I blog nei quotidiani italiani

Come sono i blog dei giornalisti italiani? Un'analisi di quanto offre il panorama editoriale nel nostro paese

Introduzione

Valutare i blog dei giornalisti
La Repubblica
La Stampa
Il Foglio
Quotidiano.it
Il Riformista

La Gazzetta dello sport
La responsabilità degli editori

Introduzione
Il rapporto tra blog e giornalismo è un tema ampiamente dibattuto (1) già da qualche anno nel nostro paese; dalle domande iniziali in cui ci si interrogava se potesse essere considerato una forma di giornalismo si è passati all’analisi dei (primi) cambiamenti che ha prodotto nella professione giornalistica e questo a partire dal trattamento stesso della notizia.
Nel giornalismo moderno il concetto di notizia si situa all’interno di un triangolo che vede ai suoi vertici il giornalista, l’evento (fonte), il pubblico; ora il giornalista in una società tecnologicamente avanzata sempre più attrezzata a comunicare e a criticare l’informazione che viene fatta, si trova a operare in condizioni molto diverse che possono facilitarlo (ricchezza e varietà delle fonti, facilità nel raggiungimento di certe informazioni e nei riscontri) o rendergli il lavoro più difficile (eccesso di informazioni e mancanza di tempo, dipendenza da fonti sempre più forti e organizzate). Ma anche l’altro vertice del triangolo si configura diversamente: quando si parla di pubblico, di lettori che sanno ampiamente utilizzare la tecnologia digitale, dobbiamo immaginare un qualcosa di molto variegato e reattivo, che può concretamente partecipare alla costruzione dell’informazione.

Tutto questo è particolarmente vero quando si parla di giornalisti che utilizzano lo strumento del blog. “Dubito che esista un solo bit di giornale su cui i lettori, nella loro collettività, non sappiano più del giornalista”; è questa la celebre affermazione di Dan Gillmor, noto giornalista statunitense che ha abbandonato il suo lavoro di giornalista per un quotidiano e ha aperto una testata di blog journalism. In questo panorama cambia la prospettiva del giornalista, che non si pone più come autore che scrive (ex cathedra) ad un pubblico che legge desideroso di conoscere, ma si pone allo stesso livello dei suoi lettori instaurando una vera e propria conversazione.
Dice il giornalista statunitense - citato in unarticolo di Bernardo Parrella - Ed Cone: “Oggi i giornalisti comprendono che i blog facilitano loro il lavoro e ne migliorano gli articoli, e i blog sono stati incorporati in quasi ogni fase della professione. I reporter vi inseriscono i loro appunti e li discutono con le fonti e i lettori prima di pubblicare il grande articolo, con il risultato di avere un processo più trasparente, un lavoro organizzato al meglio e una maggiore accuratezza; e l’articolo in se stesso, completo con i commenti dei lettori e delle fonti, diventa un post regolare del blog personale del reporter”.

Valutare i blog dei giornalisti

Questo in teoria è l’apporto che secondo molti potrebbe portare un uso non superficiale dello strumento del blog, ma oggi come i giornalisti dei quotidiani italiani lo utilizzano? Per saperlo abbiamo esaminato i quotidiani nazionali che nella loro versione on line presentano una sezione blog. Lo abbiamo fatto prendendo spunto da una griglia ideata da Jay Rosen - blogger e professore di giornalismo alla New York University - e dai suoi studenti. Strutturata in otto punti, la griglia è stata utilizzata per fare una graduatoria dei quotidiani statunitensi che sanno meglio usare i blog. Noi ne utilizzeremo una versione semplificata che prende in considerazione: 1) la facilità d’uso del blog (sono visibili in home page, sono forniti di una descrizione chiara, esiste una pagina riassuntiva dei blog della testata…) 2) la periodicità di aggiornamento 3) il tipo di partecipazione dei lettori 4) la struttura dei blog (presenza di archivi, permalink, RSS feed, usabilità). 5) il contenuto e lo stile del blog (dialogo con i lettori, tematiche, tipo di scrittura, uso dei link).

