A soli due mesi dall’entrata a pieno regime della riforma dei servizi sociali di Bologna, e a poche settimane dall'allarme lanciato da CGIL, CISL e UIL sulla "paralisi" del sistema del welfare bolognese in seguito al piano di decentramento dei servizi, arriva in strada il nuovo numero di Piazza Grande, dedicato propio a questo tema.
Un inchiesta che, attraverso una serie di interviste a operatori, persone senza dimora e responsabili dei servizi sociali, indaga le novità apportate dalla riforma - tra cui il merito di accorciare attraverso il decentramento la distanza tra i cittadini in difficoltà e le istituzioni - gli effetti immediati sugli utenti e le prime lacune. "Da quando è iniziata la riforma - spiega in un comunicato Piazza Grande - le persone che vivono in strada e che hanno bisogno di aiuto devono rivolgersi a nuovi uffici, sorti presso le sedi dei quartieri bolognesi. In questi uffici trovano personale che in buona parte non si è mai occupato di disagio sociale adulto e che deve decidere come e dove indirizzare le persone che chiedono aiuto". Il caos che ne deriva se da una parte può essere giustificato dalle disfunzioni di un sistema ancora non del tutto collaudato e dall'inesperienza del personale, dall'altra comporta un forte disagio per tutte quelle persone che vivono già in situazione di grave marginalità e per questo va immediatamente risolto.
"Nelle idee di chi ha studiato questa riforma - prosegue Piazza Grande - la possibilità di entrare nei dormitori cittadini verrà riservata esclusivamente a chi ha già la residenza anagrafica a Bologna. Ne consegue che la maggior parte delle persone che si trovano in strada, che non hanno la residenza a Bologna o non ce l’hanno del tutto, non avranno possibilità di essere accolti nelle strutture pubbliche, a meno di non poter affrontare una lunga attesa". "E' ancora presto per fare bilanci - conclude la redazione del giornale dei senza dimora - ma non per aprire finestre su quello che potrà succedere in futuro". Affinché Bologna continui ad essere una città che non discrimina.
Commenti
riforma servizi sociali
ciao a tutti, da un osservatorio specifico(Associazione Sindrome di Down di Bologna)desidero focalizzare:1)la riforma nazionale del sistema di protezione sociale non è sbagliata in quanto prevede l'emersione del diritto individuale ai servizi.2)questa cornice prevede che localmente si approntino organizzazioni di risposta e di memoria.questo è il problema.3) tocca a noi, qui, disegnare il sistema dentro alla cornice.organizziamo un seminario con gli sportelli sociali per conoscerci e sperimentare il sistema che vogliamo. Claudio Rizzoli Ceps Onlus bologna