"Il paese di Saimir", storia di una morte invisibile

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"Il paese di Saimir" (Ed. Verde Nero) è il nuovo libro di Valerio Varesi, giornalista e scrittore amante del genere noir. E' un racconto e, come tutti i racconti, ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è da considerarsi puramente casuale. Casuale, ma non troppo, considerando che Saimir, il protagonista del libro, potrebbe chiamarsi in mille altri modi, ma rimarrebbe pur sempre un manovale diciasettenne immigrato.

Un irregolare, un clandestino, un "invisibile" come ce ne sono tanti. La sua storia, il suo "mondo" non è tanto diverso da quello di molti stranieri che lavorano nei cantieri delle nostre città, sfruttati e relegati a vivere nel "sommerso", ai margini, tra l'indifferenza della gente. Fino a quando succede qualcosa, qualcosa di grave: incidente sul lavoro. Una mezza casa gli crolla addosso e la sua fine è già segnata. Gravemente ferito si nasconde perchè non a tutti è permesso di curarsi. Una tra le tante vicende ascoltate spesso al telegiornale, o forse solo sentite in sottofondo come rumore che è talmente consueto da non riuscire più a infastidire. La storia infelicemente attuale di una morte bianca. Talmente bianca da diventare quasi trasparente e passare inosservata, in un mondo, dove pare essere dato per assodato che non a tutti gli esseri umani è concesso il diritto a vivere.Un libro-denuncia che con lo stile intrigante del noir, ci invita a riflettere, ad aprire gli occhi, a prestare una più vera attenzione a ciò che succede di fronte ai nostri occhi.

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