Marco Bruno è stato per dieci anni volontario dell'associazione L'albero di Cirene di Bologna, attualmente si occupa di progettazione sociale per la stessa associazione ed è responsabile del progetto "Non sei sola" che si occupa del fenomeno della tratta degli esseri umani al fine di alimentare lo sfruttamento della prostituzione. Il progetto consiste in un'unità di strada, in una casa di seconda accoglienza che si chiama "Casa Magdala" e in un'attività di formazione e informazione del territorio.
Alla luce della sua attività nel progetto “Non sei sola” dell’associazione “Albero di Cirene” com’è affrontato il fenomeno della prostituzione nel territorio bolognese?
L’attività di assistenza e di aiuto alle ragazze costrette a prostituirsi è coordinata dal progetto di competenza regionale “Oltre la strada” che coordina tre associazioni “La casa delle donne per non subire violenza”, “Giovanni XXIII” e “Caritas” che sono iscritte sul registro dell’albo regionale e che hanno facoltà di prendersi carico delle donne che escono fuori dal giro di prostituzione. Tali associazioni posso quindi attivare dei percorsi di protezione sociale al fine, nel caso di donne immigrate, del rilascio di un permesso di soggiorno alla luce di quanto stabilito nel testo unico sull’immigrazione.
Quanto è efficace e quanto supporta l’attività delle associazioni l’apparato legislativo nazionale in materia di prostituzione?
L’Italia possiede delle buone leggi alle quali potrebbero essere aggiunti degli interventi che sono molto discutibili. Per il momento le leggi di riferimento che fanno da base alle attività di recupero sono la legge Merlin, il testo unico sull’immigrazione e una serie di altri articoli che prevedono pene severe non solo per le organizzazioni criminali che sfruttano la prostituzione ma anche per coloro che acquistano prestazioni sessuali soprattutto da minorenni. In linea di massima esistono buone leggi, il problema è nella loro applicazione. Da questo punto di vista si può fare molto di più, sia nell’inasprimento delle pene per gli sfruttatori, sia per quanto riguarda la complicità da chi acquista le prestazioni sessuali. Per quanto riguarda il testo unico sull’immigrazione esso prevede sia un discorso giudiziario sia un percorso sociale importante per dare la possibilità alle donne che vogliono uscire dalla prostituzione e che vogliono tutelare comunque l’incolumità propria e dei propri familiari di poterlo fare anche senza sporgere denuncia ma semplicemente dando voce alla propria testimonianza. Questo è un aspetto fondamentale in quanto sottrarre le donne al racket vuol dire sottrarre risorse economiche e quindi contrastare queste organizzazioni criminali.Quando si parla del fenomeno prostituzione si parla in realtà di un fenomeno molto più complesso che ha dentro di sé una serie di aspetti diversi. Uno è quello della tratta degli esseri umani, quello dell’immigrazione clandestina, la violenza sulle donne, il conflitto sociale. Chi si trova a legiferare in materia di prostituzione deve necessariamente tenere conto di tutti questi aspetti. Prima di tutto la critica che è stata fatta all’ultimo disegno di legge Carfagna è quella di non aver convocato il tavolo delle associazioni e di tutti gli esperti che avevano già fatto un percorso nel governo precedente. Il disegno di legge è stato fatto sulla spinta di quello che era il malumore dell’opinione pubblica di fronte a situazioni di disagio e di disordine che il fenomeno prostituzione genera. Per chi conosce questo fenomeno vede però delle contraddizioni. Anche se si paventa delle pari responsabilità tra il cliente e la ragazza che è in strada è comunque in atto una criminalizzazione della donna generando un paradosso secondo il quale la ragazza viene presa, multata o al limite messa in carcere se reticente. Il cliente sarà sicuramente meno identificabile e potrà cavasela con una multa. Se il tema da affrontare è il conflitto sociale, il degrado urbano chi deve pagare è senz’altro il cliente e non la ragazza che è costretta a prostituirsi. Altro problema è la visibilità del fenomeno e se si tenta di spostare il fenomeno nelle case per dare risposta al problema dell’ordine pubblico lo si renderà invisibile ma facilmente accessibile.
A Bologna esistono realtà che sfruttano questo tipo di prostituzione invisibile?
A Bologna questo fenomeno è presente nei night che si appoggiano magari anche ad alberghi, ed è presente anche negli appartamenti. Essendo un fenomeno tollerato in quanto invisibile è molto sparso nel territorio e quindi in questo modo più giustificato da parte della popolazione.
