La generalizzazione del rischio di impoverimento

L'impoverimento economico ha conseguenze dirette sull'impoverimento sociale e culturale? Quali sono le principali tendenze nella composizione della popolazione "povera" della nostra città e provincia e che caratteristiche ha il profilo delle persone a rischio? Lo abbiamo chiesto a Maurizio Bergamaschi, sociologo e ricercatore in "Sociologia dell'ambiente e del territorio" presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Bologna.

di Luca Stigliani

Quali sono i numeri e le principali tendenze nella composizione della popolazione "povera" della nostra città e provincia e che caratteristiche ha il profilo delle persone a rischio?
Una quantificazione del fenomeno risulta particolarmente problematica nella misura in cui non disponiamo di una definizione puntuale e condivisa della realtà che intendiamo misurare. Relativamente più semplice è l’individuazione delle tendenze emergenti che attraversano la nebulosa della povertà. In generale possiamo affermare, e su questo tutte le ricerche concordano, che accanto alla persistenza di sacche di povertà da tempo conosciute e che nel tempo tendono a riprodursi, da alcuni anni si registrano situazioni di impoverimento che presentano tratti del tutto inediti rispetto al passato. Con riferimento a questa seconda figura della povertà, è in particolare il processo di destabilizzazione degli stabili che caratterizza queste situazioni: biografie che hanno conosciuto un pieno inserimento sociale e una piena integrazione lavorativa che oggi si trovano a confrontarsi con l’incertezza di una condizione che li espone al rischio di un impoverimento più o meno estremo.

Nelle ricorrenti notizie di "crisi" che trascina nuove fasce verso lo stato di impoverimento, o di famiglie che non arrivano alla quarta settimana, ecc.. quando si parla di povertà si fa riferimento esclusivamente a capacità reddituali. Quali sono i parametri in uso nelle statistiche? Quelli economici sono gli unici? Non le sembra una limitazione non prendere in considerazione (almeno nel dibattito pubblico e politico) anche beni di altra natura(relazionali, culturali, ecc…)?
Le statistiche che annualmente vengono elaborate dall'ISTAT utilizzano, per quantificare la diffusione del fenomeno povertà, la soglia di povertà relativa (per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media procapite nel paese. Nel 2007 questa spesa è risultata pari a 986,35 euro mensili). Sia che si assumano i redditi o i consumi (familiari o individuali) per misurare la povertà (e su questo il dibattito è aperto), una sola dimensione viene privilegiata. I limiti di un approccio di questo tipo sono evidenti. Ad esempio, non vengono quantificate le risorse informali di cui una persona o una famiglia può eventualmente disporre, ma anche la presenza di una persona non autosufficiente all’interno di un nucleo familiare non rientra nella valutazione.

Sono aspetti rilevanti la provenienza geografica, l'area di residenza ed il livello culturale?
Le statistiche ufficiali su scala nazionale evidenziano che la provenienza geografica, l'area di residenza ed il livello culturale non sono irrilevanti, ma il dato nuovo sul quale è opportuno riflettere è la generalizzazione del rischio di impoverimento. Se ci sono soggetti maggiormente esposti a questo rischio, è altrettanto evidente che non vi sono percorsi biografici del tutto immuni da questa possibilità.

Vi è qualche analisi sulla percezione soggettiva di povertà rispetto a bisogni classificati come primari che non si riescono più a soddisfare pienamente (es. consumi prima ritenuti irrinunciabili ora vengono messi in stand-by)?
Oltre ai già ricordati rapporti annuali dell'ISTAT sulla povertà relativa in Italia, disponiamo anche di ricerche che misurano la cosiddetta povertà soggettiva, ovvero il sentirsi poveri. Al di là di alcune perplessità metodologiche sulla realizzazione di queste stime, emerge un dato sul quale forse è opportuno riflettere. Se vi sono individui che si percepiscono poveri e il loro reddito è effettivamente al di sotto della soglia di povertà, ve ne sono altri che pur collocandosi al di sopra di questa soglia si percepiscono comunque come poveri, e altri individui ancora che al di sotto della soglia di povertà non si percepiscono come poveri.

L'impoverimento economico ha conseguenze dirette sull'impoverimento sociale e culturale? (vedi contrazione dei consumi culturali). E con quali tempi si possono verificare? Viceversa l'impoverimento economico può forzare la ricerca di reti di sostegno più allargate e quindi produrre un arricchimento relazionale e sociale?
Le varie dimensioni nella biografia di un individuo sono correlate, ma evidentemente non in modo meccanico e deterministico. Ciò che mi sembra meriti attenzione è il vissuto quotidiano della povertà, in particolare in coloro che per la prima volta sono chiamati a confrontarsi con questa condizione. Il silenzio e il ripiegamento nel privato sono le reazioni che sempre più frequentemente si osservano. Questo non solo non favorisce ma ostacola la strutturazione di nuove relazioni a partire da questa condizione. La povertà viene vissuta come una "questione privata", estranea alla sfera pubblica. Riportare al centro della sfera pubblica queste condizioni di deprivazione è la sfida a cui siamo tutti chiamati.