L'Opera Padre Marella è un'associazione impegnata, su tutto il territorio della provincia di Bologna, nella gestione di case famiglia, strutture e comunità terapeutiche, rivolte a donne in difficoltà, minori, persone con disagio psichico, affette da tossicodipendenza, anziani, lavoratori e stranieri.
Nell'attuale emergenza-case a Bologna (come del resto in tutto il territorio nazionale), l'Opera Padre Marella offre un prezioso servizio per attutire, almeno in parte l'impatto di questa problematica.
Abbiamo intervistato Massimo Battisti, entrato nel 1989 come operatore sociale nell'Opera Padre Marella dove in questi 20 anni ha ricoperto diversi ruoli, dal 1995 è responsabile del Centro sociale per lavoratori in difficoltà abitativa nella sede di San Lazzaro e dal 2002 al 2009 è stato membro del Consiglio direttivo. Attualmente ha ricevuto la nomina come rappresentante della Provincia nel Consiglio di amministrazione dell'Azienda di servizi alla persona (Asp) "Poveri vergognosi".
Qual è, secondo la sua esperienza, la situazione-case a Bologna?
Vivo ormai da parecchi anni a Bologna, e solo recentemente mi sono dedicato in modo più accurato ad approfondire il tema dell’accoglienza e dell’abitare a Bologna. Il sistema abitativo è sicuramente in sofferenza, risentendo di alcuni fattori che ci accomunano alle grandi metropoli; un forte insediamento ad esempio degli studenti fuori sede attratti dal fascino della città e di una delle più prestigiose università del mondo, a cui si accompagna parallelamente una politica di accoglienza (studentati ed ostelli) assolutamente insufficiente. Inoltre il costo della vita a Bologna è tra i più alti d’Italia, e di conseguenza gli affitti sono spesso proibitivi per il livello attuale degli stipendi medi: una miope politica che spesso ha favorito la concentrazione abitativa di situazioni socialmente impegnative (Barca, Pilastro, via Stalingrado…) che solo in quest’ultimi anni si è cercato di superare con una migliore redistribuzione territoriale delle situazioni più delicate. Inoltre non va dimenticato che i comuni periferici, mi riferisco soprattutto alle comunità montane dell’Appennino, stanno diventando sempre più aree dormitorio per gli immigrati che vi possono trovare affitti più accessibili, pur dovendo mantenere le attività lavorative e scolastiche nel capoluogo.
Infine stanno aumentando in maniera esponenziale le situazioni di sofferenza che determinano stati di morosità prolungata e di conseguenza il pericolo di sfratto. A fronte di tutto ciò si fa ancora fatica ad attuare una vera e propria politica della casa, con un sistema delle accoglienze che sia realmente integrato.
In che modo l' "Opera Padre Marella" si occupa di questo problema?
L’Opera Marella offre una soluzione temporanea al problema alloggio; il Centro Sociale per Lavoratori di San Lazzaro, per esempio, accoglie lavoratori maschi adulti per un periodo di tempo limitato, finalizzando la permanenza al risparmio e alla ricerca di un alloggio meno precario e adatto alle proprie esigenze; l’Opera Marella non può rispondere direttamente alla domanda di alloggi definitivi accessibili e dunque sono stati progettati percorsi di ospitalità ed accompagnamento durante i quali la persona in difficoltà alloggiativa possa “tranquillamente” cercare una situazione abitativa senza doverlo fare nei ritagli di tempo tra lavoro e “soddisfacimento delle necessità quotidiane”. Sono chiaramente percorsi “a tempo” nell’ottica di un aiuto il più “allargato” possibile attraverso forme di affiancamento garantito da personale qualificato.
Ma tutta l’Opera attraverso le sue 19 strutture di accoglienza rivolge la propria attenzione verso chi non ha un luogo dove “stare”, garantendo ogni giorno per tutto l’anno 200 posti letto e fornendo tutti i servizi essenziali, vitto e vestire compresi.
L’impegno dell’Opera Marella è significativo ma non esaustivo. Nel senso che, attraverso diversi progetti, offre un momento di “tregua” alle persone in difficoltà alloggiativa, mirando comunque al raggiungimento di una autonomia che deve essere sempre l’obbiettivo delle persone che si fermano all’Opera Marella. Ovviamente nel corso degli anni si individuano eccezioni a questa filosofia per cui i cosiddetti “senatori”, ossia persone che per profilo personale dimostrano nel tempo la necessità di avere un luogo protetto dove vivere, finiscono per trovare nell’Opera Marella la propria vera casa e la propria vera famiglia.
