Daniele Corticelli, presidente dell'associazione Il Metrò che vorrei ed esponente della lista civica La tua Bologna, accoglie con scetticismo il varo del progetto Civis. Il progetto, sostiene, è insufficiente a soddisfare i bisogni della mobilità bolognese e per molti versi aggraverà i problemi già esistenti. La sua proposta è di integrare la rete Civis con il trasporto metropolitano, un mezzo più veloce ed efficiente.
C'è una differenza tra i motivi di opposizione al Civis addotti dal comitato Mazzini-Emilia Levante e i vostri?
Il nostro no a questo Civis scaturisce dall'impronta che Zamboni sta dando alla mobilità di Bologna. Un'impronta in netto contrasto con quella della giunta precedente. Nella fattispecie dell'originario progetto Civis non si è stravolto soltanto il tracciato, bensì finanche la concezione del mezzo. Esso inizialmente era stato pensato come un filobus o un autobus moderno, adesso invece con frequenze triplicate e sedi dedicate, può considerarsi a tutti gli effetti come una metropolitana di superficie. Va da sé che questo determinerà delle conseguenze negative.
Possiamo fare un esempio di queste conseguenze?
La prima conseguenza consiste nella congestione del traffico sulle vie parallele e perpendicolari a quelle di transito del Civis. Ad esempio su via Mazzini e via Emilia Levante correranno ben tre linee Civis con frequenze di circa quattro minuti tra vettura e vettura. In virtù del sistema che chiama automaticamente il verde al passaggio di questo tram su gomma, esso godrà di tutte le precedenze concedendo alle strade che si immettono nella grande arteria finestre semaforiche brevissime. Pertanto l'effetto sulle strade limitrofe sarà di difficoltà di immissione oltre al rischio di code e paralisi.
Nondimeno sul piano dei lavori il dato che emerge dalla gestione dei cantieri di San Lazzaro appare quantomeno preoccupante agli occhi dei cittadini e tutto sommato funge da specchio di tutti i problemi preesistenti e che hanno minato il progetto fin dai suoi primi passi.
Quali erano i problemi già esistenti?
Il problema alla base del Civis è stato di non aver svolto preventivamente un'adeguata informazione verso i cittadini. Perciò è accaduto che all'avvio dei lavori la gente si è trovata ignara dinanzi al fatto compiuto: cantieri sotto casa, ruspe, e un accavallarsi di voci approssimative su quel che sarebbe accaduto. Naturalmente si è scatenato l'allarme generale. Inoltre alla richiesta di delucidazioni avanzate dai cittadini non è coincisa una altrettanto sollecita risposta. A due mesi dall'inizio del primo cantiere siamo stati i primi a fornire sul nostro sito web (www.ilmetrochevorrei.it ndr) il piano completo del Civis: non è che l'ultima omissione gravissima da parte del Comune e dell'Atc che, in qualità di responsabili del progetto, avrebbero dovuto pubblicare per primi sui siti internet e mediante i loro canali queste informazioni.
Il Civis ha dei lati positivi?
Certamente. Il Civis è indiscutibilmente l'autobus del futuro. Un filobus completamente ecologico e iper-tecnologizzato, in grado di soppiantare forse in via definitiva gli attuali "bisonti" a due vetture, peraltro altamente inquinanti. Inoltre, si tratta di un mezzo che garantisce piena accessibilità ai disabili, come è stato più volte ricordato.
La cosa che gli si può rimproverare è che su un piano di mobilità complessiva, nella scala cittadina, esso sarà sicuramente insufficiente da solo. Per questa ragione la nostra proposta era e rimane di integrarlo ad una rete di trasporto metropolitana.
In che cosa consiste la vostra proposta?
Il nostro progetto è una metropolitana per Bologna: estesa, veloce ed efficiente. Si tratterebbe di un'opera con un piano di sostenibilità proprio sia dal punto di vista ambientale che da quello economico. Lo studio che vi è dietro lo abbiamo reso pubblico e deriva direttamente dall'esperienza che questo Comune ha fatto per anni; infatti il progetto di metropolitana è un progetto in nuce da parecchio tempo. A tal proposito il riscontro positivo più importante ci è giunto da Ferrovial, la quale oltre a scrivere a noi ha scritto anche all'assessore Zamboni dichiarandosi interessata. Il Gruppo Ferrovial è nono al mondo per realizzazioni di infrastrutture di questo tipo: metropolitane, aeroporti ecc..
