Al fine di delineare un quadro più preciso della situazione in città e di comprendere quali siano le risposte delle istituzioni alle richieste di aiuto, abbiamo intervistato Claudio Mazzanti, Presidente del Quartiere Navile.
La difficoltà di trovare casa e garantirsi uno spazio confortevole in cui abitare con la propria famiglia non è un problema nuovo, ma la crisi ha avuto sicuramente un impatto sulla situazione. Che volto ha l’emergenza abitativa con cui gli sportelli sociali e più in generale i servizi di quartiere hanno a che fare?
L’emergenza abitativa è una realtà, e la crisi ha aggravato la situazione poiché i redditi dei lavoratori sono sempre più spesso incompatibili con i prezzi delle case stabiliti dal mercato immobiliare. Le abitazioni non mancano, ma ciò che manca sempre più spesso, è la capacità da parte delle persone, di sostenere i costi di un affitto o di un mutuo. Se a questo si aggiungono le politiche inefficaci e i mancati interventi a livello centrale degli ultimi anni, la carenza cronica di alloggi pubblici e la cessazione degli investimenti statali in questo settore, si intuisce che la situazione è sempre più grave.
Ci troviamo di fronte a 8000 richieste di alloggio e a circa 3000 domande di contributo per l’affitto nella città di Bologna, e ad un infoltirsi dell’utenza dei servizi. Persone che fino a ieri erano autonome, oggi non ce la fanno e vengono a chiederci aiuto. E’ ciò che accade per esempio a quegli anziani che vivono soli e che con la sola pensione non possono pagare le bollette…
Come rispondono gli Sportelli Sociali alle richieste di aiuto dei cittadini?
Prima di tutto cerchiamo di individuare quali siano i bisogni degli utenti, poi diamo loro ogni informazione e indicazione necessaria per avere un sostegno. Il nostro è un lavoro di rete, nel quale cerchiamo non solo di informare ma anche di accompagnare i cittadini nella ricerca di una soluzione al proprio bisogno. Spesso aiutiamo gli utenti a compilare le richieste di sussidio o di alloggio, ma siamo chiamati anche in casi ben più gravi: non molto tempo fa i Servizi del nostro quartiere sono intervenuti per impedire lo sgombero di inquilini di alloggi privati che erano ancora in attesa di una nuova destinazione e che senza il nostro intervento sarebbero finiti in strada. Grazie ad accordi stipulati con i proprietari degli immobili abbiamo fatto in modo che venisse rimandato lo sfratto almeno fino a quando non si fosse prospettata alla famiglia in questione una soluzione abitativa che non coincidesse con la strada.
Il decentramento territoriale dei Servizi ha influito sulla capacità di risposta dei Servizi stessi?
Il decentramento dei servizi ha migliorato il nostro lavoro. Oggi si crea un contatto molto più stretto tra gli utenti e gli operatori, per cui diventa anche più agevole per noi comprendere i bisogni delle persone e rispondervi adeguatamente.
Quali azioni di risposta pensate si debbano mettere in campo per risolvere il problema?
La prima cosa da fare, a Bologna come altrove, è procedere alla ristrutturazione degli immobili che per incuria oggi risultano inagibili: in questo modo già si tamponerebbe in modo efficace l’emergenza. Resta poi l’urgenza e la necessità di attivare politiche ben più ampie che mirano al potenziamento del patrimonio pubblico nel settore edilizio: servono assolutamente nuovi alloggi popolari. Sono necessarie programmazioni decennali articolate in piani d’azione biennali che funzionino in base a regolamenti sufficientemente stringenti da garantire la trasparenza e l’efficacia degli interventi. In particolare si dovrebbero predisporre e potenziare incentivi e sgravi per quei proprietari di immobili che decidono di affittare le case a canone concordato.
Concentriamo l’attenzione sulla popolazione migrante che vive nel quartiere Navile e più in generale in città: l’emergenza abitativa è più grave per la popolazione straniera? A suo parere la presenza di stranieri è connessa ad una maggiore conflittualità sociale?
Facciamo attenzione: l’emergenza abitativa è una realtà che colpisce indistintamente italiani e stranieri. Certamente per questi ultimi la questione si fa più complessa perché il bisogno di una casa si aggiunge a tutte le altre problematiche connesse alla propria situazione, e al dato di fatto che in alcuni casi i proprietari non vogliono affittare le abitazioni agli immigrati.
La conflittualità che può evidenziarsi in un quartiere come il Navile è data da campagne di comunicazione che vorrebbero far credere ai cittadini che l’alloggio pubblico venga concesso di preferenza agli stranieri, quando non è così. Attualmente solo il 10% dei 18 mila alloggi pubblici di Bologna ospita famiglie straniere, l’80% delle quali è composta da persone che risiedono in Italia da molti anni e sono ad ogni effetto nostri concittadini.