L'esperienza dell'atelier occupato Bartleby in via Capo di Lucca 30 prosegue le sue iniziative raccogliendo il sostegno via via sempre più numeroso di artisti, intellettuali e docenti universitari.I due appelli con cui Bartleby aveva dato il via all'occupazione, mirati a riportare l'attenzione sullo stato di emergenza nel quale versa oggi l'Università, in particolare quella di Bologna, hanno riscosso un successo inatteso perfino dagli occupanti e dalle occupanti di via Capo di Lucca 30.
Bartleby noto personaggio del romanzo di Melville, proverbiale per la sua espressione di diniego ("I would prefer not to...") è stato scelto dal collettivo quale simbolo di dissenso riguardo la direzione delle riforme che stanno coinvolgendo l'attuale Università. Riforme spesso altisonanti nei nomi, e nel migliore dei casi prive di sostanza concreta, cioè quando non si siano rivelate delle vere e proprie manovre per tagliare fondi ad un settore come quello dell'istruzione e della ricerca che invece rappresenta la sola possibilità di salvezza in tempi di crisi.
Da uno stralcio dell'appello originale si può evincere il progetto che Bartleby sta perseguendo: "I seminari di autoformazione riconosciuti in crediti dalle facoltà, le lezioni in piazza, la didattica utilizzata come terreno di sperimentazione di nuove tecniche di comprensione del mondo, in una fase caratterizzata da una crisi radicale che investe pienamente la nostra università, aggravata dai tragici ddl di Gelmini, Tremonti e Brunetta: a partire dall'ottobre dello scorso anno queste esperienze si sono moltiplicate, provando a restituire un senso a quell'università che ormai da troppi anni sembrava subire passivamente processi di riforma e/o controriforma il cui senso rimaneva oscuro ai più.
In questa situazione, l'uso che Bartleby intende fare degli spazi di Via Capo di Lucca 30, caratterizzato da iniziative di alto profilo culturale, che coinvolgono profondamente il tessuto artistico e relazionale di questa città, ci sembra una straordinaria occasione di confronto e crescita per l'intera comunità universitaria e culturale, contribuendo al contempo a rompere i confini sempre più incerti che separano quest'ultima dalla realtà cittadina".
Questo accorato appello ad oggi ha ricevuto la sottoscrizione di un buon numero di docenti di tutte le facoltà dell'Alma Mater e di esponenti della cultura bolognese e italiana quali Carlo Lucarelli, Stefano Benni, Wu Ming, Valerio Evangelisti, Stefano Tassinari e Carlo Cavazzoni.
Lo spazio aperto ai visitatori e agli studenti, nei sei giorni di apertura ha visto passare oltre a universitari, ricercatori e precari anche artisti come Paolo Nori, Emidio Clementi e i musicisti del Teatro Comunale che hanno contribuito ad arricchire un programma ambizioso e, come scritto dal collettivo, di "alto profilo culturale". Nei prossimi giorni è prevista inoltre, negli stessi locali, la presenza di Wu Ming 2 (mercoledì 1 aprile) con il reading "Pontiac" e di Carlo Lucarelli nel fine settimana.