Conversando con un virus: A teatro contro l'Aids

Occhi di donna e nastro rosso anti Aids

Nell’ambito delle iniziative organizzate a Ferrara in occasione della Giornata Mondiale per la Lotta all’Aids, raccolte nel curioso titolo “Non nascondere le briciole sotto il divano” va in scena anche l’ultimo lavoro di Daniele Barbieri “Conversando con un virus”.

Dopo aver calcato le scene con il provocatorio “Le scimmie Verdi”, il giornalista Daniele Barbieri presenta il suo ultimo lavoro “Conversando con un Virus”, un dialogo a più voci - messo in scena insieme allo scrittore eritreo Hamid Barole Abdu - su quella che inizialmente venne chiamata Wrat of God Syndhrom ovvero Sindrome dell’Ira di Dio, nome emblematico che palesa lo stigma sociale che da sempre questa malattia porta con sé.

Prendendo avvio dalla citazione manzoniana in cui Don Ferrante negava l’esistenza della peste di cui egli stesso stava morendo, e dalle affermazioni del Ministro della Sanità Sudafricano che nel 2005 proponeva di curare l’infezione da HIV con aglio e limone, lo spettacolo affronta il problema del pregiudizio e della condanna sociale che le persone sieropositive si trovano ad affrontare e chiarisce gli aspetti globali del contagio, che si rende ancora più letale quando impatta contesti sociali nei quali la povertà rende impossibile l’accesso alle azioni preventive e alle terapie farmacologiche.
“All’inizio si pensava ad un’opera che raccontasse al pubblico il dramma della cancellazione di un’intera generazione di africani a causa del virus HIW – spiega Daniele Barbieri – ma poi ho scelto di utilizzare anche due storie tutte italiane per spiegare il dramma del contagio”. Da un lato infatti viene ripresa la testimonianza di Simona Ferraresi, una donna modenese che nel suo libro “Come il Cielo” si rivolgeva al virus come a un’entità inestricabile dalla sua stessa esistenza e dall’altro ci si riferisce ai racconti di Valentina Avon, che ricorda la sua amicizia infantile con una bambina sieropositiva.

Dalle parole di Daniele si comprende come nei trenta minuti di performance si cerchi di riassumere molteplici aspetti della questione Aids: “Se da una parte non possiamo dimenticare l’impatto devastante che ha avuto il contagio nel mondo, le ingiustizie che portano alla difficoltà di reperimento e di somministrazione dei farmaci antiretrovirali e l’ignoranza con cui almeno inizialmente ci si accostava al problema, dall’altra abbiamo cercato anche una via diretta per ribadire come sia necessario superare pregiudizi e discriminazioni legate alla malattia per comprendere che non si tratta di una punizione divina, che i pazienti non sono degli untori o peggio dei peccatori da cui allontanarsi, ma persone che hanno diritto di vivere nella comunità e di essere trattati come esseri umani”.

Per informazioni:
e-mail: pkdick@fastmail.it
www.hamidbarole.it

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