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Tratta di donne a fine di sfruttamento sessuale. Chi ne parla?

di Elena Lonardi (*)

La tratta di donne a fine di esplorazione sessuale rappresenta una economia nascosta con profitti enormi, comparabili a quelli ottenuti dal traffico di armi e droga. I rischi di questa attività illecita sono tuttavia molto minori. Reti di trafficanti, a livello nazionale e internazionale, approfittano di donne vulnerabili, ammaliandole con false promesse e opportunità di impiego. Tuttavia, indipendente da come la persona sia stata avvicinata, inglobata nella rete e trasportata, sono le condizioni stesse in cui la tratta si verifica che costituiscono gravi violazioni di fondamentali diritti civili e sociali: fra gli altri, il diritto alla libertà, il diritto di non essere costretto a lavoro schiavo, di non subire trattamenti disumani, diritto alla salute e a condizioni di vita e lavoro degne.

La tratta di donne a fine di sfruttamento sessuale è quindi molto più che un problema di crimine e migrazione. Si tratta di abuso di diritti umani, una forma persistente di disuguaglianza e discriminazione di genere di dimensione globale. ILO (International Labour Organization) dimostra come le persone maggiormente trafficate siano donne e bambini di classi sociali umili, con basso livello di scolarizzazione.

Il processo di globalizzazione, che stimola connessioni transnazionali, gioca un importante ruolo nel creare terreno fertile per la tratta. La globalizzazione è stata addirittura definita come la realtà politica dove le forme di dominazione sono espresse da tratta e sfruttamento della prostituzione. Politiche liberali; avanzo tecnologico nei trasporti e nelle comunicazioni; disparità economica fra paesi sviluppati e in via di sviluppo; femminilizzazione del lavoro e delle migrazioni; incapacità di stabilire politiche regolamentarie da parte degli stati e rafforzare le leggi esistenti; la corruzione nei settori amministrativi, giudiziari e poliziari sono fra i principali fattori che facilitano attività criminose legate alla tratta di persone.

Questa situazione, le cui proporzioni stanno aumentando, rimane tuttavia pressoché invisibile. Mancano statistiche reali e affidabili, mancando seri meccanismi investigativi e di registrazione dati. Persistono invece pregiudizi, approcci moralisti e discriminatori, legati al fatto che tratta di persone ha spesso a che fare con sessualità e prostituzione. Non esiste una conoscenza su come operino le reti e le vie di entrata e uscita cambiano spesso per evitare controlli. Le condizioni in cui lo sfruttamento ha luogo contribuiscono fortemente a questa invisibilità. Molte vittime sono imprigionate, impossibilitate ad avere contatti esterni e minacciate. La mancata comprensione del fenomeno spesso quindi conduce al negare lo stesso.

In realtà un'analisi del mercato del sesso attraverso la prospettiva economica aiuta a capire la struttura relativamente semplice della tratta stessa. La domanda di donne per il mercato del sesso ne è il motore, alimentato da offerta di persone senza uguali diritti e senza le stesse opportunità di accesso a educazione e lavoro. I perpetuatori sono i trafficanti che si approfittano di queste vulnerabilità in relative impunità. Quello che ne risulta è un contesto che permette alti profitti a basso rischio per i trafficanti, con gravi conseguenze per le vittime, i cui diritti basici vengono brutalmente violati.
La complessità del fenomeno richiede un approccio interdisciplinare e multidimensionale. Infatti la ragione per cui molte donne sono spinte a cercare alternative all'estero e tutto l'insieme di ragioni che favoriscono la tratta, non possono essere ridotte a situazioni di povertà e indigenza ma dovrebbero coinvolgere un'ampia analisi sociale e antropologica, a partire da discriminazione sociale e di genere. Allo stesso tempo, nessuna politica contro la tratta può essere efficace se non accompagnata da politiche economiche e migratorie.

Per esempio, un'attenta analisi delle principali cause del fenomeno dovrebbe includere, fra le altre, i mass-media come importanti attori sociali, in grado di contribuire alla creazione di terreno fertile per la tratta di donne e giocare un certo ruolo alla luce del framework domanda-offerta-impunità: quali gli stereotipi costruiti (ruolo della donna, prostituzione, immagine del migrante), quali le possibilità di aumentare la visibilità del fenomeno, di stimolare responsabilità sociale e creare prevenzione?

Il coinvolgimento sociale nel dibattito sulla tratta di persone è ancora scarso e una effettiva mobilizzazione, così come un dibattito permanente, sono assenti. Una sistematica raccolta di dati, coordinazione, passaggio di informazione e un sistema di monitoraggio comune a organizzazioni governative, non governative e società civile, così come una indipendenza di azione, sono necessarie per la creazione di network e di un effettivo dialogo politico.
I media sono strumenti privilegiati per mettere queste teorie in pratica, creando prevenzione attraverso attività di coscientizzazione attraverso una comunicazione democratica e non discriminatoria a livello nazionale e internazionale, supportando mobilitazione sociale e dando voce a quella società che crede che un altro mondo sia possibile.


Per maggiori informazioni


Associazione Modena Terzo Mondo
www.modenaterzomondo.org
modenaterzomondo@libero.it

Campagna contro turismo sessuale
www.stopsexualtourism.org

Associazione Papa Giovanni XXIII, Rimini
www.apg23.org
info@apg23.org

 

(*) Volontaria per la ong Sodireitos (Belem, Brasile)

 

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