Il Rapporto Annuale di Amnesty International analizza la situazione dei diritti umani in 157 paesi e territori che si è presentata agli occhi del mondo intero nell'arco dell'anno precedente alla pubblicazione. Il rapporto è stato presentato a Londra, Roma e in altre capitali del mondo e denuncia chiaramente una grave crisi sociale, politica ed economica mondiale che si riflette prepotentemente in una crisi dei diritti umani.
Tra gli esempi più evidenti di queste mancanze Amnesty cita prima di tutto la negazione alle comunità indigene del diritto fondamentale a una vita dignitosa, nonostante la crescita economica in paesi come Brasile, Messico e India. Quindi prosegue denunciando gli sgomberi forzati di centinaia di migliaia di persone da insediamenti abitativi precari o terreni agricoli in nome dello sviluppo economico ed il vertiginoso aumento dei prezzi che ha provocato altra fame e altre malattie e che in paesi come Corea del Nord, Myanmar e Zimbabwe viene usato come vera e propria arma politica. Uno sguardo alla situazione delle donne evidenzia il persistere della violenza e della discriminazione nei loro confronti. Considerando poi la situazione migratoria si evince come l'Europa abbia adottato politiche troppo restrittive in collaborazione con governi come Mauritania, Marocco e Libia. Le responsabilità dei governi in paesi come Tunisia ed Egitto è lampante nelle loro azioni di censura e repressione violenta contro le azioni di protesta nei confronti di una situazione economica insostenibile. In altri paesi come la Cina e la Russia l'apertura dei mercati non è corrisposta ad un'apertura della società. Attivisti per i diritti umani, giornalisti, avvocati, sindacalisti sono stati intimiditi, minacciati, aggrediti, incriminati o uccisi in ogni parte del mondo.
Mentre si concentrano sui tentativi di rianimare l'economia globale, i leader del mondo trascurano quei conflitti mortali che producono violazioni dei diritti umani di massa. Dure critiche sono infatti evidenziate nel considerare i principali paesi del pianeta, i componenti del G20, che in tema di diritti umani dimostrano di avere un approccio vecchio e fallimentare fatto di violazioni, retorica priva di azione e copertura politica di chi viola le norme. E' comunque indubbiamente apprezzata la decisione del presidente Obama di chiudere Guantánamo e denunciare la tortura. Assumersi la responsabilità per quanto accaduto nella 'guerra al terrore' e chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni dei diritti umani non può che accrescere la sicurezza globale e l'autorità morale degli Stati Uniti.
Sottolineando come la crisi economica abbia creato un urgente bisogno di cambiamento Amnesty International presenta una nuova campagna internazionale che intende affrontare e fermare le violazioni dei diritti umani. In Italia, la campagna si chiamerà "Io pretendo dignità". La dignità è elemento centrale di questa nuova campagna. Essa rappresenta il primo dei diritti umani ed è continuamente erosa dalla privazione, dalla disuguaglianza, dall'insicurezza e dall'oppressione derivanti dalla disastrosa condizione economica della maggior parte dei paesi del mondo. Amnesty ed i suoi maggiori rappresentanti mondiali pretendono dignità per i prigionieri della povertà, affinché possano cambiare la loro vita e rappresentino il centro delle soluzioni per contrastare la povertà e per restituire la dignità a ogni essere umano.
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