Come si vede nella nostra analisi abbiamo tenuto conto anche dell’usabilità (ovvero della facilità d’uso di un blog), della presenza di feed RSS e di permalink, una serie di elementi tecnici che non devono essere considerati estranei alla competenza professionale di un giornalista contemporaneo.
Abbiamo arricchito la nostra analisi sul web intervistando gli stessi giornalisti blogger tramite e-mail a cui hanno risposto nella maggioranza dei casi (11 su 17).
Sembra incredibile ma il maggiore quotidiano italiano, il Corriere della Sera, non ha dei blog ma solo dei forum dei lettori moderati da vari giornalisti; ai forum contribuiscono centinaia di lettori al giorno, un vero capitale umano, peccato che la linea editoriale del giornale non ne preveda un utilizzo diverso. Solo recentemento il direttore di Corriere.it , Marco Pratellesi ne ha aperto uno, Mediablog, dedicato all'informazione; lo stesso direttore, intervistato, promette che a breve anche il Corriere della Sera avrà un suo settore blog, "Pur continuando a puntare sempre nei Forum, un settore, in cui abbiamo un primato in Italia".

La Repubblica

Nel quotidiano La Repubblica il primo riferimento ai blog appare nella colonna a sinistra della home page, in una posizione molto bassa, raggiungile solo attraverso lo scrollbar. La presenza dei blog viene richiamata anche in un altro box in fondo pagina. Nel primo box sono visualizzati gli ultimi messaggi in ordine cronologico pubblicati dai vari blog de La Repubblica. In fondo a sinistra dello stesso box la scritta “Gli altri blog”, porta alla pagina riassuntiva che posiziona i blog dei giornalisti (denominati “Blog d’autore”) in fondo alla pagina nella colonna centrale. In realtà la sezione di pagina ne presenta solo sei (che aggiornando la pagina cambiano in continuazione), rimandando all’elenco completo in una scritta in basso a destra che dice: “Tutti i blog d’autore”. Dopo questo lungo peregrinare arriviamo alla lista dei blog che sono divisi per area tematica e che riconprendono tutti i blog del gruppo editoriale. In tutto raggiungono l’impressionante numero di 46 blog (precisamente 19 sono di Kataweb, sei de L’Espresso, quattro di Deejay), quelli de La Repubblica sono nove a cui possiamo aggiungerne altri otto dell’inserto settimanale “Donna” che hanno fatto il loro debutto nel settembre del 2006. Anche se si tratta di una forzatura ci occuperemo solo dei nove blog del quotidiano; parlo di forzatura perché sul web diventa naturale far convergere i contenuti delle diverse sezioni di uno stesso gruppo editoriale. Quello che ne viene fuori non è una semplice operazione di copia e incolla ma un nuovo prodotto editoriale.

I nove blog targati Repubblica (i primi esistono dal 2003) sono provvisti di un archivio (interrogabile oltreché per mese anche per ogni singolo giorno) che raccoglie tutti i contributi; ogni singolo post è provvisto di un permalink (il collegamento permanente a quel messaggio che non cambierà mai) dei feed RSS ovvero (semplificando molto la descrizione di questa funzionalità) la possibilità per un lettore di essere automaticamente informato ogni volta che un messaggio viene postato sul blog che gli interessa. Solo cinque sono aggiornati più volte alla settimana, tre lo sono raramente e uno è praticamente chiuso. Le aree tematiche coperte da quelli più attivi sono: musica, televisione, esteri, diritti e costume.

