L'associazionismo a favore delle donne migranti nel progetto "Intrecci"

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Una sala gremita di pubblico, per la maggior parte femminile, ha accolto presso la sede della regione Emilia Romagna a Bologna, l’interessante seminario organizzato dall’Associazione di Volontariato “Il Ventaglio” dedicato all’associazionismo a favore delle donne migranti nel territorio regionale. L’occasione si presenta come punto d’arrivo per il progetto “Intrecci”, iniziativa realizzata dai volontari dell’associazione con il contributo della regione Emilia Romagna al fine di creare una rete di associazioni di donne migranti e italiane sull’intero territorio regionale.

L’incontro si mostra anche e soprattutto come punto di partenza nella creazione e nel mantenimento di una stretta collaborazione tra le diverse realtà associative, l’avvalersi di una vera e propria rete di assistenza e cooperazione diventa infatti l’unico strumento di sopravvivenza per superare un isolamento sempre più dilagante. Un associazionismo autonomo, attivo e pratico permette di costruire veri e propri ponti tra cittadini, in questo caso a beneficiarne sono due fasce sociali notoriamente deboli, l’immigrato e la donna.
Il primo, prima di essere etichettato come immigrato, è un essere umano  che viene sradicato dal proprio territorio. In questo modo egli deve ricostruire la propria identità, i rapporti significativi pubblici e privati che erano in suo possesso nel proprio luogo d’origine, devono essere ricreati, è un vero e proprio viaggio sociale verso l’ignoto, il nuovo, il cambiamento. Essere donna, anche in un paese civile come l’Italia, accresce il senso di smarrimento imposto dalla condizione d’immigrato, la debolezza di genere si mescola all’intolleranza ed alla chiusura sociale della collettività, i pericoli e le disuguaglianze aumentano in maniera esponenziale se affianchiamo alla figura della donna anche la condizione di estraneità ed esclusione dell’immigrato.

Si rivela, quindi, quantomeno prezioso fare il punto della situazione sugli strumenti a disposizione di queste fasce più deboli. Effettuare un vero e proprio censimento delle associazioni femminili che operano in favore delle donne immigrate ponendo queste realtà in contatto tra loro permette di operare seriamente affinché si possa affrontare realmente un preciso e concreto processo di integrazione.
Il lavoro di mappatura ha inizio con lo stilare una carta d’identità delle associazioni presenti sul territorio regionale attraverso un questionario in cui specificare la composizione associativa, l’origine e l’operato in corso, l’insediamento sul territorio, gli aspetti giuridici, i finanziamenti a disposizione ed un’opinione sulla creazione di una rete di collaborazione che il progetto “Intrecci” promuove. Il primo dato lampante è una fortissima presenza di associazionismo nella regione Emilia Romagna, requisito fondamentale per poter effettuare una prima scrematura risulta quindi il possesso un regolare statuto per poter escludere i gruppi informali comunque sottoposti a questionario ed ascoltati. Sono stati quindi raccolti i dati di 68 associazioni comprendenti un numero medio di 76 soci; è rilevante in questo caso annotare che un terzo delle associazioni conta un numero di soci modesto, buona parte delle organizzazioni può contare quindi su un numero limitato di capitale umano influendo negativamente sulle reali capacità operative di tali enti per un impegno consolidato e continuato nel tempo.
Il problema più importante che traspare dall’incontro nella sede regionale di via Aldo Moro è infatti la necessità di tenere in vita queste realtà associative, cogliendo gli aspetti costruttivi del progetto “Intrecci” attraverso la valorizzazione della promozione, dell’auto organizzazione e soprattutto la capacità di guardare a progetti condivisi da parte delle diverse associazioni. E’ noto come specialmente negli ultimi tempi è in corso un’amplificazione costante degli effetti negativi dei flussi migratori, la politica odierna fonda la propria opinione pubblica sulla paura, su una percezione distorta della realtà in cui si sottolineano i pur presenti episodi spiacevoli affossando le positive opportunità d’integrazione e convivenza che le associazioni  promuovono.

È importante sottolineare l’operato e la concretezza di queste organizzazioni, i principali settori d’attività vanno dall’animazione interculturale e quindi l’organizzazione di eventi in cui fondere le diverse culture, alla formazione linguistica delle donne immigrate. Un terzo delle associazioni fungono da sportello informativo comprendente diverse mansioni, orientamento sul territorio in rapporto ai diritti e doveri previsti, assistenza legale e psicologica. E’importante l’attività di alcune organizzazioni che mettono a disposizione un sostegno alla maternità, tale attività mette in diretto contatto le difficoltà dell’essere donna e lo smarrimento di doverle affrontare in un territorio sconosciuto e non sempre disposto all’ospitalità. Anche l’inserimento lavorativo, attraverso l’organizzazione di corsi formativi professionali, permette di garantire autonomia, emancipazione ed integrazione. Alcune di queste associazioni forniscono infatti un’occasione di informazione sul tema lavoro, in particolare sulla discriminazione di genere che in questo caso diventa doppia se consideriamo anche l’aspetto razziale. La scarsa conoscenza da parte delle lavoratrici straniere dei diritti nel mondo del lavoro è un problema diffuso e radicato, esso è affiancato e rafforzato da un problema di conciliazione, di mancanza dei rapporti amicali, di orari compatibili coi bisogni sociali delle lavoratrici, dalla considerazione, anche e soprattutto sul posto di lavoro, dell’immigrato come capro espiatorio per le proprie difficoltà personali. Una solida rete associativa permette alla lavoratrice immigrata un confronto fondato sulla fiducia potendo contare in questo modo su un referente principale e formale per le richieste e i problemi a cui una lavoratrice immigrata va incontro.

La presentazione di una mappatura accurata delle associazioni che si occupano di donne immigrate e soprattutto l’incontro fisico di tali realtà segna un punto di riferimento dal quale creare un interesse non solo locale a questa questione. Il costituirsi di una collaborazione duratura tra le diverse realtà associative presenti sul territorio può solo rinsaldare e rafforzare quella rete di accoglienza ed informazione avente come fine ultimo la concreta integrazione del tessuto sociale femminile migrante. La necessità di valorizzare e tutelare tali organizzazioni nasce anche dalla stretta connessione tra le problematiche della donna migrante e la conseguente integrazione civile e sociale delle seconde generazioni. La realtà delle madri immigrate e la consapevolezza che esse genereranno nuovi individui che dovranno confrontarsi con la ricostruzione della propria identità sociale, rappresenta l’anello di congiunzione di questo incontro con l’obiettivo condiviso di una rete d’accoglienza su territorio nazionale al fine di costruire un’integrazione totale e produttiva nei confronti non solo delle comunità straniere ma anche della società civile italiana. 

Per l'elenco delle associazioni presenti sul territorio regionale: Emilia Romagna Sociale