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As.i.a.: la casa come diritto e non come prodotto di mercato

Come ci ricorda Federico Orlandini, che abbiamo intervistato sul tema della emergenza abitativa, As.i.a. (Associazione Inquilini e Assegnatari) è un'associazione di inquilini federata alle rappresentanze sindacali di base. Opera da diversi anni sia su base nazionale che a Bologna. Di fatto si occupa della difesa del diritto alla casa su due livelli: attraverso consulenze gratuite offerte dagli sportelli informativi nelle varie città e in quanto sindacato di conflitto organizzando la difesa dei lavoratori secondo il motto per cui "la solidarietà è un'arma".

Certamente l'attuale crisi economica e del mercato del lavoro sta influenzando negativamente le possibilità delle famiglie in affitto. As.i.a. ha registrato una tendenza di crescita anche nel numero degli sfratti? Come pensate si evolverà la situazione?
Il numero di sfrattati sta aumentando su tutto il territorio nazionale. A Bologna in ottobre erano in formula esecutiva quasi 3000 sfratti (dati UNEP). Questa fascia di persone non sono solo più soggetti emergenziali, ma lavoratori che fino a poco fa si ritenevano sicuri economicamente, tanto che sono aumentate anche le insolvenze dei mutui per acquistare la casa. Ma questa è la punta di un iceberg che sta emergendo. L'assenza di politiche abitative adeguate ai redditi di chi ha bisogno di casa, il caro affitti e la deregolamentazione del mercato delle abitazioni sono processi in atto da anni che ora mostrano le loro conseguenze.

La crisi sta aggravando anche altri problemi pre-esistenti circa le dinamiche abitative, come ad esempio le difficoltà che hanno i giovani ad andare a vivere autonomamente?
Le nuove tipologie di contratto non permettono di affrontare affitti per un appartamento singolo, soprattutto nelle grandi città. L'ultimo anno di licenziamenti e cassa integrazione ha esteso il fenomeno del sovraffollamento degli appartamenti (che sia lo stesso nucleo o più nuclei famigliari). Non basta uno stipendio di un lavoratore part-time, ad esempio, per tirare avanti.

Quali sono le vostre risposte e le possibili soluzioni ai problemi delle famiglie che non riescono più a pagare l'affitto? Cohousing, cooperative abitative, coabitazione di studenti e anziani sono ancora alternative valide?
L'As.i.a. ritiene che la soluzione sia il riconoscimento del diritto alla casa, ossia un affitto legato al reddito. Questo implicherebbe un'inversione di tendenza rispetto alla liberalizzazione del mercato dell'affitto (legge 431/98) e del nuovo progetto di housing sociale. Bisogna iniziare piani di investimento pubblico per avere maggiori disponibilità di case popolari (non solo nuove cementificazioni), sanzioni a chi specula, requisizioni di case sfitte. Quello che viene chiamato housing sociale è un rischio enorme: l'edilizia popolare non avrà come criterio il reddito ma un leggero abbattimento del valore di mercato.

Rispetto agli interventi in difesa dei soggetti in difficoltà quali sono e di che qualità le risposte delle istituzioni locali?
Noi riteniamo le risposte locali all'emergenza abitativa inadeguate. Esiste un regolamento comunale che va ad individuare un soggetto sociale che non presenta solo problemi abitativi, ma socio-sanitari gravi. E' necessario mettere case a disposizione a chi non riesce più a sostenere l'affitto. Soltanto adesso, dopo diverso tempo che il nostro sindacato denunciava l'emergenza sfratti, è passata una delibera che mette a disposizione case a chi è sfrattato. Perciò si può dire che il problema principale resta il carente patrimonio pubblico.

Qual è la situazione abitativa delle famiglie immigrate? Esistono situazioni di discriminazione particolare?
Gli immigrati subiscono la difficoltà abitativa in modo uguale agli italiani. Stesso caro affitti, stessi bassi redditi, senza soluzione per nessuno. Gli immigrati inoltre se non hanno il permesso di soggiorno di lunga durata hanno oggi problemi legati alla necessità di residenza. Naturalmente, ne derivano conseguenze in termini sociali che sfociano in fenomeni di discriminazione e tensione verso gli extracomunitari perché sovente la loro posizione viene assimilata a quella di usurpatori del lavoro e delle case degli altri cittadini. Quando invece, si sa, i problemi sono strutturali. Tuttavia, nel nostro sindacato, italiani e immigrati si organizzano assieme, consapevoli di avere le stesse necessità.

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