Dal 3 al 7 novembre Bologna ospita la 7°edizione di "Gender Bender", Festival Internazionale ideato e diretto da Daniele Del Pozzo, che ha risposto alle domande della nostra redazione.
Quando, come e perché è nato il primo festival Gender Bender e perché ha assunto questo nome?
Gender Bender è un festival che nasce nel 2003 dopo il cambio di sede avvenuto dal Cassero di porta Saragozza alla Salara; prodotto dal Cassero Centro gay - lesbico, l'oggetto d'indagine del festival è la rappresentazione fatta da artisti contemporanei di tutto il mondo su temi legati alla rappresentazioni del corpo, all'identità di genere ed alla ricchezza delle differenze di orientamento sessuale.
L'idea era di creare un festival che avesse una vocazione interdisciplinare e che approfittasse anche della vicinanza della nuova sede ad importanti strutture bolognesi come la Cineteca, il Museo d'Arte Moderna (MAMBO), l'Università ed altre.
Il festival così strutturato presenta ogni anno spettacoli di teatro, di danza, proiezioni cinematografiche, incontri con autori e autrici, esempi di arti visive, mostre, concerti e feste.
Il termine gender bender è stato scelto perché a noi organizzatori piaceva il suono delle parole. Il suo significato in lingua inglese è quello di "piegatore di genere", inteso come genere sia di identità maschile che femminile: vale a dire chi riesce nel nostro immaginario a piegare la definizione di maschile e femminile per trovare la realizzazione della propria felicità, adattando l'immaginario, lo stereotipo, il cliché dei ruoli al proprio ideale di identità personale.
Gender bender, nel termine di uso corrente comune in Inglese significa anche confusione di generi; altra caratteristica questa, altra interpretazione del nome che ci piaceva, perché corrispondeva alla confusione che regna all'interno del programma tra le proposte di cinema, teatro, danza e così via.
Quale bilancio può essere fatto riguardo alle sei edizioni precedenti?
Fin dall'inizio, nel 2003, abbiamo pensato che i temi affrontati nel festival potessero essere interessanti non solo per pubblico gay-lesbico, ma anche per uno più eterogeneo, più trasversale, considerando il fatto che Bologna ha spettatori giovani e molto attenti ai fenomeni contemporanei. A distanza di sei anni siamo quindi arrivati a fare un nostro bilancio sulla base di un'esperienza molto concreta: dalla seconda edizione in avanti abbiamo consegnato, a chi si iscriveva all'evento, oltre alla Gender Bender card, un questionario in cui chiunque potesse dare un'indicazione sul proprio profilo come spettatore. Dai dati che abbiamo ricavato ne è risultato che l'obiettivo che ci eravamo proposti è stato raggiunto, nel senso che il nostro pubblico è composto soltanto per il 50% da gay o lesbiche, mentre il restante 50% é risultato formato da eterosessuali. Esiste inoltre una netta maggioranza di donne partecipanti (60%) rispetto agli uomini. Questo bilancio positivo ci sprona a riproporre questo tipo di programma.
Quali sono gli obiettivi e le aspettative che vi siete prefissati per l'edizione 2009?
Come obiettivo ci siamo posti innanzitutto quello di rafforzare la collaborazione con le strutture presenti in città: di anno in anno cerchiamo di portare i contenuti di Gender Bender quanto più vicino possibile al pubblico. Per questo alle location che ospitano tradizionalmente il festival (Cassero, Cineteca, cinema Lumière, MAMBO) quest'anno se ne sono aggiunte altre: Teatri di Vita, librerie.Coop, Ambasciatori, Museo della Musica, Arteria ed Estragon, insieme anche ad altre.
Infatti uno degli obiettivi che ci eravamo proposti era proprio quello di portare Gender Bender quanto più possibile a contatto con il pubblico.
Perché questa settima edizione è stata intitolata "Colpo di grazia"?
"Colpo di grazia" si accompagna ad una immagine credo calzante: le immagini di Gender Bender appaiono apparentemente di uso quotidiano e comune, ma poi in realtà mostrano un particolare, un dettaglio che ne dà una lettura diversa, a volte rovesciata, spezzando così i luoghi comuni. Quest'anno è un piede femminile che sferra un colpo di Karate, ma a piede nudo mostra lo smalto appena dato sulle unghie e batuffoli di cotone che separano le dita.
Quest'immagine offre quindi una doppia lettura: quella di colpo mortale, letale, dato da una disciplina di arti marziali, e dall'altra un colpo dato con grazia, che è una delle caratteristiche femminili.
La nostra linea del prossimo evento quindi è quella di avere un programma che rispetti un'immagine dell'identità femminile, dell'identità della donna contemporanea che rompa gli stereotipi, i cliché, i luoghi comuni; immagine forte, ma che unisce allo stesso tempo anche una caratteristica di grazia, come appunto dice il titolo.
Il tema di quest'edizione è fortemente orientato a interpretare quelle che sono le trasformazioni del femminile oggi, ovvero la trasformazione della donna.
Per maggiori informazioni sul festival:
www.genderbender.it