Emblematico è il ruolo che ormai da anni svolge la struttura di Via del Lavoro, che funge, con i suoi settanta posti letto, da vero e proprio Pronto Soccorso Sociale. Nella struttura che dirigo a San Lazzaro, rivolta come si è detto ai lavoratori, i criteri sono avere un contratto di lavoro in essere e i documenti in regola; poi viene valutata la situazione complessiva della persona, le eventuali problematiche sociali che in quel momento ne ostacolano l’accesso al mercato delle case.
Quali tipologie di persone richiedono il servizio offerto dall' "Opera Padre Marella"?
Vorrei soffermarmi proprio sulla realtà del Centro per Lavoratori perché più di altri forse può essere il termometro delle criticità che poi a livello macro vengono individuate dagli osservatori nazionali.
Fino a pochi anni fa le persone che facevano richiesta erano per lo più lavoratori, magari arrivati da poco a Bologna, in attesa di avere abbastanza denaro per potersi permettere di cercare altro; oppure, in caso di lavoratori stranieri, questi dovevano lasciare l’appartamento condiviso in precedenza, in quanto uno degli occupanti riusciva a farsi raggiungere dalla famiglia e naturalmente necessitava a questo punto dell’appartamento in via esclusiva; in generale comunque tutti afflitti da diversi motivi “pratici” come: costi troppo alti rispetto agli stipendi, caparre da anticipare, mancanza di contratti regolari che dessero più garanzie, sovraffollamento in appartamenti fatiscenti.
Oggi la situazione è profondamente cambiata: le persone che arrivano sono in una situazione in cui il lavoro è per lo più estremamente precario, quindi perdere la casa può essere la conseguenza di un lavoro che si è perduto e non si ritrova; la persona spesso porta con sé delle fragilità personali che rendono ancora più difficile l’inserimento lavorativo e l’autonomia personale. Per questo la tipologia di persone che chiedono aiuto è la più variegata: giovani e meno giovani, italiani e stranieri, professionisti e non, mai come oggi in comunità si respira un aria strana che dice “...siamo tutti sulla stessa barca…” . Per alcuni questo è motivo di sollievo, per altri di depressione.
Non c’è stato un aumento nel numero di richieste ma, come dicevo, un aumento delle fragilità che le persone portano con sé, questo sì e molto. Quello che davvero si respira è una precarietà diffusa, che parte dal lavoro e che finisce col riguardare anche la sfera personale.
Con la sua nomina nell' "Azienda di servizi alla persona Poveri vergognosi", ha potuto notare nuove problematiche dal punto di vista della gestione pubblica? Ci sono gli strumenti adatti per far fronte all'emergenza secondo lei?
Dal 2008, con la firma del nuovo contratto di servizio in forza del quale tutta la materia legata all’esclusione sociale è stata affidata all’ASP Poveri Vergognosi, si è avviato un lungo e complesso processo di riorganizzazione che va di pari passo a quello che ha decentrato molte funzioni dei servizi sociali comunali ai quartieri. Quindi il problema più imminente è quello di “governare” questo processo tenendo presente i veri bisogni della persona. Uno degli obbiettivi che più mi interessano è quello di dare vita ad un sistema elastico e differenziato di offerte che tenga in primo luogo ben presente il percorso della persona e che possa proporre tempestivamente una soluzione concreta. Sono molti i soggetti, tra pubblico e privato, che si interessano attivamente del problema casa, ma che spesso operano individualmente con il rischio di arenarsi, frustrati dal senso di impotenza di fronte a problematiche che necessiterebbero invece di interventi più integrati e di rete.
Bisogna ripensare in chiave moderna a tutto il sistema delle accoglienze di bassa soglia, soprattutto a fronte del pericolo sempre più imminente di tagli economici che inevitabilmente si abbatteranno anche sul sociale. E infine bisognerà affrontare il tema scottante delle crescenti morosità prodotte dall’attuale stato di contingenza economica e che temo si acuirà nei prossimi mesi. La perdita della casa, in assenza di ammortizzatori sociali adeguati, porterà a forme di emarginazione e di degrado sociale sempre più difficili da contrastare.
Per saperne di più leggi l'inchiesta La casetta in Canadà
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