
Avventurarsi nel mondo su un tandem è cosa ben diversa dal farlo in sella ad un normale velocipede. Come a dire che se la relazione è ben più della somma dei suoi due poli, due buoni ciclisti non fanno necessariamente una coppia da tandem.
Sulla mia nuova bicicletta per due ho riscoperto il piacere di sentire l'aria sui capelli e sulla pelle guardando scorrere intorno a me un mondo che si muove grazie alla forza delle mie gambe, ma soprattutto mi son ritrovata a riflettere sugli equilibri che necessariamente ricerchiamo o dovremmo ricercare quando ci troviamo a costruire una relazione positiva con l'altro.
Stabilito un codice di comunicazione comune, bisogna trovare un giusto ritmo di dialogo e di pedalata, nel quale il contributo di ogni polo della relazione e di ogni ciclista possa trovare un accordo armonico con quello altrui. Il tandem impone la ricerca di sintonia e di equilibrio, e obbliga altresì ad un atto di fiducia reciproco. Io che pedalo dietro, devo avere fiducia in chi mi sta guidando, ma chi guida deve potersi fidare di me, senza sospettare che io possa in qualche modo minare alla sua sicurezza o al procedere del percorso.
Questo non significa che una buona performance in tandem denoti necessariamente un perfetto equilibrio di relazione. In base alla mia breve ma sentita esperienza, direi piuttosto che pedalare insieme può essere un ottimo modo per riscoprire un'armonia nascosta o sfidare un rapporto che sembra ormai consolidato, insomma smontare gli equilibri razionali per rifugiarsi in quegli aspetti della relazione che coinvolgono ciò che di più istintivo abbiamo dentro: il movimento, il ritmo, l'energia.