Il SUNIA - CGIL (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari) è la maggiore organizzazione sindacale italiana a tutela degli inquilini. Il suo obiettivo è il riconoscimento del diritto alla casa per ogni cittadino, a condizioni compatibili con le sue esigenze. Abbiamo intervistato il Segretario Provinciale di Bologna, Mauro Colombarini, sul tema dell'emergenza abitativa, sulle conseguenze e le possibili soluzioni.
Come ha influito l'attuale crisi economica e del mercato del lavoro sui problemi delle famiglie che vivono in affitto?
Il dato che emerge dal nostro punto di vista è l'aumento della difficoltà da parte delle famiglie che vivono in affitto. Queste difficoltà esistevano già da tempo ed erano dovute al fatto che, all'aumento dei valori immobiliari, non era corrisposto un aumento dei redditi, degli stipendi e delle pensioni. La crisi del mercato del lavoro ha quindi fatto precipitare una situazione già critica e le famiglie che una volta erano considerate a rischio, ora si trovano in difficoltà concreta e spesso non riescono a far fronte al pagamento degli affitti.
Qual è la vostra percezione del fenomeno? Esistono dati sulla base dei quali è possibile rilevare la difficoltà di queste famiglie?
Questo fenomeno lo rileviamo dal crescente numero di famiglie che si rivolgono al nostro sindacato dicendo che non riescono a pagare l'affitto e chiedendoci aiuto e soluzioni. Ma anche dall'aumento del numero di sfratti per morosità che nella provincia di Bologna sono passati dai 2245 del 2008 ad una stima di circa 3000 per quest'anno, con un incremento quindi del 30%.
Un altro dato che ci fa rilevare questa situazione di difficoltà è l'incremento di domande di aiuto pubblico e in particolare delle richieste di assegnazione di una casa popolare e del contributo per l'affitto. Ormai per entrambi i bandi nella provincia di Bologna siamo a circa 8000 domande, dinnanzi alle quali purtroppo la capacità di risposta dell'amministrazione pubblica è assolutamente ridotta.
Ogni anno, infatti, ottimisticamente, vengono assegnate circa 400 case popolari, soddisfando così solamente il 5% delle richieste; mentre il contributo per l'affitto risulta essere sempre più esiguo in quanto il Fondo Nazionale sulla base del quale viene erogato ha subito ingenti tagli da parte del Governo e i già scarsi stanziamenti vengono divisi tra un numero sempre più alto di richiedenti. Per fare un esempio, se nel 2000 le famiglie ricevevano un contributo che consentiva loro di pagare quattro o cinque canoni d'affitto, oggi riescono a malapena a pagare una mensilità.
Come ha influito invece la crisi sulle problematiche abitative preesistenti, come ad esempio la difficoltà dei giovani di andare a vivere autonomamente?
Purtroppo la crisi fa sì che tanti problemi che rileviamo da molti anni passino in secondo piano e che le possibilità di risolverli si riducano ulteriormente. Pensiamo ad esempio ai problemi di persone anziane o disabili che hanno barriere architettoniche nella propria abitazione, oppure ai tanti giovani che non riescono ad uscire di casa.
Nell'attuale situazione si è talmente proiettati sull'emergenza che i problemi preesistenti tendono ad essere trascurati, invece sono e rimangono questioni molto importanti.
E per quanto riguarda le problematiche abitative delle famiglie immigrate?
La componente maggioritaria di "bisogno casa" è oggi rappresentata proprio dai cittadini stranieri. Le famiglie immigrate sono ormai quasi il 50% nelle domande di alloggio pubblico; mentre sono senz'altro in prevalenza per quanto riguarda le richieste del "bando anticrisi", promosso dal Comune di Bologna per fornire un contributo sull'affitto alle famiglie a basso reddito dei lavoratori che hanno perso il posto.
Questa situazione apre problemi dal punto di vista della coesione sociale non indifferenti. Nel senso che, quando c'è da dividere una torta che è sempre più piccola tra un sempre maggior numero di persone, si crea una competizione dalla quale spesso non nascono sentimenti propriamente encomiabili. La crisi non riguarda quindi solo la questione abitativa, ma è un problema più generale, che sta rendendo più difficili processi già di per sé complicati.
Quali sono quindi le risposte che date alle famiglie, migranti e non, che vengono al vostro sindacato dicendo che non riescono più a pagare l'affitto?
Ciò che cerchiamo di fare in questa situazione è spiegare alle persone quali sono le opportunità esistenti: il contributo per affitto, la possibilità di richiedere una casa popolare, il contributo anticrisi di cui ho accennato in precedenza, che è stato attivato dal Comune di Bologna proprio per aiutare i cittadini che a causa della perdita del lavoro sono in difficoltà a pagare l'affitto e rischiano lo sfratto per morosità.
Nei casi più difficili invece proviamo a interessare anche i servizi sociali, anche se la mia preoccupazione è che, siccome i casi difficili iniziano ad essere davvero tanti, i servizi si trovino a ricevere sulle problematiche abitative pressioni troppo forti e difficilmente sostenibili.
E le soluzioni innovative, come il co-housing o la coabitazione, possono servire a far fronte all'attuale situazione? In che misura?
Io non sono per scartare queste strade a priori, alcune meriterebbero anzi un approfondimento. Mi riferisco ad esempio al co-housing, all'autocostruzione o alla coabitazione tra studenti e anziani in cambio di assistenza, che potrebbe essere ad esempio allargata anche ai giovani lavoratori e non solo agli universitari.
Tuttavia, pur non escludendo un approfondimento di questi strumenti, ritengo che l'attuale dimensione del problema alloggiativo richieda interventi di spessore più adeguato. Purtroppo abbiamo un Governo che dal punto di vista delle prospettive abitative non offre nulla e le amministrazioni comunali vengono di fatto vengono lasciate sole davanti al problema dell'emergenza abitativa.
Quali potrebbero essere quindi le adeguate risposte a questa emergenza?
Secondo me quello che servirebbe è un ripensamento complessivo del sistema delle locazioni; penso che pian piano ci si arriverà, ma ci vuole ancora tempo.
Negli anni Novanta la gente affittava poco perché, se aveva soldi, preferiva investirli in borsa più che in appartamenti, per cui i canoni d'affitto sono aumentati. Oggi è l'opposto, perché la borsa ha perso valore e le persone abbienti preferiscono investire in beni immobiliari; ma nessuno prova a ragionare in modo diverso. I locatari dovrebbero essere portati ad affittare gli appartamenti a prezzi inferiori, ma questo non avviene.
In poche parole quando c'era un mercato favorevole all'offerta sono stati alzati prezzi ed ora che è favorevole alla domanda i prezzi non si abbassano. Questa mi sembra una logica a senso unico che dovrebbe essere assolutamente ripensata.