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Intervista a Fabian Lang, mediatore interculturale

Fabian Lang, mediatore interculturale, presidente dell'Associazione culturale "Harambe" e dell'Associazione interculturale "Universo". Entrambe si occupano di integrazione, fornendo agli immigrati aiuto e conforto, dai corsi di lingua, a varie iniziative volte a promuovere il tema della conoscenza tra stranieri e cittadini italiani.

Come funziona ad oggi l'integrazione degli studenti stranieri nella scuola italiana? Qual è la legislazione vigente in materia? Cosa manca e cosa bisogna cambiare?
Negli ultimi anni, visto l'aumento dei ragazzi stranieri, si è avuta una maggiore attenzione a riguardo. Sul piano normativo, però, si avverte una certa mancanza, e tutto è stato lasciato al buon senso e all'impegno degli insegnanti. Ci sarebbe sicuramente bisogno di muoversi, ma non nel modo in cui sta facendo l'attuale governo, in quanto io credo che la politica che si sta adottando porti ad aumentare le differenze e non a colmarle.

Perché le cosiddette classi ponte per gli studenti stranieri non sono un provvedimento adeguato a suo parere?
Perché rappresentano un'ulteriore forma di alienazione. Il miglior modo possibile per favorire l'integrazione è vivere a contatto con gli altri, e come gli altri. Vivere all'interno della società ospitante accelera il processo di integrazione, ma formare delle classi in cui gli stranieri vengono di fatto separati dagli altri, crea emarginazione e non è certo di aiuto per nessuno. Le classi miste sono la migliore soluzione, semmai bisognerebbe integrarle con progetti particolari per gli stranieri, di lingua, di accoglienza ecc... Questo provvedimento è stato pensato senza la conoscenza reale della situazione e senza discuterne prima con chi in questa situazione ci lavora e vive.

Oltre alle difficoltà linguistiche quali sono gli altri principali ostacoli che uno studente straniero incontra nel suo percorso di integrazione scolastica? In che modo la figura del mediatore è d'aiuto?
Oltre alla lingua, forti difficoltà si avvertono per quanto riguarda i riferimenti culturali, o meglio, il cambiamento di questi. La scuola africana è molto diversa da quella italiana. La figura dell'insegnante, ad esempio è molto più autorevole ed austera. In Africa viene concessa meno libertà allo studente, ma anche meno responsabilità. In Italia invece, e giustamente, lo studente è il primo responsabile di se stesso nella scuola e rispetto al suo percorso di studi. Il rischio è che lo studente straniero che si trova catapultato in questa visione diversa, possa sentirsi libero di abbandonarsi al lassismo. Può anche accadere che questa maggiore elasticità venga interpretata come un'assenza di regole. Bisogna invece spiegare che, naturalmente, non è così, puntare sulle differenze culturali. Ti assicuro che quando un ragazzo straniero riesce a capire l'importanza di ciò che gli viene offerto, ne fa tesoro. Allo stesso modo bisogna spiegare ai ragazzi italiani che la società italiana è questa e che l'immigrazione è un processo insito nella natura umana e non la si può bloccare, come invece qualcuno crede di poter fare.

Spesso questi ragazzi provengono da una situazione familiare disagiata. Ritiene opportuno l'inserimento delle famiglie all'interno del processo di integrazione? Soprattutto, lo ritiene possibile?
Certo che è possibile, anche se con qualche difficoltà a volte. In generale cerchiamo sempre di coinvolgere le famiglie, anche perché molti ragazzi che vengono a scuola da noi sono spinti a farlo proprio dalla famiglia. Cerchiamo di rendere partecipi i genitori della vita scolastica del figlio. Devo dire che anche da parte loro c'è un buon interesse. Solitamente i ragazzi immigrati provenienti da situazioni familiari disagiate credono che la scuola sia un qualcosa ad appannaggio degli italiani e bisogna invece spiegare loro che hanno pari opportunità.

Chi è a favore di questo provvedimento lo descrive come una forma di "discriminazione transitoria positiva". Che ne pensa?
Non lo è. Una discriminazione positiva avviene all'interno della classe mista. Come? Dando maggiore attenzione agli studenti stranieri, aiutandoli nel loro percorso.
Se voglio fare una forma di discriminazione positiva nei riguardi dei diversamente abili che vogliono andare allo stadio ad esempio, organizzerò la struttura in modo che possa accogliere queste persone. Installerò scivoli, ascensori adatti ecc..., non costruirò uno stadio esclusivamente per loro separandoli dal resto della società.

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