In questi giorni esce nelle sale, per la regia di Francesca Comencini, l'ottimo film "Lo spazio bianco" tratto dal romanzo di Valeria Parrella; storia di una drammatica involontaria maternità di una Margherita Buy tenera e malinconica, sopraffatta da una gravidanza in abbandono del partner seguita dalla nascita prematura di una bambina.
Maria (Margherita Buy) è una quarantenne insegnante di italiano delle scuole serali nella Napoli odierna; Maria è praticamente sola, in quanto priva di genitori e senza legami affettivi, se non l'amicizia di Fabrizio, collega di lavoro; unico passatempo il cinema, dove incontra Pietro, ragazzo padre, da cui dopo breve ma intensa relazione, rimane incinta. Il giovane impaurito dalla nuova paternità scompare, nasce una figlia prematura ed inizia un periodo, lo spazio bianco appunto, dove la matura madre è costretta a confrontarsi con le proprie debolezze, desideri ed incoerenze, mentre la neonata sopravvive nell'incerta atmosfera dell'incubatrice.
La storia si sviluppa attraverso l'ansia di questa madre involontaria ed immatura, che cerca di resistere a questo nuovo e angosciante evento della "nascita non nascita"; ansia che si manifesta con una continua spola fisica e psicologica fra la vita condotta fino a quel giorno e l'ospedale, fra i banali ed opachi affetti del suo vissuto di prima ed il calore e le amicizie, che via via sembrano consolidarsi e farsi più vere, nelle persone e negli ambienti di ricovero della figlia.
Si assiste pian piano all'accettazione, pur nella sofferenza di un'attesa snervante, alla crescita di questa donna che sola, in una pressoché completa assenza di responsabilità maschili, ma di contro in un mondo di donne e madri forzatamente rassegnate ad arrangiarsi, riesce a sollevarsi dall'opaco tran tran della sua vita da single ed a prendere decisioni ed impegni vitali.
Ben scelta la sceneggiatura con l'alternanza del suono a momenti di vuoto dell'audio quasi a sottolineare l'attesa infinita dell'evolversi del tempo e degli eventi nell'ambiente delle incubatrici.
Grandiosa e regale la Buy, che da sola riempie praticamente lo schermo, con questa sua iniziale ricerca spontanea, quasi infantile, di calore e amore, per colmare vuoti di una solitudine non voluta, e che dopo il parto si apre, seppur gradualmente, verso un interesse ed un amore ancora indefinito ma più maturo.
Il colore un po' scialbo della pellicola ricalca quello livido dell'ambiente ospedaliero, dove la freddezza degli strumenti e degli arredi non è compensata dalla tenerezza dei neonati, che quasi mai si vedono o si sentono; caso mai questa atmosfera ovattata è compensata dalla tesa passione ed angoscia di altre madri "incomplete".
Anche la Napoli che si intravvede negli esterni, forse per la perenne assenza di sole, appare fuori dai soliti cliché, quindi né folkloristica né platealmente miserabile, ma tutto sommato dignitosa ed umile, rispecchiando quasi la vita dei personaggi che animano la storia. Proprio da questi, dal calore che ognuno riversa sull'altro, nella ricerca di lenire e mitigare le rispettive debolezze e difficoltà esistenziali, viene in parte compensata la malinconia e la piatta vita degli interpreti. Ed ecco l'amicizia fra Maria ed il collega Fabrizio; l'affettuoso rispetto fra gli adulti allievi della scuola serale e Maria; l'amore che pure rubato e senza futuro si crea fra la protagonista ed alcuni uomini incontrati nella storia; la simpatica e crescente complicità fra madri di ceti diversi che vivono il medesimo destino d'attesa nell'incerto "Spazio bianco".
Da non perdere.
Regia: Francesca Comencini
Attori: Margherita Buy, Antonia Truppo, Gaetano Bruno, Giovanni Ludeno
Anno: 2009, Italia
In visione nei cinema di Bologna:
Arlecchino, via Lame, 57
Tel: 051/ 52.22.85
Commenti
Lo spazio bianco
Visto che ultimamente ti hanno scritto in molti,anch'io voglio farti sentire la mia voce.Veramente completa la recensione de "Lo spazio bianco". Cosa che del resto penso riguardo alla maggior parte delle tue critiche. Continua così.
Donatella