La Repubblica è stato un quotidiano italiano all’avanguardia nello sperimentare le nuove tecnologie per fare informazione; a metà del 2006 i suoi blog hanno avuto una battuta d'arresto. Dopo un attacco informatico la possibilità da parte dei lettori di commentare i post è rimasta sospesa a lungo.
Antonio Dipollina, curatore del blog “Pulp Fiction”, l'unico che siamo riusciti a contattare, così dice della sua esperienza : “Non ho la minima fiducia nel commento libero soprattutto se coperto dall'anonimato, come era nel mio caso, sono anzi per vietarlo per legge, o qualcosa di simile. La procedura di controllare tutto richiede una quantità di tempo che non ho e non avrei mai, e non avrebbe nemmeno senso. Il rapporto con il nucleo originario dei lettori è stato splendido e del tutto bidirezionale, e in alcuni casi prosegue tutt'ora. Ma, come ho detto, poi è naufragato tutto, e da parte mia è svanito qualunque interesse…”. I suoi lettori invece ci tengono parecchio a questo rapporto e il giorno stesso in cui si sono riaperti i commenti ben 25 persone hanno risposto al suo messaggio di prova con un certo entusiamo.

La Stampa

Ne La Stampa la pagina di raccolta dei blog è facilmente raggiungibile nella home page del quotidiano in una delle due barre di navigazione presenti subito sotto il titolo. La pagina a cui si accede è però generale e bisogna scendere con il cursore per trovare nella colonna centrale a destra una sezione intitolata “L’angolo dei giornalisti”. Sono 21 i blog aperti (i primi sono del novembre del 2005) , in tutti il lettore ha la possibilità di commentare; i vari blog sono dotati di archivio (di non agile lettura) e dei feed RSS.

Le tematiche affrontate sono molto varie, si va dall’ecologia alla politica, dalla musica digitale all’economia, dai viaggi allo sport, dallo spazio dedicato alla realtà torinese a quello dedicato agli Stati Uniti: c’è posto anche per argomenti tradizionalmente poco trattati sui quotidiani italiani come quelli che si riferiscono ai diritti civili o per argomenti ampiamente trattati ma presentati sotto altri punti di vista (il rapporto oriente occidente). Sono circa una decina i blog che funzionano sul totale e con questo intendo i blog che sono costantemente aggiornati e commentati dai lettori. Esaminandoli da vicino ci si accorge che il tema scelto può influire sulla partecipazione; è il caso di quei blog aggiornati e non commentati, tre in tutto, la cui scarsa partecipazione può essere imputata all’argomento. Ma è l’aggiornamento continuo che alimenta il dialogo con i lettori, prova ne è il fatto che i blog poco aggiornati non vengono praticamente commentati. Tutto dipende anche dallo stile e dalla capacità comunicativa dell’autore, infatti per temi da cui ci si aspetta una pronta risposta del lettore (lo sport su tutti), questo non avviene se manca una certa impronta. “Tengo un blog per dialogare con i lettori ed avere un interfaccia che un articolo, per sua struttura, non ha”, dice Francesca Paci curatrice del blog “Oriente e occidente” e aggiunge, “Un successo di un blog dipende da quanto frequentemente lo si aggiorna... dall'argomento scelto che deve porre delle contraddizioni, dalla capacità di farsi citare e rilanciare dai quotidiani”.

Piuttosto curioso il caso del blog di Marinella Venegoni, “On the road”, che come ha tema generale la musica pop; quando l’autrice ha partecipato come giurata a “Music farm”, questo intreccio con la televisione ha assicurato al suo blog un seguito enorme di lettori che commentano. “Gli inizi non sono stati allegri, ricevevo soprattutto insulti dai fans dei cantanti cui davo brutti voti (quasi tutti). Però poi si è verificato un fenomeno: alcuni lettori hanno cominciato a difendermi, sono nate a partire da lì varie congreghe, una delle quali ha avuto una rubrica fissa (Epopea di Vittorio) che è arrivata alla puntata 28, dove c'è un signore italiano che scrive dal Venezuela e con stile molto spigliato racconta le sue avventure giovanili o presenti. Poiché è veramente divertente, l'Epopea ha avuto un successo tremendo, la legge gente alla quale non importa nulla della musica, anche se la musica è sempre intrecciata con i racconti”. E alla domanda sul perché ha deciso di gestire un blog risponde: “Soprattutto la curiosità di capire che cosa interessi veramente alla gente (con relative delusioni), ma anche per tigna, per vedere cosa succede dopo. I miei lettori amano poter discutere con qualcuno, magari non con il titolare ma con un altro "cliente" del blog. Fra i miei, sono nate amicizie, hanno fatto viaggi insieme, hanno avuto avventure e disavventure comuni”.

