Leggere di Bologna da una prospettiva più ampia, non schiacciati dall'informazione quotidiana proposta dai giornali locali, che parla di sicurezza solo per fatti di cronaca generando ulteriore insicurezza o di urbanistica solo in occasione dell'inaugurazione di un nuovo centro commerciale. Capire le trasformazioni della città leggendo non solo l'editoriale di 3 mila battute del responsabile di redazione. Questo è quanto ci offre lo speciale dedicato dalla rivista "Lo straniero" nel numero di dicembre (lo potete trovare nella libreria Feltrinelli in piazza Ravegnana) scritto da "Piano B", un "collettivo d'inchiesta" (come si autodefiniscono) nato nel 2006 a Bologna e che riunisce persone di professionalità diversa (operatori sociali, giornalisti, ricercatori, maestri...).
Negli articoli vengono messi in discussione alcuni luoghi comuni della città felsinea come luogo del buongoverno di sinistra, come città accogliente e solidale, dai servizi sociali efficienti, dai piani regolatori che rispettano sia l'uomo che l'ambiente, città che vede il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini. Bologna è oramai una città come le altre, solamente una delle più ricche, dove lo sviluppo continuo non fa che aumentare certi problemi come quelli dell'inquinamento, della mobilità e tutti i problemi di convivenza generati dall'afflusso crescente di persone che scelgono di vivere in città (persone che provengono dal sud Italia e dall'Europa dell'est, dall'Africa...).
Il tema maggiormente trattato riguarda lo sviluppo urbano della città e delle profonde trasformazioni che stanno investendo alcune sue parti, soprattutto la Bolognina e Santa Viola, zone che hanno visto la chiusura delle tradizionali zone industriali cittadine e la loro riconversione in centri commerciali, zone residenziali che vedono il coinvolgimento di precisi interessi economici a scapito della partecipazione della cittadinanza, a svantaggio quindi di uno sviluppo urbano attento alle esigenze di socializzazione e relazioni non basate unicamente sul momento del consumo.
Un altro interessante articolo invece riguarda i servizi sociali e il terzo settore bolognese sempre più coinvolto nella gestione dei servizi e che si trova nella difficile posizione di mediare tra i propri interessi economici (è il caso delle cooperative sociali vere e proprie imprese che operano in un mercato specializzato) e una visione di intervento sociale che non si appiattisca nel dato tecnico ma che sappia proporre anche qualcosa di nuovo, magari direttamente sul campo, a contatto con le nuove forme di povertà (e di poveri).
Sull'intero discorso fa da sfondo un tema, uno solo, quello della sicurezza, o meglio dell'insicurezza percepita (e non quella vera), che porta poi un sindaco di centro sinistra a sgomberare i campi dei rom-rumeni lungo il fiume Reno, che porta alla formazione di ronde cittadine, che porta anche nei ceti popolari e operai delle idee che prima erano lontani anni luce da quel tipo di cultura, come quella dello straniero che è diverso ed è un nemico.