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Intervista a Miriam Traversi, responsabile CDLei Bologna


L'intervista che segue è stata rivolta a Miriam Traversi, responsabile del CDLei Bologna. Il CDLei, centro di documentazione per stranieri, da anni si occupa di istruzione e inclusione, due temi cardine in relazione al disegno di legge sulle classi ponte.


Qual è il supporto che il CDLei ha fornito in questi anni al fine di favorire l'inserimento dei ragazzi stranieri a scuola?
Dal 1991, il CDLei, primo Centro pubblico di Documentazione e Laboratorio per un'Educazione Interculturale in Italia, ha supportato gli insegnanti attraverso corsi di formazione, informazioni sulla normativa, anche tradotti in più lingue per le famiglie, consulenza e documentazione sui progetti da avviare e su quelli realizzati dalle scuole. Inoltre offre un servizio di biblioteca multiculturale con la consultazione e il prestito.

Tra gli operatori scolastici, i mediatori culturali e i pedagogisti esiste oggi una preoccupazione condivisa riguardo alle classi ponte, oppure alcuni gruppi di esperti e di operatori scolastici oggi riconoscono comunque a questo disegno di legge una qualche dignità pedagogica?
Purtroppo non mancheranno dirigenti e insegnanti che penseranno alle classi ponte come ad una soluzione e tuttavia oggi la maggioranza degli operatori della scuola e degli esperti non solo esprime preoccupazione, ma spiega anche perché le classi ponte sarebbero discriminatorie e comunque inefficaci da un punto di vista tecnico e linguistico. Infatti la mancanza di comunicazione fra pari renderebbe più difficile imparare la lingua della comunicazione e della socializzazione. La lingua delle discipline richiede anni di apprendimento e non potrebbe certo essere appresa nella fase delle classi ponte.

Una delle argomentazioni ricorrenti nel documento che il CDLei ha prodotto contro il disegno di legge delle classi ponte è pregiudiziale verso criteri che intendano differenziare la partecipazione scolastica dei ragazzi stranieri che non conoscono a sufficienza l'italiano, in questo caso escludendoli dalle classi ordinarie. Ciò significa che l'attuale stato delle cose, per quanto riguarda l'integrazione e il valore della didattica, può ritenersi soddisfacente?
Non del tutto. Occorre soprattutto estendere e diffondere le buone prassi a tutte le scuole. In molte scuole (a Bologna anche grazie al nostro continuo supporto) vengono realizzati corsi di lingua italiana a più livelli, prescolastici, durante tutto l'anno e estivi, sia con alfabetizzatrici esterne sia con insegnanti in servizio, frequentati da allievi/e stranieri neo arrivati o con una conoscenza limitata della lingua seconda. Gli stessi allievi sono regolarmente iscritti nella classe ordinaria e frequentano i corsi o in orario extrascolastico o, inizialmente, escono dalla classe nelle ore di alcune discipline. Questa realtà si può definire "a macchia di leopardo", in quanto , accanto a scuole molto attive e attente, ci sono scuole meno "attrezzate" e questo vale per tutto il territorio nazionale.

 

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