Il Foglio

Il Foglio ha iniziato fin dal 2003 a pubblicare nella sua versione on line due blog; stiamo parlando di “Wittgenstein” di Luca Sofri e “Camillo” di Christian Rocca. I blog sono facilmente accessibili dalla home page del sito, il primo nella colonna a sinistra, il secondo in alto a destra di fianco al titolo della testata.
Il blog di Sofri su Il Foglio in realtà è una copia di quello personale che risiede ad un altro indirizzo web. La versione offerta dal Foglio è più dimessa; il blog è dotato di un feed Rss, non ha archivio a differenza dell’altro. Alla domanda sul perché faccia un blog Sofri risponde. “Per le ragioni per cui si scrive: per il piacere di farlo e la presunzione di avere delle cose interessanti da raccontare”. Di fatto la maggior parte degli interventi sono una ripresa di quanto scrive su Il Foglio, Vanity Fair, Internazionale e altre pubblicazioni. Solo ogni tanto vi sono post scritti espressamente per il blog. I temi sono svariati e riguardano la politica, i fatti di cronaca e di costume, la musica , la televisione. L’uso del link è intenso e serve “di solito per segnalare la fonte della cosa che sto commentando, oppure per aggiungere documenti alla cosa di cui scrivo”. Non sono previsti i commenti dei lettori; a questo proposito dice: ”Il mio blog non ha i commenti, accessorio più da forum che da blog. Leggo le email, rispondo, e le pubblico se sono rilevanti”. Anche se questa è una concezione piuttosto limitante sull’uso dello strumento blog, Sofri, attraverso i messaggi che arrivano tramite posta elettronica, intesse un discorso con i suoi lettori e ancor di più con altri blogger che cita e riprende.

Il blog di Rocca, che viene aggiornato più volte al giorno, è sprovvisto di feed rss e ha un archivio piuttosto scomodo da raggiungere, collocato al fondo di una lunghissima pagina web. Come nel caso precedente, ma in misura minore, i post sono la ripresa dei suoi interventi sul Foglio; si occupa principalmente di politica italiana e politica estera anche se non mancano delle escursioni in campo sportivo, collegamenti al blog di Sofri e divagazioni. Le fonti da cui prende spunto sono quasi interamente prese da altri mass media e vengono riportate con il relativo link, anche se a volte ha il vezzo di incaricare i suoi lettori di cercare i link che non saputo o voluto trovare. Manca il dialogo con i lettori.

Quotidiano.it

Anche Quotidiano.net, la versione on line della catena dei quotidiani “Il Resto del Carlino”, “La Nazione”, “Il Giorno”, ha da agosto 2006 uno spazio curato dai redattori dedicato al blog. Dice Lorenzo Sani, giornalista del gruppo e curatore di un blog, Muro contro Muro, su temi sociali: “Prima del blog il giornale aveva riservato a me e ad alcuni colleghi delle pagine web dedicate in cui raccogliere gli articoli pubblicati. Poi hanno deciso di trasformarle in blog, ma è una cosa molto recente”. Quindi i post sono per lo più tratti dagli articoli scritti per i quotidiani che vengono riversati nel blog, dando in questo modo la possibilità al lettore di poterli commentare.

