L'ecomafia in Emilia Romagna

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"L'Emilia Romagna sta diventando la ‘Gomorra' del Nord". Questa la denuncia della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), citata nel Rapporto Ecomafia 2008 di Legambiente: quasi 9000 casi di illegalità ambientale sono stati infatti accertati in territorio emiliano negli ultimi dieci anni (1998/2008).

Il rapporto è stato presentato lo scorso 17 novembre a Bologna: è emerso un preoccupante coinvolgimento della criminalità organizzata soprattutto nel traffico illecito di rifiuti e nel cosiddetto "ciclo del cemento". Quest'ultimo nel 2007 ha registrato quasi un raddoppio delle infrazioni, raggiungendo quota 263. Si tratta non solo di abusivismo, cementificazione selvaggia del territorio, escavazioni non autorizzate, finti restauri e aumenti di cubature ma anche di una vera e propria infiltrazione criminale negli appalti per la costruzione di opere pubbliche.

Note dolenti anche per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti: con 260 infrazioni accertate dalle forze dell'ordine l'Emilia Romagna si conferma consolidata base operativa di traffici illeciti di scorie tossiche e nodo strategico per i trafficanti di veleni di ogni parte d'Italia. Un esempio su tutti: nel luglio del 2007 l'operazione "Pseudo Compost" coordinata dalla procura di Bologna ha permesso di accertare l'illegale smaltimento di 800mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi. I rifiuti, dopo essere stati riclassificati o miscelati ad altre tipologie, venivano smaltiti in discariche non autorizzate della regione o addirittura utilizzati come pseudo-compost su campi destinati alla coltivazione, con conseguente contaminazione delle falde acquifere e dei terreni agricoli e quindi avvelenamento dei consumatori.

La gravità del fenomeno ecomafioso in Emilia è provato ancora dal fatto che il 5,4% delle inchieste dal 2002 al 2008 per il "delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti" introdotto dal "Decreto Ronchi" e ora art. 260 del Codice Ambiente, riguarda l'Emilia Romagna con 6 inchieste delle procure di Forlì-Cesena, Modena e Bologna. Da queste città sono anche partiti o transitati verso altre aree del paese ben 18 procedimenti.

Come si legge nel Rapporto, si crea dunque "l'urgenza di una azione dello Stato che consenta di inserire tutti i delitti ambientali nel codice penale". Inoltre, ha affermato Enrico Fontana di Legambiente, "il traffico illecito di rifiuti va sottratto dalla lista dei reati per i quali non sarà più consentito l'uso delle intercettazioni", dimostratesi invece di estrema importanza per l'individuazione dei reati. "E' in gioco", ha concluso Fontana, "la credibilità delle Istituzioni, la salute dell'ambiente e dei cittadini".

Per informazioni e approfondimenti
http://www.legambienteonline.it/emilia-romagna/menu.htm