Approvato il pacchetto sicurezza. Le reazioni della società civile

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Manca soltanto la firma del presidente della Repubblica Napolitano, poi il pacchetto sicurezza diventerà a tutti gli effeti Legge dello Stato. D'ora in poi chiunque si introdurrà illegalmente sul suolo italiano - bambini, uomini, donne in cerca di pace, di una casa o di un lavoro - in base al nuovo reato di clandestinità sarà considerato un criminale e dunque perseguibile dalla legge, rischiando la detenzione sino a sei mesi nei centri di identificazione ed espulsione. D'ora in poi sarà obbligatorio per ogni immigrato l'esibizione del permesso di soggiorno per tutti gli atti di stato civile, in caso di matrimoni come in occasione della nascita di un figlio. Per ogni senza fissa dimora, inoltre, sarà prevista l'iscrizione a un registro ad hoc presso il Ministero dell'Interno, per essere facilmente individuabili e classificabili all'interno di una categoria di esclusi ed emarginati.

Queste alcune delle norme previste dal nuovo decreto legge che preannunciano una dilagante illegalità (Fortress Europe prevede che oltre 650.000 cittadini del nostro paese saranno perseguibili) e nuove forme di marginalità: nonostante la norma che annullava il divieto di denuncia da parte del sistema sanitario degli immigrati clandestini abbia subito una deroga, chi si recherà in ospedale o iscriverà i propri figli a scuola o affitterà una casa, conoscendo i rischi in cui può incorrere?

Le associazioni che da anni sono impegnate nella difesa e nel sostegno degli immigrati e dei senza fissa dimora continuano a protestare contro un decreto che Fortress Europe - fautore di un appello che ha già raggiunto 9.000 firme - non esita a definire "legge razziale".

A Bologna, dopo l'approvazione del provvedimento, sono tante le voci che si sono sollevate in difesa delle centinaia di migliaia di persone immigrate "che rappresentano una ricchezza imprescindibile del nostro Paese" e che tuttavia sono destinate a una vita ai margini o addirittura al di là dei confini dell'Italia.

La Consulta permanente per la Lotta all'Esclusione Sociale del Comune di Bologna definisce la legge "una vergogna per l'Italia" che colpisce le persone invece di favorire l'integrazione. "L'introduzione del reato di clandestinità - spiega la portavoce della Consulta Teresa Marzocchi - segnerà duramente l'esistenza degli immigrati, che ora dovranno aver paura anche quando si rivolgono ai servizi sociali, alle strutture sanitarie, alla scuola. Saranno, di fatto, violati i diritti dei minori. Le strutture giudiziarie e gli istituti di pena si avvieranno rapidamente al collasso. L'illegalità favorirà arbitri e offerte di servizi di ogni genere, fuori da ogni controllo. Tutto questo senza che sia in alcun modo risolto il problema della presenza irregolare di immigrati sul territorio nazionale. In sovrappiù, si decide una bella schedatura delle persone senza dimora, forse perché troppo povere e, dunque, pericolose". 

Dello stesso parere è il Consiglio dei cittadini stranieri della provincia di Bologna che - attraverso la voce del suo Presidente Bouchaib Khaline - stima che saranno circa 2.000 gli stranieri a Bologna a rischio in seguito all'introduzione della legge. Una legge in cui - aggiungono alcuni consiglieri - "il Governo ha messo un grande impegno, facendo credere che il problema sicurezza sia legato alla presenza degli stranieri. Ma il Governo non dimostra lo stesso impegno in tema di sicurezza sul lavoro o sulle strade, luoghi in cui la gente continua a morire". "La vera clandestinità - spiegano - non si combatte cosi'. Chi lavora, ha contribuito alla ricchezza di questo Paese, versando contributi a Inps e Inail e non puo' trovarsi da un giorno all'altro ad essere considerato clandestino". Per questo - ricorda il presidente - ad esempio "abbiamo chiesto un permesso di soggiorno di un anno per chi perde il lavoro a causa della crisi".

E' "la morte dei diritti" - dichiara la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (FIOPSD) impegnata negli ultimi mesi in una campagna contro il pacchetto sicurezza - e già preannuncia una lunga battaglia nelle opportune sedi giuridiche e istituzionali “per difendere diritti fondamentali e costituzionali che nessuna convinzione politica e nessuna ragione di consenso può mettere a repentaglio”.

La questione, dunque, non si ferma dinanzi all'intransigenza normativa e il dibattito è tutt'altro che chiuso; vi invitiamo anzi a partecipare - anche sulle pagine del nostro sito - con commenti e considerazioni, perchè prevalga il dialogo e la capacità di costruire insieme per il benessere di tutti.