La Repubblica italiana, statuaria part.1

ritratto di Giuliana Sias

Domenica scorsa il Presidente del Consiglio italiano è stato colpito al volto da una statuetta del Duomo di Milano, nella Piazza del Duomo di Milano.
Esce fortunatamente illeso ma la politica italiana, non gode purtroppo di altrettanta fortuna, uscendone con le ossa rotte.
Ciò che si rompe è in particolar modo il contatto tra il vertice politico, quello Statale in senso stretto, e la società civile, quella complicata trama di organismi "privati", per dirlo con Gramsci.
Il rapporto di egemonia tra la politica dei politici e le masse in Italia si è completamente spezzato. E, per carità, la colpa non è certo di un fatto obiettivo come l'aggressione subita da Berlusconi per mano di Massimo Tartaglia.
Il rapporto tra dirigenti e diretti si è spezzato, a sinistra, da quando i diretti non si riconoscono più nelle scelte politiche della classe dirigente la quale, a sua volta, fatica a farsi interprete delle istanze dei diretti.
Il rapporto di egemonia tra Stato e società civile, a destra, si è invece spezzato da quando il catalizzatore politico è diventato un uomo solo e non un "organismo di società complesso". Da quando il Moderno Principe è tornato ad essere un Principe in carne ed ossa. La deriva del Capo carismatico, capace di acquietare le masse di "spauriti" ma non di risolvere i problemi reali della società civile.
Il collante tra base e vertice, la funzione ricoperta dalla classe degli intellettuali, subisce in Italia numerosi attacchi e viene costantemente sottoposta al potere statale. Non dovrebbe funzionare così. La cultura non dovrebbe essere schiava del potere politico, gli intellettuali dovrebbero emanciparsi dalla condizione di "commessi" della classe al potere. E la classe dirigente dovrebbe tenere in grande considerazione la concezione del mondo prodotta dagli intelletuali perchè essi sono gli interpreti per eccellenza dei bisogni delle masse.