Per analizzare da vicino i bisogni sociali del nostro territorio e garantire la reale efficacia delle proprie proposte in materia di servizi, il Partito Democratico ha creato il Forum Welfare.
Abbiamo intervistato Francesco Errani, referente per le Politiche Sociali del Forum, per meglio comprendere la funzione di una tale esperienza di politica partecipata.
di Nadia Luppi
Riguardo al fenomeno specifico delle "nuove povertà", quale importanza si conferisce, nel dibattito interno al Forum, ad aspetti come l'esclusione culturale e sociale?
Il fatto che all'interno del Forum stesso sia stato costituito uno specifico gruppo di lavoro tematico dal titolo "Inclusione sociale e Nuove Povertà" è sintomatico del nostro essere consapevoli della necessità di dover collegare il tema dell’esclusione alle nuove povertà. Inoltre, la presenza di esperti e rappresentanti delle principali realtà che da anni lavorano a Bologna su questi temi offre la possibilità di analizzare in profondità e da più prospettive queste problematiche ricercando soluzioni appropriate.
Dalle vostre indagini quali sono le fasce della popolazione locale più a rischio, e quali gli approcci di intervento più appropriati?
Posto che il Forum non è un istituto di ricerca, il nostro "osservatorio" ha ben presente la condizione di persone, uomini e donne, giovani e meno giovani, a rischio di esclusione per cause fisiche, psichiche o sociali. Quindi vediamo la maggiore facilità con cui migranti in difficoltà, disabili, detenuti, tossicodipendenti, donne che intendono uscire dal circuito della prostituzione, siano a rischio o già si trovino in situazioni di disagio sociale o povertà.
Il problema principale a cui dobbiamo rispondere è il rischio che quell'area di "invisibilità sociale" che racchiude situazioni di difficoltà socio-economiche si espanda. E’ proprio in casi come questi che la mancanza di tutela rischia di portare le persone a essere escluse o ad autoescludersi.
Riteniamo, infine, che questo fenomeno coinvolga maggiormente gli uomini e le donne che non dispongono di servizi capaci di fornire loro quelle garanzie indispensabili a costruire un progetto di vita dignitoso, soprattutto se l'origine culturale, l'età e il genere delle persone vengono ad essere elementi di discriminazione.
Quale deve essere la risposta della politica a queste dinamiche?
Noi del Forum riteniamo che in una situazione così complessa e difficile, sia importante proporre un'alternativa per una società aperta e libera, costruendo sedi di confronto in funzione di una innovazione programmatica.
L'idea di sviluppo deve riportare al centro le persone, la comunità come fondamento della nostra società: solo così si potrà garantire, soprattutto a chi versa in condizioni di difficoltà, di accedere alle opportunità e alle informazioni necessarie a costruire un progetto di vita dignitoso.
Rispondere efficacemente alle nuove domande di Welfare significa partire dal presupposto che le persone sono una risorsa da non "spezzettare" a seconda del bisogno, e che i servizi devono essere predisposti ad una presa in carico complessiva del soggetto, dal punto di vista sociale e sanitario, lavorativo e formativo, ecc.).
Per informazioni ed iscrizioni al Forum Welfare e ai relativi gruppi di lavoro:
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