I blog non sono facilmente raggiungibili, dato che sono raccolti in un box nella colonna a sinistra in una posizione molto bassa (e sono poi riportati anche in fondo alla home page); sono tutti dotati di feed RSS, di un archivio (suddiviso per mesi quindi scomodo per fare delle ricerche); i messaggi sono divisi in categorie tematiche. In tutto i blog sono nove, ma se si esclude il “Carlinoblog” che si tratta in sostanza di un forum non moderato (assomiglia allo spazio “lettere al direttore” presente sui quotidiani cartacei, ma in questo caso non c’è nessun direttore che risponde) e se si escludono altri spazi che non hanno ancora assunto la forma del blog ne rimangono solo sei.

Di questi i più attivi come post degli autori e commenti dei lettori sono quelli che trattano di argomenti sportivi. MisterX è un blog sul calcio tenuto da Xavier Jacobelli (e da altri autori) che viene molto seguito e commentato; la piattaforma del blog (di tutti quelli presenti sul sito) prevede anche come categoria “Risposte ai lettori” che diventa così per noi un indicatore del rapporto tra autore e lettore. In questo come negli altri blog la categoria sopracitata ha sempre un ruolo marginale; singolarmente Jacobelli risponde a volte ai singoli lettori all’interno dei loro commenti, ma in questo modo la risposta e il senso del dialogo è difficilmente rintracciabile soprattutto se i commenti (che graficamente sono ordinati cronologicamente in una stessa lunghissima pagina) sono numerosi. In questo caso sembra quasi che il trattamento diverso delle risposte ai lettori sia dovuto al fatto che le risposte ai singoli vanno messe “nelle pagine interne” mentre le risposte ad un gruppo di lettori possono andare in “prima” (ma siamo proprio sicuri che sia questa la scelta giusta?).

Altro blog piuttosto seguito è quello di Leo Turrini che si occupa di automobilismo e motociclismo; questa la sua idea del blog: “Essendo un novizio, per ora mi regolo così: sul blog vengono pubblicati gli articoli più significativi che ho scritto per il giornale. Su questi, i lettori intervengono. Io poi 'replico' con testi che sono, invece, esclusivamente pensati e preparati per il blog medesimo. Ai lettori permetto tutto, purché non si insultino a vicenda o non insultino 'terzi'. E' l'unico vincolo”. Più complessa e completa è l’idea che ne ha invece Lorenzo Sani che pone l’accento sull’allargamento del campo giornalistico e della sua posizione nei confronti dei lettori: “Per ora ho messo in rete pezzi già pubblicati che potrebbero diventare fonte di discussione. I link li ho dedicati all'associazionismo e al volontariato per dare la possibilità che le iniziative e le attività di associazioni o ong siano il più visibili. Sui quotidiani non c'è quasi mai spazio per queste attività, e in genere per le buone notizie. Nella mia concezione di blog vorrei avere un ruolo sempre più marginale e mettere in primo piano chi scrive”.

Il Riformista

Il Riformista offre ai suoi lettori, come del resto tutti i quotidiani fino ad ora esaminati, la possibilità di aprire un proprio blog; la piattaforma si chiama “Il Cannocchiale” e si definisce, a differenza di altri che sono di natura generalista, una “community blog dedicata al mondo dell’informazione” (raggruppa oltre 23 mila blog). Nonostante questo i blog “d’autore” offerti dalla testata sono pochi, sei in tutto, e di questi quattro non vengono aggiornati da mesi, eppure sono ancora li a fare presenza in home page in una buona posizione nella colonna a sinistra in alto.

