Genova 2001: le minacce alla democrazia e le sentenze da utilizzare

"In un paese davvero libero, quel che sta avvenendo nei tribunali genovesi sarebbe al centro della discussione pubblica; in Italia è materia per pochi addetti ai lavori".
Così scrive il 22 luglio 2008 nel suo blog Lorenzo Guadagnucci, giornalista e co-fondatore del Comitato Verità e Giustizia per Genova, nonché autore di Noi della Diaz, edito nel 2002 da Altreconomia e uscito ora in versione aggiornata.

Ogni anno, quando si avvicinano le date del 20-21 luglio, è difficile fare a meno di pensare a Genova 2001. Sono passati sette anni e anche se non è una cifra tonda, da commemorazione (10, 20...), quest'anno l'anniversario di quei giorni ha un significato in più, perché ha coinciso con la sentenza del tribunale sugli episodi che riempirono allora gli schermi televisivi, i giornali stampati e i siti internet. BandieraGialla fa informazione locale, e non si occupa strettamente di politica e di cronaca, ma Genova 2001 è nella nostra memoria di "informatori sul sociale": alcuni amici erano a Genova quell'anno, con le mani bianche alzate, e BandieraGialla era alle giornate pacifiche del Social Forum Europeo del 2002 a Firenze, quando molti paventavano che Firenze sarebbe stata "distrutta" al pari di Genova.

Molto ormai si è già scritto su tutti i quotidiani e sui siti di "controinformazione" riguardo alla sentenza per i maltrattamenti sui detenuti nella caserma di Bolzaneto, definita "scandalosa", "una beffa". Ma vogliamo comunque lanciare un'occasione di riflessione, perché, come ha commentato Lorenzo Guadagnucci, "siamo di fronte a una sentenza che ci delude ma che segna un punto importante: per la prima volta un gruppo nutrito di agenti e funzionari è condannato in tribunale per fatti gravissimi e infamanti compiuti nell'esercizio delle proprire funzioni. Il tribunale ha certificato ciò che i testimoni sostengono da anni e che i pm hanno ricostruito nei dettagli. Non è poco, e potrebbe essere la base per un'azione politica e culturale importante".

Inoltre, nella requisitoria del processo per il blitz alla scuola Diaz, i pm hanno dichiarato: "I fatti addebitati minacciano la democrazia più delle molotov lanciate durante i cortei di quei giorni". Ida Dominijanni, editorialista de "il manifesto", il 22 luglio scrive: "Posso sbagliarmi, ma a mia memoria è la prima volta che nell'aula di un tribunale si dice a chiare lettere, nella requisitoria di un pubblico ministero, che certi atti eversivi delle forze dell'ordine sono più pericolosi per l'assetto democratico dei gesti sovversivi di un movimento di contestazione [...] Non c'è bisogno di dire, dopo l'ignobile sentenza di una settimana fa sulle torture nella caserma di Bolzaneto, che nulla, ma proprio nulla ci fa sperare in una meno ignobile sentenza sulla carneficina della Diaz. Ma quelle parole della requisitoria restano, consegnate a una memoria che sta a noi, più che alle sentenze, tenere viva".
Tenere viva.

 

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