Con le prime giornate fredde e l'annunciarsi dell'inverno a Bologna istituzioni e mondo dell'associazionismo e del volontariato tornano a confrontarsi sul tema dell'emergenza freddo per i senza fissa dimora. Il problema è sempre lo stesso: cosa fare per garantire a tutti i senza tetto - quelli che vivono in città e coloro che sono solo di passaggio - un posto letto nei sei centri di accoglienza notturni, comunali o convenzionati, presenti a Bologna? Ma la risposta al problema, che va via via prendendo forma nelle parole e le proposte delle Istituzioni locali, si caratterizza per un forte elemento di novità: a partire da quest'inverno il possedere o meno la residenza presso il comune di Bologna potrebbe diventare la discriminante per l'accesso ai servizi da parte dei senza fissa dimora.
"Se le risorse calano - ha confermato nei giorni scorsi Luisa Lazzaroni, assessore alle Politiche per gli anziani, Rapporti con l'associazionismo ed il volontariato del comune di Bologna - come in questo periodo, prima vengono i senzatetto con residenza a Bologna" e aggiunge: "In vista dell’emergenza freddo non dimenticheremo coloro che sono costretti a dormire per strada, residenti o no: il Comune si farà carico anche di loro". L'introduzione di questo insolito principio di selezione non sorprende gli operatori che lavorano con i senza dimora poichè si tratta di un meccanismo innescato dalla recente riforma dei Servizi sociali, fondata sull'idea di decentramento. Dopo la riforma, infatti, chi vuole accedere a un dormitorio deve prima rivolgersi allo sportello sociale del suo quartiere di residenza. Chi la residenza a Bologna non ce l’ha viene invece avviato a un percorso che comporta un colloquio con un assistente sociale e tempi di ingresso nelle strutture inevitabilmente più lunghi.
Piazza Grande in piena estate aveva dedicato un numero della sua rivista proprio a questo tema e, pur evidenziando alcuni elementi positivi apportati dalla riforma, anticipava come segue ciò che in questi giorni sta diventando realtà: "Nelle idee di chi ha studiato questa riforma la possibilità di entrare nei dormitori cittadini verrà riservata esclusivamente a chi ha già la residenza anagrafica a Bologna. Ne consegue che la maggior parte delle persone che si trovano in strada, che non hanno la residenza a Bologna o non ce l’hanno del tutto, non avranno possibilità di essere accolti nelle strutture pubbliche, a meno di non poter affrontare una lunga attesa".
A farsi sentire in questi giorni è la voce di Paolo Klun, neo presidente della Consulta comunale di Bologna contro l'esclusione sociale, che critica la soluzione proposta dall'attuale Giunta Comunale, segno di un "welfare compassionevole e non di un welfare comunitario e partecipativo", e si domanda: "Quanti senza dimora verranno accolti, più o meno dell'anno scorso? E chi sara’ ammalato dovra’ tornare in strada tutte le mattine e sperare di rientrare, se sopravvissuto, la sera? E ci sara’ un presidio sanitario?
Chi propone di fare differenze tra senza fissa dimora residenti e non - prosegue Klun - "mostra di non conoscere quel percorso culturale e sociale che ha portato alla battaglia sul riconoscimento dei diritti, primo fra tutti quello alla residenza, e che ha visto le forze piu’ vive della citta’ (associazioni, volontariato, sindacati, la cooperazione, forze politiche e tanti altri) mobilitarsi e dare alle parole partecipazione e sussidiarieta’ un contenuto concreto e operativo".
Ricordarsi dei senza tetto residenti - fa notare il Presidente - significa inoltre dimenticarsi della "moltitudine che preferisce restare invisibile. Quelli che sopravvivono in baracche di lamiera, in capannoni industriali abbandonati, coloro che dormono in fatiscenti roulotte, su vagoni ferroviari, in tende nascoste a ridosso degli argini dei fiumi. E poi ancora i nomadi, i clandestini, il flusso sempre piu’ massiccio di neocomunitari che va e viene dal paese di origine facendosi beffa di qualsiasi censimento". Un popolo silenzioso e sofferente che non deve suscitare indifferenza - questo il pericolo prospettato da Klun - ma che va accolto dall'intera città, senza differenze e discriminanti.