I blog attivi e regolarmente aggiornati sono quelli di Paolo Novara (PalazzoApostolico.it), e di Fabrizio D’Esposito (“ukbar”), dotati di permalink, feed RSS e di un archivio diviso per mesi. Quando ho scritto questa ricerca era ancora attivo il blog di Francesco Cundari (“Ciccio”), di cui riporto ugualmente alcuni frasi perchè significative (anche profetiche riguardo al suo blog). Cundari considera il blog “Una via di mezzo tra il blocco di appunti e il diario, per cui lo scrivo rapidamente, senza pormi troppi problemi, anche perché è una cosa che faccio nei ritagli di tempo”. Non crede molto nella sua funzione di intrecciare un discorso più diretto con i lettori e dice molto sinceramente: “Il lettore di un blog non può essere associato al lettore di un giornale o di una rivista, non più di quanto possa esserlo il ‘lettore’ di manifesti pubblicitari. E' uno che passa di lì, per caso o per abitudine, durante una pausa del lavoro in cui non ha nulla di meglio da fare… Sono convinto che se i blog più visitati del mondo fossero di colpo oscurati, e venissero distribuiti gratis nelle edicole appena un'infima percentuale dei loro lettori abituali farebbe la fatica di scendere le scale e traversare la strada per leggerli” (ma i blog non potrebbero esistere senza un supporto digitale). Nonostante questa scarsa fiducia nel mezzo - “Personalmente vedrei con qualche scetticismo un piano editoriale di una qualsiasi pubblicazione incentrato sulla funzione dei blog” - Cundari posta regolarmente dei contributi che sono una ripresa dei suoi articoli sul quotidiano o dei post originali che linka ad altre risorse presenti in rete. I commenti provengono molto spesso, e questo vale anche per l’altro blog, da lettori che a loro volta sono blogger appartenenti alla comunità de “Il Cannocchiale”.

La Gazzetta dello sport

La Gazzetta dello Sport ha un solo blog - di non facile accesso nella colonna a sinistra a fondo pagina, ma dotato di permalink, feed RSS e la possibilità di scrivere commenti - “Quasi in rete” tenuto da Carlo Annese, che fin dal 2002 ha condotto un blog molto noto, “Fuori dal coro”. Quello nuovo lo definisce lui stesso come un weblog un istituzionale “Nato come l’altro dal desiderio di riflettere, scrivere e comunicare di argomenti diversi da quelli di cui mi occupo ogni giorno per la Gazzetta. Dunque, ‘Fuori dal Coro’ non ha mai trattato di sport. ‘QuasiRete’ è dedicato ai libri e alla cultura dello sport, temi che non hanno quasi mai avuto spazio sul giornale cartaceo. Dal primo momento, ho creduto nella possibilità di creare una forma di comunicazione orizzontale, condividendo i contenuti con i lettori e accettando rimandi ad altri siti e weblog.”. Questa visione matura e consapevole del blog viene ribadita anche nella seguente affermazione: “I poco meno di 300 lettori che mi seguono ogni giorno sono già un risultato notevole. La Gazzetta è un giornale notoriamente poco legato alla cultura: discutere o semplicemente leggere di libri, mostre, ecc. non faceva parte della nostra storia”. Il blog è quindi inteso come momento di dialogo e per allargare le tematiche del proprio quotidiano.

La responsabilità degli editori

Il discorso complessivo fatto dai blog per ogni quotidiano - secondo Jay Rosen e i suoi studenti - dovrebbe essere autonomo, ovvero dovrebbe poter sostituire completamente la versione on line del quotidiano; un giornale nel giornale con caratteristiche proprie. Il quotidiano che ha preso più punti è lo Houston Chronicle che con i suoi oltre 40 blog che trattano di ogni argomento (con una forte specializzazione sul tema dello sport), sembra proprio proiettare questa immagine di autonomia e completezza della propria sezione blog.
Ma perché un insieme di blog funzioni non dipende solo dal giornalista, dalla sua voglia di conoscere uno strumento nuovo, di intrattenere un dialogo con i lettori, ma anche da una strategia editoriale; dalle interviste ai giornalisti, a parte un caso, risulta che lavorare per un blog non comporta un aumento dello stipendio, ma è semplicemente un di più al normale lavoro di routine. C’è da domandarsi anche se questo passaggio sia stato accompagnato da un’adeguata formazione allo strumento dato che la predisposizione alla scrittura e la cultura giornalistica non sono condizioni sufficienti per la riuscita di un blog. Intervistato a proposito sulla qualità dei blog giornalistici dice Massimo Mantellini: “Esiste una differenza notevole (vorrei dire qualitativa ma non saprei) fra i blog personali di giornalisti che li hanno aperti al di fuori delle strutture editoriali per cui lavorano e quelli incastrati dentro i siti web della Repubblica o L'Espresso ecc ecc. Bloggare per forza non conviene, per una ragione semplice: si vede. E francamente non trovo ragione per leggere un blog gestito da qualcuno che lo fa per evidenti obblighi aziendali”.

