Con una dichiarazione pubblica Paolo Beni - presidente nazionale Arci - affronta le accuse comparse sulle pagine della testata in cui vengono presi di mira i circoli Arci e soprattutto "Il grande affare" economico che si celerebbe dietro la grande rete di associazioni. Secondo la tesi de Il Giornale, infatti, "la rete dei circoli Arci non è altro che un sistema di esercizi commerciali camuffati, in cui si nasconderebbe - all'ombra delle agevolazioni previste per l'associazionismo di promozione sociale - un consistente fenomeno di evasione fiscale, e finanche una vera e propria questione morale, in virtù di pratiche eticamente discutibili celate sotto la facciata della cultura e della solidarietà".
"Siamo indignati, non possiamo tollerare un'opera di disinformazione così palesemente smaccata e pretestuosa" - risponde alle accuse Beni che "rispolvera" per l'occasione la legge 383 del 2000 in cui viene riconosciuto "il grande valore pubblico dell'associazionismo di promozione sociale e ne vengono tutelate le attività". "Nel variegato mondo delle associazioni - continua il presidente - l'Arci è universalmente riconosciuta come uno dei soggetti più seri ed autorevoli: sono centinaia gli Enti Locali, con amministrazioni di destra o di centrosinistra, che con l'Arci collaborano quotidianamente e che hanno nei nostri circoli altrettanti partner preziosi per costruire legami sociali, rafforzare la cultura della convivenza e del bene comune, promuovere partecipazione e cittadinanza consapevole".
Il problema, secondo Beni, risiede nell'assenza di adeguati strumenti legislativi e regole chiare "per smascherare gli immancabili furbi e tutelare, valorizzare e incentivare la qualità sociale dell'autentico associazionismo". "Sicuramente non è con misure come quelle previste dal governo con l'articolo 30 del DL 185/08 che si affrontano questi problemi. Prevedere per le associazioni obblighi fiscali assolutamente insostenibili, soprattutto per le realtà più piccole e polverizzate, non serve a scovare e perseguire l'abusivismo, ma a fare di tutta l'erba un fascio".
"Per questa strada si finisce anche per mettere in discussione la stessa libertà di associazione - conclude Il presidente nazionale Arci - e con essa un diritto fondamentale garantito dalla nostra Carta Costituzionale. Verrebbe da pensare che sia proprio la cittadinanza attiva, la partecipazione, la responsabilità e la capacità critica dei cittadini ciò che si vuole devitalizzare. L'Italia non merita di veder mortificato un patrimonio così ricco di energie civili e sociali".