“Informarsi, agire bene, lavorare in rete” Parola di Carmen Lasorella e Padre Moretti

Carmen Lasorella

Giovedì 28 maggio sul palcoscenico del Teatro Dadà di Castelfranco Emilia, cittadina di frontiera tra le province di Modena e Bologna, si è tenuta la serata inaugurale del Festival del Volontariato. Per l’occasione, a parlare di diritti umani negati, di volontariato e di informazione plurale o pericolosa sono stati Carmen Lasorella - giornalista e reporter - e Padre Franco Moretti - sacerdote comboniano, missionario ora direttore del mensile Nigrizia.

Si è trattato di un’occasione importante nella quale due “esperti” di informazione e di politica internazionale hanno incontrato gli esponenti del mondo del volontariato locale, per cercare di spiegare le ingiustizie globali odierne scegliendo il modo giusto per impegnarsi a contrastarle.
L’intervento della brillante giornalista, incalzata dalle domande della conduttrice si apre con un richiamo alle vicende dei respingimenti di migranti di poche settimane fa. “Per parlare di  violazioni dei diritti umani non è necessario andare lontano: anzi dobbiamo iniziare dal rispetto per il nostro vicino di casa, senza rinunciare ad occuparci di chi non è vicino di casa ma dovrebbe essere considerato almeno vicino di tempo. Ricordiamoci che è facile essere buoni quando le questioni sono lontane e non ci riguardano direttamente, ma quando gli eventi ci toccano da vicino essere magnanimi diventa molto più difficile”. Con tono fermo e una gestualità sobria e accattivante l’ex inviata del Tg2 afferma preoccupata “abbiamo smarrito anche il concetto di diverso, ora si parla di estranei, come se ci riferissimo a persone senza volto, che non hanno storia, e non hanno vita, e per questo sono da considerarsi massa, nell’accezione più vergognosa del termine. In queste settimane si è fatto politica sulla pelle di persone percepite e trattate come bestiame. Non discuto la necessità di regolamentare fenomeni come l’immigrazione, ma quando parliamo di migranti illegali compiamo uno sbaglio molto grave perché li classifichiamo come criminali, e questo è inaccettabile. Ogni pelle ha un valore, e non possiamo dare per scontato che il nostro diritto alla sicurezza sia più importante del loro diritto alla vita, del loro diritto a muoversi e scappare da un futuro negato”. 

Dopo un accenno al libro “Verde e Zafferano”, incentrato sull’incontro con Ansan Su Chi, e alcuni interessanti riferimenti all’orwelliano regime birmano, la giornalista e il sacerdote si ritrovano a discutere del silenzio di organismi internazionale per prima l’Onu - che dovrebbero impedire certi scempi e tutelare i diritti umani di cui si proclamano garanti. Ma Padre Moretti con la sua voce ferma ricorda che “l’Onu e le altre organizzazioni non sono una specie di San Vincenzo internazionale, ma piuttosto rappresentano lo specchio politico di un mondo totalmente squilibrato. Ecco perché non possiamo stupirci del silenzio assordante su vicende quali quelle birmane o altre tragedie”. Il missionario comboniano critica un Nord del Mondo nel quale risiedono le cause della miseria del Sud, denuncia una Chiesa che non vive e non divulga abbastanza i valori della propria dottrina sociale, rivela una cooperazione internazionale alla ricerca di guadagni facili e convenienza politica, mettendo in guardia la platea da prospettive legate ai diritti umani che sono condannate a perdere senso di fronte alla miseria dilagante. 

Come difendersi da tutto questo? Come agire in modo giusto ed efficace in un simile contesto? La risposta dei due esperti, così diversi e così affini, sembra rimandare all’imperativo categorico del bene informarsi e del ben informare. La democrazia non è un dato scontato, bisogna difenderla, e se è vero che l’informazione dei media è pilotata e controllata, questo non è un dato al quale abituarsi, ma una realtà che deve trovarci indignati. “Non si possono buttar croci sui giornalisti – puntualizza Carmen Lasorella – Sono gli editori il vero problema, dal momento che si ritiene che quel che accade nel mondo non interessi. Se vuole far carriera il giornalista è chiamato ad adeguarsi, altrimenti paga le conseguenze delle proprie scelte”. “Ma informarsi è possibile, ed è Internet la risposta – concordano i due. La blogosfera e il mondo dell’informazione on line sembrano rappresentare in questa prospettiva una speranza ancora intatta di democrazia e pluralismo, anche se non sono immuni dal rischio della cattiva informazione. Dal web è possibile fare breccia e aprire finestre sul mondo, suscitando indignazione, alla quale deve seguire un’azione consapevole, che ubbidisca all’invito corale - proveniente dal palco del Dadà – ad agire bene, lavorando in rete, creando progetti capaci di dare sviluppo, che coinvolgano diverse organizzazioni  coordinando gli sforzi e migliorando la realtà.