità della regione e da alcuni sponsor privati; oggi una puntata ogni settimana di cinque minuti. “All'inizio erano quindici ma abbiamo dovuto ridurre le puntate per dedicare più tempo al resto del corso, anche se spesso finisce che sforiamo...” spiega Cristina Lasagni, docente di Scienze della Comunicazione all'università di Lugano e direttrice di Psicoradio. La trasmissione va in onda ogni giovedì alle 11,30 su Radio Città del Capo (con replica la domenica alle 14), ma il progetto è di sbarcare presto su altre emittenti bolognesi ed anche sul web, con le puntate da ascoltare in podcast grazie ad un sito attualmente in costruzione. Le riunioni e le registrazioni (gli allievi sono autonomi anche dal punto di vista tecnico) si svolgono per ora in un centro diurno di via Abba, in attesa di una sistemazione più appropriata.
A dar vita a Psicoradio è una redazione di una quindicina di persone, tra cui alcuni tutor e giornalisti. “Quella di coinvolgere professionisti della comunicazione e non della psichiatria, così come di creare un nostro sito separato da quello dell'AUSL, è una scelta precisa - spiega Lasagni – perchè Psicoradio non ha lo scopo unico di far star meglio chi la fa, ma vuole essere uno strumento di comunicazione vero, che faccia informazione vera e si misuri con le emittenti sul mercato. Con questo obiettivo in mente parliamo di salute mentale non dal di fuori, dando la parola a chi certe condizioni le vive direttamente, ma non semplicemente per raccontarsi”.
Psicoradio prova così a coniugare comunicazione e cultura con tutto ciò che è “psi”, come si dice in redazione. Nelle puntate trovano posto l'etnopsichiatria, la storia degli studi psichiatrici, la psichiatria nel cinema, nell'arte e nella musica. Una puntata, ad esempio, è stata dedicata alla mostra di Annibale Carracci concentrandosi sul periodo di depressione attraversato dall'artista: un modo per guardare ciò che accade quotidianamente ma da una prospettiva diversa dal solito.
Tra le rubriche spicca “La domanda paziente”, in cui è il paziente ad interrogare il proprio medico e che si conclude sempre con la frase “oggi il mio psichiatra sta meglio”. Numerose le interviste a nomi della cultura, dello spettacolo o della politica: da Alessandro Bergonzoni alla direttrice di ArteFiera Silvia Evangelisti; dal consigliere comunale Milena Naldi a Elio; da Bifo a Cristicchi, che ha vinto Sanremo cantando di salute mentale.
Un contenitore che non vuole essere pesante ma allo stesso tempo non intende rinunciare ai contenuti, per un formato che ancora sta cercando una precisa fisionomia. Come spiega Ciro, uno dei redattori, “ora come ora l'unica cosa certa di ogni puntata è la sigla di apertura e di chiusura. Ma è importante sottolineare che a differenza di tanti altri questo è un corso di formazione che sta già confezionando un prodotto, e prima del previsto”. Corso che prevede una durata di tre anni, durante i quali la redazione di Psicoradio rimarrà sostanzialmente inalterata. “Preferiamo un nucleo fisso e professionalizzato - precisa la direttrice - che naturalmente sarà aperto ai contributi esterni di altri pazienti, e non solo, che avranno qualcosa di interessante da dire sul tema”.
Ma che si dice di Psicoradio a Radio Città del Capo, partner del progetto fin dall'inizio? Lucia Manassi, che collabora direttamente con la redazione, non ha dubbi: “Per noi rappresenta un'opportunità incredibile perchè ci consente di guardare le cose con un'ottica diversa, analizzare esperienze della vita reale sotto un'altra prospettiva. Cioè quello che ogni giornalista dovrebbe fare, riuscendoci raramente. Abbiamo accettato la sfida perchè ci piace dar voce a chi non ha voce, ma è chiaro che qualche dubbio riguardo alla qualità c'era. E invece la sorpresa è stata subito positiva. Anche per gli ascoltatori, che sono stati immediatamente colpiti dai toni e i ritmi diversi: riceviamo molte e-mail e una delle primissime parole chiave di accesso al nostro sito è proprio Psicoradio”.
L'esperimento funziona, insomma, anche se tra i redattori di Psicoradio non manca qualche critica. Per Ciro l'esperienza sa troppo di riabilitazione, ma in fondo ammette che si sta “affezionando alla cosa”. Ad Ivano Psicoradio umanamente piace ma si aspettava “più spazio alla creatività personale”. Per Giovanna, semplicemente, tre puntate in cui si parla della canzone di Cristicchi sono un po' troppe. Ma nel complesso il clima che si respira in redazione è ottimo, e il problema più grande sembra quello di trovare un pomeriggio in più, perchè due riunioni alla settimana sono poche con tutto quello che c'è da fare...
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