“In Italia i blog dei giornalisti sono un ‘accessorio’ ritenuto ancora abbastanza marginale”, dice Carlo Felice della Pasqua giornalista e curatore del blog ‘Reporters’ dedicato al tema del giornalismo partecipativo, “Purtroppo i nostri editori sono rimasti ancora indietro nello sviluppo dell'integrazione fra queste nuove (si fa per dire) forme di comunicazione”. Se manca da parte dell’editore un investimento reale sullo strumento sia in termini monetari che in termini di formazione, allora tutta la “fatica” nel realizzare un buon blog cade sulle spalle del giornalista. La gratuità e la forma di volontariato che caratterizza il mondo dei blog non deve farci cadere nell’ipotesi che solo i blog gratuiti possono essere ben fatti. Ma se quello che rimane è solo la sensazione di “lavoro in più”, di affaticamento ulteriore, allora le probabilità che venga fatto un buon prodotto diminuiscono.

Condurre un blog significa non solo riversare degli articoli già scritti; afferma Mario Tedeschini Lalli, caporedattore Multimedia di Kataweb e autore del blog "Giornalismo d'altri": “I commenti sono una parte importante del blog, ma vanno gestiti. Non credo che il blog di un giornalista di mestiere possa lasciare che vadano a ruota libera: il ‘titolare’ deve avere tempo di leggere, orientare, suggerire e anche cassare i commenti che non si attengono alle guideline (per esempio commenti che adombrino fattispecie di reato). Tutto questo richiede molto, ma molto tempo, specie nel contesto di un grande giornale che fa da ‘calamita’. Occorre a quel punto valutare come sia meglio investire le energie, il tempo e il denaro che tutto questo costa”.

Di giornalisti blog ve ne sono comunque, al di là della collaborazione con quella o con questa testata; motivi per farlo ce ne sono in abbondanza e oltre al dialogo con i lettori, fonte di

confronto, valutazione del proprio lavoro, scelta di argomenti, ne possiamo aggiungere un altro: la possibilità di una spazio libero dove scrivere quello che si vuole e nei modi e nei tempi più opportuni, non dovendo rispondere a nessun editore o direttore.

Note
(1) Vedi gli atti del seminario Tutti giornalisti? Il giornalismo professionale fra blog, aggregatori e industria dei contenuti, organizzato dalla Federazione nazionale della stampa e da Lsdi, che si è svolto a Roma il 26 maggio 2006. Il testo integrale di tutti gli interventi è rintracciabilie a questo indirizzo web: www.lsdi.it/dossier/giornalismo/index.html. Interessante il contributo di Antonio Sofi, Un nuovo giornalismo s’intreccia nella Rete: l’informazione nell’era dei blog, in “Il campo giornalistico”, a cura di Carlo Sorrentino, Carocci, Roma, 2006. Ricordiamo anche lo speciale pubblicato su i “Problemi dell’informazione” n 2/2004. Per finire un punto di vista originale sul tema ce lo offre spesso Massimo Mantellini nel suo blog (www.mantellini.it).

(L'articolo è stato aggiornato al 21/06/07; l'originale è stato pubblicato sulla rivista  "I problemi dell'informazione", n1/2007)