A questo punto qual è la percezione della gente comune su questo fenomeno? E’ legata solo ad un problema di visibilità da risolvere magari con quartieri dedicati?
I cosiddetti quartieri a luci rosse non sono la soluzione al problema ed anzi in particolare aumentano la distanza con la normalità e ghettizzano le donne costrette a prostituirsi accettando l’idea che le donne diventino degli oggetti sessuali. Le donne che hanno a che fare con questo problema sicuramente sperano e desiderano una situazione temporanea e quindi non vogliono essere rinchiuse in gabbie ed etichettate. Chi si prostituisce lo fa per risolvere determinati problemi che sono soprattutto di natura economica, se guardiamo la provenienza delle donne capiamo bene come mai la maggior parte provengono dalla Nigeria e dalla Romania e non dalla Francia. Esse hanno a che fare con un disagio sociale ed economico di partenza peggiorato dal radicamento nel loro paese d’origine di organizzazioni criminali che vedono nella possibilità di sfruttare il loro corpo una fonte di guadagno.
Come i mass media raccontano il problema della prostituzione? Che percezione suscitano nell’opinione pubblica?
La questione mass media è di grande responsabilità in questo problema. La prostituzione può essere vista come un problema di ordine pubblico o come una questione di conflitto sociale. Per noi associazioni è una questione sociale, esiste un problema di donne che per una serie di motivi sono costrette a prostituirsi, la prostituta in strada non è per noi un problema di ordine pubblico, non è un pericolo per la società, il pericolo vero è per la vita di queste donne. I mezzi di comunicazione non riescono a dare una visione di tipo sociale perché naturalmente si rincorre l’audience, sbattere le persone in prima pagina, mostrare le spettacolari azioni di polizia nel ripulire le strade. Nella realtà non avviene certamente questo, le forze dell’ordine ad esempio sono in prima linea nell’assistere le ragazze, nell’arrestare i criminali ed è questo che si dovrebbe far vedere. Si dovrebbe dare un’informazione corretta sul fatto che non serve ripulire le strade, frase spesso pronunciata dai mezzi di comunicazione, le strade si ripuliscono dai rifiuti non dalle persone, ma si deve dare un messaggio forte che esiste un impegno sociale e civico per combattere questo fenomeno, quindi che questo fenomeno può essere sconfitto solo con un aiuto comune e congiunto.
Come considera la norma secondo la quale viene data facoltà ai medici di denunciare l’eventuale clandestinità del paziente? Come si ripercuote sull’assistenza alle prostitute che sono in maggioranza immigrate spesso clandestine?
Questa norma ci è stata venduta precisando che il medico non è costretto a denunciare la clandestinità dell’immigrato ma può scegliere di farlo. Questa discrezionalità da parte del medico può rendere pericolosa questa norma. Naturalmente se le ragazze hanno la percezione di questo pericolo finiranno per non rivolgersi più ai servizi sanitari e sociali, succederà quindi che andranno meno dal medico e quindi crescerà il rischio di epidemie ed infezioni. Ci sarà inoltre il rischio di sviluppare servizi sanitari paralleli organizzati direttamente dalle organizzazioni criminali. Siamo completamente contrari ad un provvedimento di questo tipo, la salute pubblica è una necessità per tutti i cittadini.
Quali sono i pericoli e le difficoltà che deve affrontare un’associazione che si batte contro la prostituzione?
Parto dal presupposto che chi sfrutta le donne per guadagni personali è sicuramente una persona codarda, che non ha trovato altro modo di arricchirsi se non il fare violenza su una persona più debole, più indifesa. Il pericolo che ne scaturisce è molto meno grave di quello che si può pensare. Siamo di fronte comunque ad organizzazioni criminali violente, che sono un rischio se non c’è una risposta pronta da parte della società italiana in materia di forze dell’ordine ma ance di certezza delle pene nei confronti di queste persone. Fortunatamente esiste un’ottima collaborazione con le forze dell’ordine. Quello che è molto più impegnativo è la fatica nell’affermare la verità di questo fenomeno, nel far capire all’opinione pubblica cosa c’è dietro questo problema, la fatica poi di trovare un ambiente non discriminatorio per le donne che ne escono fuori. E’ contro la difficoltà di coinvolgere la società italiana rispetto a questo fenomeno, contro il silenzio sulla reale considerazione di questo problema che si compiono gli sforzi e le fatiche maggiori.
Per informazioni:
www.alberodicirene.org/