Purtroppo però nonostante le premesse non è prevalsa l'intenzione di approfondire il discorso ed io credo che sotto vi sia una ragione sostanzialmente politica.
In che senso politica?
Nel senso che l'attuale amministrazione ha inteso proseguire su di una rotta fissa, puntando esclusivamente sulla propria metrotranvia senza prendere in considerazione progetti che venissero da un'altra parte politica. Si tratta di un modo di pensare dannoso; e questo non perché il metrò lo proponga Corticelli, piuttosto perché se c'è un'azienda come Ferrovial interessata a realizzarlo...
Il metrò darebbe accesso ai disabili?
Il metrò consente l'accesso ai disabili da oltre vent'anni. Se il Civis, visto in chiave di abbattimento delle barriere architettoniche rappresenta una novità rispetto ai normali autobus, le vetture metropolitane al contrario si servono di un sistema ampiamente collaudato. Già la prima, in funzione a Torino, era fruibile da persone con disabilità motoria.
Ritiene ci siano ancora margini per realizzare il "metrò che vorrei"?
E' sicuro che ci stiamo impegnando per realizzarlo. Dopo una prima fase partita un anno e mezzo fa, il sindaco ha deciso di chiudere il dialogo. Da allora non sono mai stati aperti tavoli di confronto, e questo nonostante la nostra iniziativa abbia trovato molte adesioni.
Dal punto di vista giuridico, dopo due quesiti e due bocciature da parte del garante, la battaglia continuerà in sede legale con il ricorso al Tar. Politicamente, grazie alla promozione del Referendum Day stiamo portando avanti la pratica di un referendum consultivo autogestito: una procedura costosa, autofinanziata dai cittadini, per poter esprimere il proprio parere su una materia così importante - la mobilità e il metrò - che riguarda il futuro della nostra città.
Tornando al Civis: l'impressione che si ha, nei motivi di opposizione a questo progetto, è che da una parte si voglia una città meno inquinata, ma che di fatto nessuno sappia rinunciare all'auto. Non è che per il cittadino medio in fondo la questione cosiddetta di "mobilità sostenibile" (ecologia e maggiore accessibilità del bus) venga in subordine rispetto alla comodità personale dell'auto?
Secondo me è questo il punto culturale. Siamo tutti d'accordo che andrebbero raggiunti degli obiettivi sotto il profilo ambientale, però dobbiamo anche renderci conto della realtà. L'esigenza di mobilità delle persone e il grado minimo di libertà che esse pretendono resta alto. Il Civis poi sarebbe un'alternativa all'autobus che inquina, non all'auto. Chi oggi usa l'automobile non andrà certamente in Civis. La metropolitana al contrario potrebbe intercettare parte del traffico privato, perché ha una rete più estesa e una velocità superiore.
Ad esempio, i quattro o talvolta cinque spostamenti che io compio di routine quotidianamente dovrò comunque compierli, con qualsiasi mezzo scelga di farli. Questo fa parte della vita delle persone, ed è qui che interviene l'esigenza di dare una impostazione efficace ai piani di mobilità.
In che modo, quindi?
Si dovrebbero avvicinare le persone ai mezzi ecologici attraverso una politica della convenienza. Affinché il servizio pubblico sia appetibile per un verso o per l'altro: o perché più veloce, o perché più economico. Sebbene l'auto costi denaro per benzina e sosta, tempo, stress ecc., i cittadini continuano in larga parte a servirsene. Evidentemente non sono disponibili a cambiare quattro autobus per raggiungere una destinazione e tornare, perché costa loro troppo tempo.
Teniamo presente, infatti, che oggi Atc rispetto alla domanda
complessiva su un campione di 100 cittadini che si spostano ne
intercetta 15; ora resterebbe da capire come raccogliere gli altri 85.