Nairobi/ Si conclude con un'iniziativa concreta la conferenza "Risorse e conflitti in Africa"
Conclusa a Nairobi la conferenza internazionale su “Risorse e conflitti in Africa”. E dopo tre giorni di lavoro nasce “il Gruppo di Nairobi”: sarà
uno dei motori tra Africa e occidente per combattere gli stereotipi e promuovere un’informazione di pace. Con l’aiuto della società civile.
Finisce
con una concreta iniziativa di lavoro assieme la conferenza
internazionale di Nairobi su “Risorse e conflitti in Africa”. Tre
giorni di studio e formazione che hanno visto confrontarsi giornalisti
occidentali e africani, intellettuali, studiosi, politici, diplomatici,
volontari, cooperanti e religiosi dei due continenti. Una iniziativa
concreta che avrà come motore il neonato “gruppo di Nairobi”, una nuova
forma di collaborazione trasversale che cercherà di mandare avanti le
tante proposte uscite in questi tre giorni africani.
“Sono
venuto qui – ha detto Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della
pace concludendo la conferenza - perché dobbiamo superare la situazione
in cui i conflitti africani sono quelli dimenticati: siamo abituati a
pensare al Medio-oriente, all’Afghanistan poi, solo per ultimo, ai
conflitti dimenticati, a quelle guerre africane che nemmeno chiamiamo
per nome. Tutti sappiamo che ci stiamo avvicinando ad una serie di
problemi enormi: noi siamo molto piccoli, ma vogliamo ugualmente
entrare nelle zone dove ci sono questi problemi e metterci in gioco.
Noi possiamo fare qualcosa per cambiare questa situazione”.
Tanti
i punti di discussione, e altrettante le sintesi. A partire dalla
valutazione che i conflitti sulle risorse sono complessi, e che dunque
necessitano di un approccio che si muova fra la teoria e la pratica;
che l’Africa non è un corpo abbandonato, ma che fa parte del mondo
globale con tutti i problemi e le opportunità che questo comporta. Non
solo: Michael Ocheng’ direttore di Africa Peace Point ha toccato anche
altri punti di sintesi salutando i partecipanti all’iniziativa di
Nairobi, promossa, oltre che da App, anche dalla Tavola della Pace, dal
Coordinamento degli enti locali per la pace, il Premio Ilaria Alpi,
Nigrizia, la comunità Koinonia, Articolo 21, Peacelink, Vita, Ordine
dei giornalisti di Lombardia e Emilia-Romagna, Fnsi assieme ad altre
organizzazioni: “L’integrazione regionale è una pratica indispensabile
per la soluzione dei conflitti – ha continuato Ochieng’- e favorisce la
cooperazione internazionale mentre i media in Africa devono diventare
strumento di democratizzaione, in maniera socialmente responsabile: i
giornalisti devono essere informati e formati sulle dinamiche del
conflitti in atto in questo continente”. Tra le sintesi anche la
necessità che gli stati africani debbano essere ridefiniti, attraverso
riforme istituzionali, per creare un distacco netto dalle strutture
coloniali e che la società civile torni ad essere una risorsa
importante in questo processo.
“Il 10 dicembre 2007 viene
celebrato in tutto il mondo l’inizio dell’anno che ricorda il
sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti
umani che risale al 1948 – ha continuato Lotti -. Ma cosa c’è da
festeggiare? La nostra conferenza non finisce oggi, ma soltanto il 10
dicembre quando, a Kibera, il più grande slum di Nairobi, in Kenia,
ricorderemo ancora una volta assieme ai più poveri del mondo che tutti
gli esseri umani sono e devono essere uguali, e avere tutti gli stessi
diritti”.
“Il gruppo di Nairobi”, ricorda Francesco Cavalli,
vice-presidente del Coordinamento degli enti locali per la pace - nasce
per combattere l’indifferenza verso il continente africano, e sarà un
lavoro duro. Obiettivo: rimuovere gli stereotipi nell’occidente e
promuovere nuove iniziative in Africa per rendere più concreti i
progetti di collaborazione, anche sui media, in un comune impegno per
la pace. L’idea della conferenza appena conclusa era maturata durante
il World social forum di Nairobi nel gennaio del 2007. Nasceva come
proposta di Africa Peace Point e di alcune delle organizzazioni
italiane presenti al Wsf con l’intenzione di mettere in collaborazione
l’importante esperienza africana di App nell’impegno per la pace, e la
storia e la sensibilità di diverse realtà italiane che sul tema
informazione e pace, stavano già svolgendo un percorso significativo.